[GRECIA] Controcorrente, visita al Campo Profughi di Vasilika

Ago 25, 2016 by nessunofermalestelle in  Blog Grecia il viaggio

Controcorrente sulla Balkan route: a poche decine di chilometri da Salonicco (GR), il campo profughi di Vasilika. Abbiamo incontrato i catalani di EkoProject e l’associazione italiana Mam beyond border, due realtà che lavorano per rendere più sopportabile la vita nel campo ai 1200 rifugiati, di cui centinaia sono bambini.

Qualche settimana fa eravamo a Belgrado e da li abbiamo pubblicato un articolo sulla drammatica situazione in cui stanno vivendo centinaia di profughi nella capitale Serba e siamo entrati negli spazi di Mikstaliste. Si parlava di rotta balcanica paragonandola ad un imbuto, infatti più ci si spinge ad est “controcorrente”, più i numeri dei profughi aumenta. Se in Serbia ci sono circa 4000 profughi, in Grecia si parla di più di 50000 .

Questa la nostra visita al campo di Vasilika:

12 agosto: siamo a Portokali (orange beach), in un luogo meraviglioso sulla costa est di Sithona, il secondo dito della penisola calcidica. Quando cala il sole, suonando sugli scogli vicino al mare cristallino, conosciamo il gruppo di volontari che operano presso il campo di Vasilika, oggi è venerdì e sono nel giorno di pausa. I ragazzi, quasi tutti catalani, ci raccontano che proprio in questi giorni come collettivo Eko stanno aprendo uno spazio autonomo educativo e ricreativo proprio a fianco al campo profughi ufficiale, controllato dai militari greci e gestito da numerose associazioni e ong.

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13 agosto: La mattina successiva copro i 130 km che mi separano da Vasilika e riconosco il campo e i suoi enormi capannoni industriali dalla strada grazie alle foto viste ieri dai volontari. Appena parcheggiata la star, proprio all’ingresso del campo,un ragazzo ad un tavolino di plastica colmo di barattoli di caffè solubile, mi invita a provare il suo frappè al caffè. Lui è Mahmud, Siriano di Aleppo, come la maggior parte qui al campo; mi racconta di aver lavorato in una caffetteria nel centro della sua città, ma ora “problem in Aleppo”, mi racconta della sua città caduta sotto le bombe e i colpi di granata. Mentre sto bevendo il frappè ricolmo di schiuma, un altro ragazzo si offre di accompagnarmi allo spazio di Eko “dagli spagnoli”(che non me ne vogliano i catalani) mi dice, perchè qui i militari non ti fanno entrare..

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A circa 100 metri di distanza dal campo, lo spazio Eko è all’interno di un giardino di un’abitazione privata. Decine di ragazzi sono impegnati a costruire nuovi capannoni, a creare collegamenti elettrici, a gestire i bambini arrivati dal campo.

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C’è frenesia, infatti proprio oggi si da il via alle attività del nuovo spazio Eko . C’è una zona gioco all’aperto e una coperta, un tendone dove verranno fatte attività per le donne, una scuola, una biblioteca e due spazi ancora in costruzione, uno spazio per adolescenti e la cucina.

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14 agosto: arrivato al campo, mentre sto bevendo l’ennesimo freppè di Mohammed per rifocillarmi dopo essermi perso nelle campagne nei dintorni di Vasilika, le guardie del campo mi chiamano.. “Hey vespaman! Came here!”. Mi chiedono del viaggio in Vietnam e mi chiedono pareri sulle maggiori marche di moto italiane.. fingo di saperne qualcosa, dico di conoscere l’associazione Mam Beyond Borders e vorrei visitare il campo, alla fine mi concedono di entrare.

Nello spazio esterno c’è un capannone dove vengono svolte attività ricreative ed educative e distribuiti i pranzi. All’interno di capannoni immensi sono piantate centinaia di tende dell’UNHCR.

