ENTRARE IN PAKISTAN CON UN CILINDRO IN TESTA …ATTRAVERSANDO LE BLINDATE TERRE DEL BALUCHISTAN

Nov 15, 2017 by nessunofermalestelle in  Blog il viaggio pakistan

PREMESSA: no, non sono cosi eccentrico da viaggiare con al posto del casco un antiquato cappello da gala, ma il cilindro in testa ce l’ho per davvero, potete credermi.

Quando si viaggia fiduciosi del proprio mezzo, sotto il casco i pensieri fluiscono liberi, spaziano ovunque, volano alti, ispirati dal paesaggio, dalle immagini, dai profumi e dal vibrare del motore.
Da ormai qualche settimana, il mio muovermi su due ruote ha cambiato forma.

Il cilindo della mia (in]fedele motoretta, perde colpi e ha subito ormai due trapianti da gruppi termici “raffazzonati” . Il grippaggio e^ sempre in agguato con il suo conseguente bloccaggio della ruota posteriore. Trovarsi a scodinzolare improvvisamente sgommando senza controllo, sperando che da dietro nessuno ti salti addosso,mette una certa dose d-ansia.
Qui il pensiero invece che scorrere libero, si concentra teso sui rumori, si controllano i giri del motore, si cerca l’empatia mental- meccanica in un gioco di intesa, di polso e di speranza. La spina dorsale rigida dall’ano alla nuca.
Il motore iraniano in queste settimane mi ha tradito più volte, ma ora forse abbiamo trovato un compromesso.. il cilindro Pinasco infatti era stato messo fuori uso tempo fa grazie ad un miscelatore avaro, o meglio inesistente, che l’obbligò a viaggiare a secco per molti km.

Con questo cilindro in testa forse mi sono perso qualcosa per strada, ma credo che anche questo faccia parte della sfida. Il mio ottimismo, a tratti, ha vacillato e la stanchezza ha preso talvolta il sopravvento. Al posto degli affascinanti palazzi degli shah da mille ed una notte alla metà del mondo e dei brulicanti bazar iraniani, ho visitato le più scalcagnate officine persiane.
Questo è il mio viaggio.

MA IN PAKISTAN CI SIAMO ARRIVATI. ECCO COME

Mattina del 13 novembre in un hotel  Zahedan – Baluchistan iraniano. Un sonno conciliante: al risveglio profumo di fresco nell-aria, con quella sensazione sulla pelle di quando sta per iniziare qualcosa. Una svolta. Un passaggio.

La preparazione dei nostri muli di ferro procede come di rito, ma una volta avviati i motori, i gestori dell-albergo ci danno lo stop.”where are you going?..wait you police escort!”
siamo emozionati..ecco la famosa scorta per il Baluchistan..ma l’eccitazione dura poco. Da qui una staffetta di scorte e check point, fino al confine Pakistano e per i tre giorni successivi attraversando tutta la regione omonima pakistana. La prima notte dormiamo nella stazione della Levies Police di Taftan, appena dopo la linea di confine.

Davanti al vicino Custom office numerose tracce di viaggiatori, anche di qualcuno che ha abbandonato la carcassa del proprio mezzo, tra i rottami anche una vecchia passat con targa italiana. Chissà quale storia potrebbe raccontare..
dietro la scrivania un funzionario, che ricorda Antonello Venditti (cosa che non riesco a non riferire al diretto interessato, con tanto di foto mostrata su google, per reazione smuove un simil sorriso dalla faccia inespressiva), mette il suo timbro sul preziosissimo carnet du passage…

Inizia la nostra traversata delle terre del Baluchistan Pakistano con Fabriz e Gisa, due ragazzi berlinesi che guidano due poderosi Gs. Agli occhi dei pakistani, i nostri piccoli sgangherati motorini scompaiono all’ombra dei BMW, per ricomparire solo in qualche battuta di spirito.

