[TURCHIA] ESKISEHIR- CAFE’ DEL MUNDO: VIAGGI, RIFLESSIONI E HAMMAM.

Set 23, 2016 by nessunofermalestelle in  Blog il viaggio turchia

23 agosto 2016: partiti la mattina da Bursa direzione valle frigia. Il sole sta tramontando, ci fermiamo nell’ultima città prima di immergerci nelle campagne dell’entroterra anatolico è Eskisehir. Seguendo le indicazioni per la sehir merkesi (il centro) chiediamo indicazioni per un ostello ad un ragazzo: Furkan che, senza titubanze verbalizza:

“..se di qui passa un viaggiatore non può non andare al Cafè del Mundo, locale di viaggiatori, per i viaggiatori.. troverete una soluzione per la notte e molto altro..credetemi!”. Niente di più vero.

Seguiamo Furkan e la sua bicicletta fino al Cafè del Mundo e parcheggiamo i nostri muli gommati davanti ad una porta che già inizia a raccontare: centinaia di adesivi da tutto il mondo coprono completamente l’ingresso e appena varcato l’uscio si entra in un museo che sa di polvere, strade e autostop.

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Saliamo le scale con il mento all’insù, notando i numerosi oggetti, souvenir, cianfrusaglie, utensili, sulle pareti e nelle teche. Arrivano da chissàdove. Qui c’è profumo di mondo.

Mentre stiamo cercando l’indirizzo dell’ostello con l’aiuto dei ragazzi del cafè, su una bicicletta nera stile indiana da carico, si ferma davanti all’ingresso un ragazzo sui quaranta, pantaloni corti, riccioli neri spettinati e un sorriso sornione. Questo è Murat: proprietario del Cafè del Mundo e di altri 6 locali in Turchia che ha chiamato Varuna Gegzin tutti quanti collegati da un fil rouge ..il viaggio, infatti Gezgin in turco significa viaggiatore e Varuna è la divinità dell’ordine cosmico per i Veda dell’india settentrionale.

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Murat ha lasciato il suo lavoro di professore universitario di matematica, ha viaggiato da sempre e non si è ancora fermato. Profondo conoscitore dell’Asia e del Sud America, non ha perso la sua vena pedagogica e continua ad infondere nei giovani la cultura e la curiosità per il viaggio. Nei Varuna lavorano sopratutto studenti universitari, per i quali spesso, Murat organizza e finanzia dei viaggi di conoscenza.

Perchè non si può parlare di viaggi dietro il bancone del Cafè del Mundo senza avere sotto pelle, fresca  la sensazione dell’esser lontani.

Davanti ad una Peroni – Nastro azzurro, probabilmente figlia di una joint venture tutta Italiana..ci si confronta su viaggi, attraversamenti di frontiera, documenti di viaggio, paesi e popoli, viaggiatori e della sua Turchia, o meglio della Turchia di tutti e di nessuno. L’atmosfera del locale è suggestiva e ti porta via..sei in un bar di Bangkok, in un cafè della Lousiana, in un bar Londinese..

Murat ha una casa poco distante dal cafè. Sembra un piccolo ostello, con una stanza dedicata agli amici e ai backpackers che fanno tappa ad Eskisehir. Ci fermiamo tre giorni condividendo la stanza con la magica Pinar.

 

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In un caldo pomeriggio Murat ci porta fuori.. letteralmente..destinazione sconosciuta. Mentre attraversiamo la storia di Eskisehir, passando dalla città moderna, a quella antica, fino a quella ottomana, parliamo della Turchia, di identità culturale e del nazionalismo che abbiamo notato in questi giorni parlando con la gente e osservando le onnipresenti bandiere lunastellate.

Chiediamo a Murat come senta la sua identità come Turco e cosa ne pensa di questa fierezza nazionalista che imperversa, quest’avversione nei confronti delle altre etnie e la necessità di alcuni popoli di rivendicare con forza le loro peculiarità linguistico culturali. “La Turchia è un territorio con dei confini, una lingua comune, in mezzo ad altre, ma cosa vuol dire essere turco? Sentirsi turco? I turchi arrivano da tutto il mondo, non siamo una etnia o un popolo solo…siamo tanti e diversi: qui ci sono Curdi, Arabi, Armeni, Azeri, Greci, Turkmeni, Gaugazi, Circazzi, Lazi, Georgiani.. e i turchi che si definiscono tali arrivano anche loro da qualche parte.. quindi cosa vuol dire essere turco? vuol dire semplicemente abitare in questo stato, ma forse anche solo parlare di cultura turca è molto difficile..”