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DSC_0117Alcuni ospiti del campo mi conducono alla tenda di Hasan, che oltre a fungere da alloggio è un ibrido tra una biblioteca ed una infermeria. Tra i libri c’è anche un irriconoscibile Paulo Cohelo tradotto in arabo. Hasan ad Aleppo,  si occupava del primo soccorso in ambulanza, mi racconta dei devastanti bombardamenti sulla città e delle migliaia di persone soccorse. Nel campo il medico è una presenza poco costante, quindi Hasan è diventato a tutti gli effetti un farmacista, un medico, un formatore. Mentre sono nella sua tenda numerose persone passano per curare piccole infermità. Hasan mi invita a mangiare con la sua famiglia nell’altra tenda. Il cibo distribuito al campo è mediocre, quindi la madre recupera alcuni ingredienti e rimaneggiandoli con sapienza crea pasti dal puro sapore Siriano ad esempio trasformando gommosi panini per hot dog in deliziosi ‘panzerotti’ al formaggio. Finito il pranzo alcune ragazze vengono a chiamare Hasan, stanno aspettando che inizi il suo corso di first aid. Assisto alla lezione e oggi il tema principale è come portare una barella, con tanto di dimostrazione pratica.

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Le persone all’interno del campo, dopo mesi di attesa cercano di ricrearsi una vita, cercando di condurre una vita in uno spazio che è un “non luogo”, dove le condizioni di vita sono al limite, mettendo a disposizione proprie competenze come Asia che continua a fare la parrucchiera, come Mahmud con la sua caffetteria, come Hasan con la farmacia e i corsi di first aid. 

Attraversare i capannoni, è come attraversare un vero e proprio villaggio, i bambini giocano su altalene improvvisate, un uomo si fa la barba davanti alla propria tenda, c’è chi cucina, chi legge, ci sono piccole bancarelle con frutta e verdura.

La capacità di sopravvivenza e di adattamento dell’uomo è grandiosa, ma questo non può portare a pensare che possa un giorno, la vita del campo diventare una vita normale. Le condizioni igieniche rimangono scarse, in questa stagione il caldo può diventare insopportabile e l’inverno insostenibile.

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Nonostante tutti gli sforzi delle realtà che collaborano all’interno del campo per garantire formazione ai più giovani e spazi ludici, pensare che bambini possano crescere all’interno di un campo profughi è aberrante. La vita è fuori dal campo ed esiterà solo quando queste persone potranno arrivare alla loro meta.

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EKO PROJECT nasce dall’esperienza del campo autogestito Eko, vicino ad Idomeni, sgomberato qualche mese fa. Il progetto è completamente catalano, ma accetta volontari da tutto il mondo. L’approccio di Eko è differente dalle associazioni che lavorano all’interno del campo, infatti la gestione dello spazio è fuori dal terreno del campo ufficiale ed è completamente autogestito ed indipendente. L’indipendenza di Eko gli permette di muoversi veloci nella costruzione del progetto, senza dover richiedere permessi e scendere a compromessi con la gestione militare del campo ufficiale, dall’altro lato il campo,fa i conti con la precarietà. Mi ha colpito l’estrema praticità e concretezza di Eko.

Proprio in questi giorni ha aperto il nuovo Spazio Donne gestito da Giada, una ragazza Italiana che da mesi collabora con EKO.

Per saperne di più e seguire gli aggiornamenti del campo guardate sulla loro pagina FB qui sotto.

https://www.facebook.com/Ekommunity/

MAM BEYOND THE BORDER è una associazione italiana che nel campo si occupa di seguire i più piccoli e le madri, mettendo a disposizione anche infermiere ed ostetricie. Il principale compito è quello di assistere le madri in gravidanza fino a dopo il parto, con appoggio medico e psicosociale. MBB all’interno del campo in realtà si occupa di molto altro, come le attività di animazione per i più piccoli o organizzando iniziative culturali.

https://www.facebook.com/MAMbeyondborder/

http://www.mambeyondborders.org/

Altre associazioni collaborano con il campo di Vasilika come: Save the Children, Firdaus e Intervolve

Le realtà che lavorano a Vasilika come negli altri campi necessitano costantemente di volontari, sopratutto da ora che va a terminare la stagione turistica e molti studenti che hanno partecipato ai progetti, tornano nel loro paese. Se volete dare una mano direttamente in loco o attraverso una donazione potete connettervi ai link sopra.