Siamo al primo giorno di scorta in Pakistan e la mia Aranciona si presenta subito bene.. inchioda dopo qualche decina di chilometri e se ne fara sconsolata qualche centinaio sul retro dei pick up dei LEVIES. A Yechmeck (se non ricordo male il nome) un lauto pasto dietro le sbarre della stazione di polizia e una estenuante attesa di 8 ore di una scorta che arrivera’ solo alle 23, obbigandoci a ripiegare i nostri sacchi a pelo e portando a termine la tappa nel cuore della notte fino ad un albergaccio a Dalbandin.

il giorno successivo si viaggia per 300 km fino a Quetta. attorno a noi il paesaggio si trasforma di continuo, dal deserto piatto e grigio alle soffici dune di sabbia con i cammelli che ci guardano indifferenti passare rumorosamente al loro fianco, alle montagne che circondano la capitale della regione. Nella caotica e celata Quetta staremo due notti reclusi nel blindato e costoso Bloomstar hotel. Anche questo passaggio obbligato per tutti i viaggiatori.
Da qui si viene scortati all- Home and tribal affairs del Palazzo del governo del Baluchistan dove e necessario fare il famigerato NOC, ovvero il permesso speciale per attraversare questi territori considerati ad alto rischio.

Al Bloomstar hotel, mentre cerco di fare partire a spinta L’aranciona, ingolfata da un indigestione d’olio per scongiurare grippaggi, ci saluta un uomo, un tedesco appena arrivato da Kathmandu con una fiammante Royal Enfield e ancora 5 kg di salsicce tirolesi nella borsa.
Inizia così l’ultimo giorno di scorta, il piu lungo ed estenuante, da Quetta a Sukkur, 400 km senza sosta, se non 5 minuti contati per ingurgitare un pranzo e sgranchire la schiena ai check point e ai cambi scorta. queste terre sono talmente affascinanti e misteriose che attraversarle in corsa pare quasi un tradimento.

Lasciamo gradualmente il Baluchistan alle nostre spalle, dalle montagne di Quetta scendiamo in una grande valle fluviale, il deserto polveroso si punteggia di macchie verdi, poi campi coltivati, covoni di fieno dai quali sbucano bambini rotolandosi, i vestiti di fanno piu sgargianti, a colpi di clacson assordanti decoratissimi camion fanno slalom tra carretti trainati da asini e cammelli, un uomo corre in strada con due polli agitati in mano, una mezza dozzina di piccoli occhi ci osservano dal cassone di un tuk tuk, trattori decorati a mo di carretti siciliani con musica assordante dagli altoparlanti, portano enormi quantita’ di paglia a sfidare qualsiasi legge fisica.
Dalle bancarelle del mercato arrivano gli odori dei pesci di fiume, delle galline, spezie…la polvere si alza, l’emozione anche…cos- arriviamo a Sukkur..finalmente liberi.

Ultima cena e ultima notte della strana quadriglia italo tedesca e il giorno dopo si prosegue separati verso Multan a nord.. ad ognuno i suoi cilindri, ad ognuno il suo ritmo

Oggi 18 novembre ci siamo fermati a Rahimyar Khan.. con l-aiuto di sue ragazzi locali, abbiamo trovato con difficoltà un hotel che non ci obbligasse a registrarci alla polizia per avere l-ennesima la scorta armata..ma meglio non farsi vedere in giro..qualcuno potrebbe chiamare la polizia e ritrovarci di nuovo sotto scorta e l-albergatore nei guai. Eshmir e Rashmir ci portano due tramezzini in hotel.

Adesso a dormire, ma il cilindro lo appoggio sul comodino.

[SERBIA] ALLIANCE, il network dei work-camp internazionali.

Ago 10, 2016

Erano una decina, forse qualcuno di più. Arrivati tutti insieme in un pulmino affittato da Young Researches of Serbia. Esponenti di associazioni greche, spagnole, italiane, francesi, ceche, belghe che operano nel settore dei work-camps internazionali. Il grande network che li unisce si chiama ALLIANCE

Cos’è ALLIANCE:

Partiamo da questo semplice presupposto:

Se pensi di essere venuto qui per aiutarmi stai perdendo il tuo tempo, ma se pensi che la tua liberazione sia legata alla mia, allora lavoriamo insieme

– sono le parole di una giovane aborigena che descrivono al meglio la filosofia portante di questo network.

alliance_logo2011 Un work-camp intenazionale è un progetto di due/tre settimane in cui giovani provenienti da diversi paesi vivono a stretto contatto con un obbiettivo comune, a favore della comunità locale in cui si trovano. Può essere la ristrutturazione di una scuola, la pulizia di un bosco, l’animazione di campo estivo per bambini o un centro per disabili…  Ma in realtà il vero obbiettivo è di per se lo scambio interculturale che avviene tra i partecipanti al campo. Non ci sono mai infatti più di due partecipanti della stessa nazionalità.