Con il discorso che si conclude con queste domande rilanciate, entriamo in Hammam..era questa la destinazione della nostra uscita. Capire la Turchia anche attraverso il famoso bagno turco.

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L’hammam: ..un posto molto lontano da me, culturalmente parlando, ma mi incuriosisce..è difficile comprendere come si riesca a stare, parlare, respirare in un luogo umido che supera i 50 gradi e l’acqua delle vasche attorno ai 45 gradi centigradi. Murat ci racconta che ancora oggi molti uomini vengono all’hammam per riunioni di lavoro, prendere decisioni importanti e concludere affari. Io cerco di parlare con un ragazzo che vuole sfoggiare il suo perfetto inglese appreso negli states, ma resisto circa un minuto e mezzo e rischio il collasso..chiedo scusa e mi allontano dalla sala della piscina..

…dopo 20 minuti buttato a terra, il mio organismo ricomincia a funzionare ed è tempo per il lavaggio: un energumeno di circa 120 kg comincia a strofinarmi con una spugna insaponata con la delicatezza di un pizzaiolo che allarga l’impasto, mi da manate sulla schiena, lavandomi dalla testa ai piedi.

Oltre all’energumeno, mi colpisce la naturalezza della vicinanza e del contatto tra gli uomini. Questo tipo di relazione tra uomini è qualcosa che culturalmente stiamo perdendo (nello “stiamo” decidete voi se mettervici dentro) ed è triste.. il toccarsi tra uomini è diventato un tabù se non per la stretta di mano o al massimo una pacca.. all’hammam gli uomini stanno a stretto contato con sconosciuti senza paura di perdere virilità. Si ha sempre timore di perderla sta virilità e allora l’uomo tiene le distanze dall’uomo..cosa ci spaventa? Immaginiamoci in Italia al primo contatto tra corpi di uomini in un luogo pubblico come una qualsiasi piscina…“ma che tocchi?sei frocio?”probabilmente si cadrebbe in questo clichè poco edificante.

Dopo il quasi collasso, col metabolismo rallentato, ci lasciamo cadere sui lettini di descanso, dopo essere stati asciugati e rivestiti di asciugamani multicolore dall’addetto dell’Hammam ..assaporiamo l’acqua fresca pronta sul tavolino e io e Andrea ci guardiamo con uno sguardo d’intesa che parla da solo “questasicheèvita..”

La sera levigati e cotonati dalle acque calde del bagno turco, visitiamo il nuovo Varuna Gezgin. Come al Cafè del mundo, si assaporano sfumature planetarie, odori, immagini che arrivano da lontano..il locale ufficialmente sarà inaugurato tra una settimana ,ma è già pieno di gente!

l’atmosfera del locale fa già viaggiare chi non ha ancora deciso di muoversi e si gode un pre- partenza tra una birra e l’altra, magari leggendo Hemingway, Chatwin o chissà magari un Bettinelli o una Lonely Planet, pescando dalle librerie che ricoprono le pareti del locale.. la tenda da campeggio è sopra il bancone del bar.. e ha già ospitato una viaggiatrice.

Ho il desiderio di vedere covi come i Varuna Gezgin sparsi per il mondo..

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Quando passerete dalla Turchia, che abbiate uno zaino i spalla o caricato sulle chiappe del vostro mulo a pedali o a pedivella, che abbiate già in mano una cartina dell’india o il biglietto di ritorno per l’Italia, passate da un Varuna e la sindrome di Wonderlast vi contagerà (si lo so che pare sia genetica, ma mi piace pensare si contagiosa).

qualcosa di più sui Varuna Gezgin e Cafè del mundo:

www.varunagezgin.com/   www.delmundocafe.com/

 

cap

*pietro

DA MILANO A SAIGON — LE INFO PRATICHE

Nov 17, 2017

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[SERBIA] Kusadak: travolti da un insolito destino nella campagna Serba

Ago 08, 2016

Visita al campo di lavoro di Kusadak – Young Researcher of Serbia 

E’ il primo agosto 2016. Partiamo dalla sede dell’associazione giovanile Mladi Istrazivaci Srbije (Young Researcher of Serbia) a Belgrado nel tardo pomeriggio, sorpresi dalla pioggia improvvisa. Siamo arrivati a loro grazie a Yap Italia, associazione di volontariato di Roma. In tasca il taccuino con un nome: Kusadak, villaggio ad una settantina di chilometri dalla capitale serba, dove in queste settimane si sta svolgendo il kamp “Design Green Kusadak”.