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[TURCHIA] HASANKEYF, un gioiello che verrà sommerso

Set 17, 2016

I luoghi a questo mondo si dividono in quelli che vedi per la prima volta e quelli in cui sei già stato almeno una volta.
Nei secondi, oltre a riconoscere il posto, ritrovi anche traccia del tuo passaggio. Entrambi (tu e il posto) vi troverete cambiati.
Il tempo è una forza dinamica che trasforma. Come il vento soffiando sulle rocce per millenni le leviga, così, anche solo pochi anni bastano a far cambiar volto a un piccolo paesino sulle rive del Tigri in Turchia sud-orientale.

 

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Hasankeyf nella regione di Batman, Turchia

“Ecco Hasankeyf,

appena dopo il ponte dovrebbero vedersi i miei amati ristorantini costruiti sulla palafitte sopra il fiume, in cui sette anni fa mangiai pesce e da allora ogni volta che mi chiedono qual’è il posto più bello del mondo io dico: qui, Hasankeyf! Perchè oltre al fiume, le grotte, il cibo e il mercato, c’è anche un meraviglioso e immenso sito archeologico composto da antiche case scavate nella roccia fino ad arrivare al castello che sormonta tutta la rocca.”

Oltrepasso il ponte, mi giro a destra, pronto a indicare a Pietro quel che da tempo ho aspettato di fargli vedere.  Invece nulla. La spiaggia è deserta. Dove sono i ristorantini di pesce alla griglia?

 

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Poco più avanti l’Hasankeyf Motel c’è ancora,

ci avevo dormito anni fa, insieme ad altri turisti che come me si spingevano in questo remoto angolo di mondo. Oggi invece noi siamo i primi turisti da non si capisce quanto tempo… e forse anche gli ultimi (la famiglia che gestisce l’hotel ha deciso ormai di chiudere i battenti). L’edificio è molto spoglio ma affaccia con degli accoglienti balconcini proprio sopra il Tigri di cui si sente il piacevole suono.
Ci facciamo raccontare cosa è successo.

 

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l’Hasankeyf Motel, dopo il ponte sulla sinistra e i fratelli Mahmud e Ercan

 

“Hanno chiuso tutto.

Sono cadute delle pietre qualche hanno fa, dal costone in alto fin giù sulla spiaggia, qualcuno è pure morto (??), al castello non si può andare, i ristoranti si sono spostati sul lato opposto del ponte. Qui in Kurdistan sono ricominciati i problemi, guerriglieri curdi e soldati dell’esercito turco hanno ricominciato a combattere, aggiungici poi la guerra in Siria (a pochi chilometri da qui) ma soprattutto il fatto che questo paese verrà presto sommerso da un imponente diga nel giro di pochi anni…”

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Ma quante ne ha viste questo fiume? Quante popolazioni, civiltà, culture ha dissetato e nutrito? E’ come un vecchio nonno che ti racconta storie di altre epoche mentre tu ascolti pacificamente e i bambini giocano nelle sue acque.

 

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il bazar di Hasankeyf

 

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i ristoranti di pesce ora si sono spostati dall’altro lato del ponte. posizione meno suggestiva rispetto al passato.

Sono profondamene amareggiato, mi sento impotente,

Hasankeyf sta lentamente morendo e io assisto alla sua agonia. La storia della diga che sommergerà tutto la conoscevo, ma sette anni fa mi sembrava così assurda che stentavo a crederci. Oggi devo ricredermi di fronte all’evidenza della Nuova Hasankeyf che stanno costruendo al di la del fiume in posizione più rialzata.

 

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la nuova Hasankeyf in costruzione. Presto gli abitanti si sposteranno in queste nuove abitazioni.

Allo stesso tempo mi sento fortunato per aver potuto visitare questo posto,

quando ancora era possibile percorrerlo in ogni suo anfratto, quasi sembrava ancora riflettere i gloriosi tempi del passato. Ora una scarna e asettica recinzione mi separa da quella Hasankeyf che ricordavo.

 

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questo è solo l’ingresso dell’antica città di Hasankeyf ma ora non vi si può più accedere

 

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una grotta ancora abitata fuori dal sito archeologico

Hasankeyf verrà sommersa, un gioiello del nostro pianeta nascosto per sempre.

Il Tigri, nemmeno lui potrà opporsi a tale gesto di ignoranza.

Lui che per secoli ne ha dolcemente bagnato le riva un giorno si vedrà costretto a sommergerla violentemente.

Come un uomo indotto senza altre possibilità a uccidere il suo più caro amico. Crudeltà.