Lavorare insieme perchè altro non si può fare. Condividiamo lo stesso pianeta, lo stesso periodo storico, se sono libero io devi essere libero anche tu. Non vengo ad aiutarti ma a partecipare al tuo destino che infondo è anche il mio…

Le culture si incontrano, si conoscono… e quanto fa bene tutto ciò alla Pace. Non è un caso che il primo campo di lavoro fu sulle montagne del Verdun con partecipanti Francesi e Tedeschi appena dopo la prima guerra mondiale.

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Il funzionamento:

Le associazioni che fanno parte di ALLIANCE (in italia troviamo YAP ITALIA, LEGAMBIENTE e LUNARIA) sostanzialmente svolgono il duplice lavoro di “accoglienza”  e “invio” dei volontari nei campi.

Yap Italia, per esempio, organizza ogni anno, per l’estate, una decina di campi di lavoro in Italia. Così fanno tutte le altre associazioni di ALLIANCE. In primavera si incontrano tutti nel famoso TECHNICAL MEETING (ogni volta in un paese diverso) e tornano a casa ognuno con la lista completa di tutti campi organizzati nel mondo. Successivamente Yap Italia promuove i campi delle altre associazioni e inizia a raccogliere le prime iscrizioni dei giovani italiani che desiderano partire all’estero. Nel frattempo, raccoglie anche le iscrizioni dei giovani di tutto il mondo che arrivano dalle associazioni partner per i propri campi in Italia. Si mette così in moto un reciproco scambio di volontari.

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I delegati di alcune associazioni di ALLIANCE intente a lavorare nel work-camp di Kragujevac.

I membri di ALLIANCE:

Sono dunque associazioni di tutto il mondo che co-operano senza una vera e propria associazione centrale, qui potete trovare la lista completa. Si incontrano spesso perchè è importante mantenere i contatti e scambiarsi le “best pratices”. Raccolgono fondi dai programmi europei destinati alla cultura e ai giovani attraverso la stesura di progetti, ma anche dalle piccole quote di partecipazione ai campi (per un campo in europa un volontario spende sui 100 euro per un campo di due/tre settimane).

 

Abbiamo incontrato i membri di alcune di queste associazioni durante la nostra visita ai campi di Kusadak e Kragujevac in Serbia. Erano stati invitati da Young Researches of Serbia proprio per far far vedere da vicino i loro campi. Tra loro c’era Luca di Legambiente.

 

 

[ITALY] CHE NESSUNO FERMI LE STELLE! SI PARTE!

Lug 13, 2016

Nonostante il puzzle manchi ancora di qualche piccolo pezzo, annunciamo ai quattro venti la nostra partenza!                  

“E che nessuno fermi le stelle!”

START DARSENA

Domenica 17 luglio alle 10.30 puntello in piazza XXIV Maggio (Darsena di Milano) per salutarvi e ringraziarvi tutti, ma proprio tutti, per averci sopportato fin ora.

Alle h.12.00 leviamo le tende!

Dopo dieci mesi di travaglio, finalmente ci siamo, il lungo viaggio verso Saigon, sta per iniziare.

Forse qualcuno si stava giusto chiedendo quanto avremmo menato ancora il can per l’aia.. quanti imprevisti avrebbero ancora bloccato le pedine sul percorso prima di passare dal via.. quante volte avremmo ancora intonato “La stella di Saigon” sui palchi e nei parchi di Milano.

e invece eccoci qua con un piede sulla pedivella: il cuore che salta qualche battito, l’ansia che sale, l’estate che avanza e noi che scalpitiamo sui sandali chiudendo gli zaini..

…continuate a seguirci e a leggerci su nessunofermalestelle.org, il viaggio è lungo e difficile e avremo ancora bisogno del vostro calore!

[ITALY] Quartiere Feltre Milano, un luogo ancora fuori dal turismo di massa

Mag 24, 2016

Il turista che decide di esplorare la Milano anonima e sconosciuta non dovrà sicuramente tralasciare il Quartiere Feltre.