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Quando arriviamo, ancora bagnati dalla pioggia, i ragazzi del work camp sono nel centro sportivo e hanno appena finito di cenare. Kristina e Giulio, i due kampleaders locali, ci accolgono calorosamente e ci presentano il gruppo di volontari.
Un’italiana, tre serbe, una ungherese, una tedesca, due spagnoli e uno ceco: ecco la composizione geograficamente eterogenea del campo, che porta a rappresentanza di mezza Europa, dieci ragazzi ad immergersi nella profonda campagna serba.

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L’obiettivo del workcamp è quello di portare a nuova vita il piccolo lago di Kusadačkog, poco più di uno stagno immerso nel bosco adiacente al villaggio, popolato da qualche padre che vuole insegnare al figlio l’arte della pesca, qualche coppia di amanti che si scambiano effusioni (e qualche schiaffo per eliminare le migliaia di mosche, anch’esse intente a godersi la pace del luogo) e qualche fedele in transito dal Monastero di Pinosava risalente al XVII sec., a soli pochi metri di distanza.
Il Design green kamp in queste settimane ha ripulito lo spazio adiacente al lago, sistemato il selciato circolare, costruito un ponte che permette di passare un profondo fossato, panche e tavoli da pic nic, insomma contribuito al programma di riqualificazione iniziato qualche anno fa, quando il lago era popolato probabilmente solo da coleotteri, zanzare e qualche pesce annoiato nell’acqua torbida.

Maria Luisa, volontaria della Campania, ci racconta le sue impressioni sul campo:

“Sono venuta a conoscenza di questo campo un po’ per caso attraverso l’associazione italiana Lunaria. Ho scelto Kusadak principalmente perchè la composizione dei partecipanti era molto varia e sarebbe stata sicuramente una occasione per confrontarmi con altre persone provenienti da paesi diversi dell’Europa politica e sopratutto sarei stata l’unica italiana! Ottima occasione per esercitarmi nel mio scarso inglese..certo.. finchè sono arrivati questi due di nessuno ferma le stelle.. due pazzi italiani!”

“Certo in questo campo ci sono stati un po’ di problemi, sopratutto all’inizio, legati alla reperibilità dei materiali da costruzione e all’organizzazione logistica, infatti non ci sono mai stati orari precisi di lavoro; proprio per questo motivo non è stato possibile programmare uscite sul territorio per visitare località vicine di un qualche interesse culturale o ambientale, ma abbiamo fatto gita all’acquapark, che con questo gruppo , non poteva che essere divertente. Nel suo complesso è stata una esperienza unica e interessante per le belle persone conosciute e per il contatto forte con la popolazione del villaggio”

DSCN4207I volontari sembrano completamente a loro agio e immersi nella realtà locale, infatti talvolta è impossibile distinguere loro dai ragazzi di Kusadak , onnipresenti a ogni ora del giorno.
Le giornate dei campisti si svolgono principalmente in tre luoghi: il parco del lago, dove vengono realizzate le opere sul campo, il centro sportivo, dove cucinano, mangiano e si lavano, la scuola elementare dove, dormono nelle classi tra un banco e l’altro su comodi materassini gonfiabili e il bar, l’unico del paese, che concede un po’ di relax a fine giornata.

 

In questi due giorni il duo nessunofermalestelle si è fermato qua. I muscoli fanno male, i vestiti puzzano di legna arsa, i piedi sporchi di vernice, ma il clima che si respira è quello della vita comunitaria, di partecipazione e condivisione.. commistione di culture, lingue che si mescolano, i confini delle identità nazionali che si sfumano..è quello che cerchiamo durante il nostro viaggio verso Saigon.
infatti..ci fermeremo qui anche questa notte..

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Se state attraversando la Serbia, che siate a diretti verso il Kosovo o verso Belgrado sulla statale che passa da Kragujevac, vi consigliamo di fermarvi da Kusadak immergervi nella vera Serbia rurale e visitare il monastero di Pinosava e bere un caffè alla turca con la generosa madre Tecla, che vive proprio nella casa antistante il piccolo cimitero.

link associazione: http://www.mis.org.rs/

 

 

pietro _ nessunofermalestelle

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