 

Intanto gli abitanti vivono rassegnati la vita di tutti i giorni,

mentre la noia e la desolazione calata all’improvviso quasi li induce all’indifferenza per le sorti di questo luogo.

 

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l’attesa di un futuro incerto

 

Per conoscere gli aggiornamenti sui lavori della diga visitate questo sito www.hasankeyfmatters.com

(andrea)

[TURCHIA] ESKISEHIR- CAFE’ DEL MUNDO: VIAGGI, RIFLESSIONI E HAMMAM.

Set 23, 2016

23 agosto 2016: partiti la mattina da Bursa direzione valle frigia. Il sole sta tramontando, ci fermiamo nell’ultima città prima di immergerci nelle campagne dell’entroterra anatolico è Eskisehir. Seguendo le indicazioni per la sehir merkesi (il centro) chiediamo indicazioni per un ostello ad un ragazzo: Furkan che, senza titubanze verbalizza:

“..se di qui passa un viaggiatore non può non andare al Cafè del Mundo, locale di viaggiatori, per i viaggiatori.. troverete una soluzione per la notte e molto altro..credetemi!”. Niente di più vero.

Seguiamo Furkan e la sua bicicletta fino al Cafè del Mundo e parcheggiamo i nostri muli gommati davanti ad una porta che già inizia a raccontare: centinaia di adesivi da tutto il mondo coprono completamente l’ingresso e appena varcato l’uscio si entra in un museo che sa di polvere, strade e autostop.

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Saliamo le scale con il mento all’insù, notando i numerosi oggetti, souvenir, cianfrusaglie, utensili, sulle pareti e nelle teche. Arrivano da chissàdove. Qui c’è profumo di mondo.

Mentre stiamo cercando l’indirizzo dell’ostello con l’aiuto dei ragazzi del cafè, su una bicicletta nera stile indiana da carico, si ferma davanti all’ingresso un ragazzo sui quaranta, pantaloni corti, riccioli neri spettinati e un sorriso sornione. Questo è Murat: proprietario del Cafè del Mundo e di altri 6 locali in Turchia che ha chiamato Varuna Gegzin tutti quanti collegati da un fil rouge ..il viaggio, infatti Gezgin in turco significa viaggiatore e Varuna è la divinità dell’ordine cosmico per i Veda dell’india settentrionale.

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Murat ha lasciato il suo lavoro di professore universitario di matematica, ha viaggiato da sempre e non si è ancora fermato. Profondo conoscitore dell’Asia e del Sud America, non ha perso la sua vena pedagogica e continua ad infondere nei giovani la cultura e la curiosità per il viaggio. Nei Varuna lavorano sopratutto studenti universitari, per i quali spesso, Murat organizza e finanzia dei viaggi di conoscenza.

Perchè non si può parlare di viaggi dietro il bancone del Cafè del Mundo senza avere sotto pelle, fresca  la sensazione dell’esser lontani.

Davanti ad una Peroni – Nastro azzurro, probabilmente figlia di una joint venture tutta Italiana..ci si confronta su viaggi, attraversamenti di frontiera, documenti di viaggio, paesi e popoli, viaggiatori e della sua Turchia, o meglio della Turchia di tutti e di nessuno. L’atmosfera del locale è suggestiva e ti porta via..sei in un bar di Bangkok, in un cafè della Lousiana, in un bar Londinese..

Murat ha una casa poco distante dal cafè. Sembra un piccolo ostello, con una stanza dedicata agli amici e ai backpackers che fanno tappa ad Eskisehir. Ci fermiamo tre giorni condividendo la stanza con la magica Pinar.

 

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In un caldo pomeriggio Murat ci porta fuori.. letteralmente..destinazione sconosciuta. Mentre attraversiamo la storia di Eskisehir, passando dalla città moderna, a quella antica, fino a quella ottomana, parliamo della Turchia, di identità culturale e del nazionalismo che abbiamo notato in questi giorni parlando con la gente e osservando le onnipresenti bandiere lunastellate.