Situato a nord-est di Milano, tra viale Feltre e viale Rombon, delimitato a est dal fiume Lambro. Il quartiere Feltre nasce tra il 1957 e 1960 da un gruppo di architetti che rimpiangono di non aver fatto altro nella vita.

Intanto, perchè visitare il quartiere Feltre?
Bè ogni posto è degno di essere visitato, ma soprattutto se mai dovesse svilupparsi il turismo tra queste strade, potrei affittare la mia stanza a molto dippiù di quanto farei adesso ; )

quartiere feltre MilanoLa chiesa e i giardinetti

Partiamo dal cuore del quartiere Feltre, la Piazza della Chiesa. Mastodontica costruzione che attira numerosi fedeli ogni domenica impedendo però alla gente del posto di poter trovar confortevole parcheggio. L’oratorio funge da luogo di ritrovo per numerosi giovani durante l’anno e specialmente durante i campi estivi.
Difronte ad esso, sulla sinistra, il gradevole parco-giochi dove numerosi bambini e qualche alcolizzato trascorrono le mattine e pomeriggi.

Via Carlo Alberto Pisani Dossi.

La via principale del quartiere. Un nome così lungo e facilmente mal comprensibile (Bossi? Rossi?) che, unito alla complessa numerazione civica dei palazzi dove i numeri sembrano messi a caso, scoraggia gli abitanti del posto ad ordinare pizze a domicilio preferendo andarsele a prendere. In questa via il lunedì mattina vi è il mercato rionale che cerca di resistere al profondo insediamento dei due grossi super-mercati Unes e Esselunga. Solo uno di essi però si trova effettivamente all’interno del quartiere.

quartiere feltre MilanoIl supermercato Unes.

Gradevole e fornito supermercato a misura d’uomo e dall’aria familiare. Si apre con il reparto frutta e verdura per poi condurvi nella navata centrale suddivisa in due corsie. Sul fondo si apre il reparto carne che conduce al successivo reparto salumeria e reparto refrigerati. In posizione nascosta una piccola cappella laterale da spazio alle bottiglie d’acqua e mangime per cani e gatti. Infine le sue 5 casse permetterebbero ai consumatori uno scorrevole passaggio ma raramente entrano tutte in funzione nello stesso momento. I cassieri, dall’aria rustica e pacifica sono ben predisposti nei confronti degli stranieri. Raccomandiamo le visite nei momenti di meno affluenza, come l’ora di pranzo. 

quartiere feltre MilanoIl bar dei cinesi.

Un tempo appartenuto ad una famiglia calabrese oggi è gestito da un clan cinese. I ristoratori asiatici sono persone genuine e accoglienti che sanno mettere subito a loro agio il cliente. Gustosi cornetti al cioccolato e ottimi cappuccini per una colazione in pieno stile italiano. E’ possibile poi acquistare coloratissimi gratta e vinci o giocare fino allo sfinimento alle fantasiose e simpatiche macchinette video-poker. Enormi panini a pranzo e bianchino a tutte le ore! Il turista che si addentra in questo bar potrà conoscere da vicino la fauna del posto. Rumorosi signori che dibattono di calcio, bollette, cellulari e immigrazione a ogni ora, vecchine in attesa dell’estrazione del lotto, i giovani studenti della scuola americana in pausa pranzo che donano un tocco decisamente global all’ambiente.

La scuola americana.

Appartata ai confini con viale Rombon, nel quartiere Feltre trova posto una scuola dove gli studenti parlano inglese. E’ possibile osservarli nelle loro pulite divise quando escono ordinatamente a fine lezione. Alla fine delle lezioni è possibile assistere alla cerimonia in cui numerosi suv e macchinoni arrivano per l’occasione parcheggiando in doppia fila e impedendo nuovamente povero abitante un facile parcheggio.

quartiere feltre Milano

I negozi bengalesi.

Se siete in vena di addentrarvi in una dimensione oriental questo è il posto per voi! Due negozi gestiti da simpatici commercianti bengalesi importano in questo quartiere prodotti asiatici. Infilatevi in essi per scoprire stranezze e cibarie che vengono da lontano, ma poterete trovare anche numerosi prodotti della tradizione italiana  caparbiamente riprodotti.

La posta.

Cuore amministrativo del quartiere, sempre all’avanguardia sulle nuove tecniche di prenotazione della fila che però risultano spesso incomprensibili alla gente del posto forse un po’ troppo retrò.

La gelateria.

Come non citare tale paradiso del gusto! Affollatissima in estate e all’uscita dei bambini da scuola, occhio a non far cadere il cono appena usciti fuori come spesso a chi sta scrivendo.

quartiere feltre MilanoI parcheggi.

Come è bello parcheggiare in questo quartiere! Infatti vi si possono ancora trovare le rarissime “strisce bianche” che consentono ai milanesi il parcheggio gratuito e senza limiti. Assente anche il divieto per lavaggio stradale che solleva gli abitanti dalla pratica dello “spostamento della macchina” un giorno a settimana. Automobilisti e camperisti accorrete!

 

La villa del liutaio.

Situata all’angolo tra via Rombon e via Pisani dossi, questa bellissima e nascosta villa del settecento offre dimora a un famoso liutaio che costruisce chitarre in alluminio. Egli è solito lavorare la notte, troverete infatti la luce della finestra del primo piano sempre accesa a qualsiasi ora notturna.

quartiere feltre Milano

Personaggi illustri di Quartiere Feltre.

Nel quartiere Feltre sono molti i personaggi degni di nota.

Primo fra tutti il Grande Bestemmiatore Incallito. Egli è solito portare a spasso due cani e richiamarli più volte all’ordine con fantasiose imprecazioni blasfeme. Nonostante ciò il suo carattere è bonario.

Il venditore ambulante di cinciaglierie. Trova posto difronte all’ Unes, vende un po’ di tutto e spesso lo si può trovare all’interno del supermercato seduto su una sedia a contare le monete.

Il commentatore da bar. E’ un’abbondante signore che trascorre gran parte della sua giornata al bar e non sta mai zitto, ha un opinione su ogni cosa e desidera farla conoscere a più persone possibile nonostante si rivolga alla persona a lui di fianco. Le sue posizioni sono effettivamente opinabili.

Il venditore di giornali al semaforo. Da tempi ignoti ogni mattina troverete questo pacifico signore che distribuisce giornali al semaforo su via Rombon, al collo un foglio con scritto “distribuisco giornali per mangiare“. Grazie a lui gli abitanti del quartiere sono sempre aggiornati su ogni fatto di cronaca quotidiana.

Escursioni nelle vicinanze

A pochi passi dal quartiere si trova il Parco Lambro, grande polmone verde della zona. In esso trovano riparo molti tossici e maniaci comunque innoqui e indifferenti ai turisti. La domenica il parco si trasforma in una repubblica indipendente sud-americana con impianti stereo degni dei più grandi palchi, venite a ballare la cumbia e ubriacarvi fino a parlare uno spagnolo perfetto!

quartiere feltre MilanoIl fiume Lambro delimita il quartiere dal comune di Segrate, ancora turisticamente sottosfruttato è privo di qualsiasi infrastruttura balneare. Le sue spiaggete di bottiglie di plastica offriranno relax ai viaggiatori più “wild” che amano i territori incontaminati.

Bricoman. Mega-negozio per il bricolage e fai-date. Ottimo e consolante rifugio in quelle giornate dove non sai che fare e sembra che a nessuno interessi di te.. tra viti, interruttori e cacciaviti il gli scoramenti trovano una tregua.

Dove alloggiare.

Il turismo non ancora sviluppato comporta il fatto che non vi siano strutture alberghiere all’interno del quartiere, potete trovarle su viale Feltre. Altrimenti rivolgetevi all’autore di questa guida che sta affittando la sua stanza poichè parte per il Vietnam e starà via 10 mesi.

Dove mangiare.

Al bar dei cinesi, alimentari bengalese.

Come arrivare.

Areoporto di Linate a pochi chilometri. Facilmente raggiungibile dalla tangenziale est (uscita Lambrate) o dalle fermate di metropolitana “Lambrate” o “Udine”. Da piazzale Loreto prendere il bus 55.

Si consiglia un soggiorno di almeno una settimana per assaporare al meglio il clima piacevolmente anonimo di questo quartiere. Non è richiesto nessun visto.

Andrea

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