Chiediamo a Murat come senta la sua identità come Turco e cosa ne pensa di questa fierezza nazionalista che imperversa, quest’avversione nei confronti delle altre etnie e la necessità di alcuni popoli di rivendicare con forza le loro peculiarità linguistico culturali. “La Turchia è un territorio con dei confini, una lingua comune, in mezzo ad altre, ma cosa vuol dire essere turco? Sentirsi turco? I turchi arrivano da tutto il mondo, non siamo una etnia o un popolo solo…siamo tanti e diversi: qui ci sono Curdi, Arabi, Armeni, Azeri, Greci, Turkmeni, Gaugazi, Circazzi, Lazi, Georgiani.. e i turchi che si definiscono tali arrivano anche loro da qualche parte.. quindi cosa vuol dire essere turco? vuol dire semplicemente abitare in questo stato, ma forse anche solo parlare di cultura turca è molto difficile..”

Con il discorso che si conclude con queste domande rilanciate, entriamo in Hammam..era questa la destinazione della nostra uscita. Capire la Turchia anche attraverso il famoso bagno turco.

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L’hammam: ..un posto molto lontano da me, culturalmente parlando, ma mi incuriosisce..è difficile comprendere come si riesca a stare, parlare, respirare in un luogo umido che supera i 50 gradi e l’acqua delle vasche attorno ai 45 gradi centigradi. Murat ci racconta che ancora oggi molti uomini vengono all’hammam per riunioni di lavoro, prendere decisioni importanti e concludere affari. Io cerco di parlare con un ragazzo che vuole sfoggiare il suo perfetto inglese appreso negli states, ma resisto circa un minuto e mezzo e rischio il collasso..chiedo scusa e mi allontano dalla sala della piscina..

…dopo 20 minuti buttato a terra, il mio organismo ricomincia a funzionare ed è tempo per il lavaggio: un energumeno di circa 120 kg comincia a strofinarmi con una spugna insaponata con la delicatezza di un pizzaiolo che allarga l’impasto, mi da manate sulla schiena, lavandomi dalla testa ai piedi.

Oltre all’energumeno, mi colpisce la naturalezza della vicinanza e del contatto tra gli uomini. Questo tipo di relazione tra uomini è qualcosa che culturalmente stiamo perdendo (nello “stiamo” decidete voi se mettervici dentro) ed è triste.. il toccarsi tra uomini è diventato un tabù se non per la stretta di mano o al massimo una pacca.. all’hammam gli uomini stanno a stretto contato con sconosciuti senza paura di perdere virilità. Si ha sempre timore di perderla sta virilità e allora l’uomo tiene le distanze dall’uomo..cosa ci spaventa? Immaginiamoci in Italia al primo contatto tra corpi di uomini in un luogo pubblico come una qualsiasi piscina…“ma che tocchi?sei frocio?”probabilmente si cadrebbe in questo clichè poco edificante.

Dopo il quasi collasso, col metabolismo rallentato, ci lasciamo cadere sui lettini di descanso, dopo essere stati asciugati e rivestiti di asciugamani multicolore dall’addetto dell’Hammam ..assaporiamo l’acqua fresca pronta sul tavolino e io e Andrea ci guardiamo con uno sguardo d’intesa che parla da solo “questasicheèvita..”

La sera levigati e cotonati dalle acque calde del bagno turco, visitiamo il nuovo Varuna Gezgin. Come al Cafè del mundo, si assaporano sfumature planetarie, odori, immagini che arrivano da lontano..il locale ufficialmente sarà inaugurato tra una settimana ,ma è già pieno di gente!

l’atmosfera del locale fa già viaggiare chi non ha ancora deciso di muoversi e si gode un pre- partenza tra una birra e l’altra, magari leggendo Hemingway, Chatwin o chissà magari un Bettinelli o una Lonely Planet, pescando dalle librerie che ricoprono le pareti del locale.. la tenda da campeggio è sopra il bancone del bar.. e ha già ospitato una viaggiatrice.

Ho il desiderio di vedere covi come i Varuna Gezgin sparsi per il mondo..

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Quando passerete dalla Turchia, che abbiate uno zaino i spalla o caricato sulle chiappe del vostro mulo a pedali o a pedivella, che abbiate già in mano una cartina dell’india o il biglietto di ritorno per l’Italia, passate da un Varuna e la sindrome di Wonderlast vi contagerà (si lo so che pare sia genetica, ma mi piace pensare si contagiosa).

qualcosa di più sui Varuna Gezgin e Cafè del mundo:

www.varunagezgin.com/   www.delmundocafe.com/

 

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*pietro

VERSO PONDY LITTLE FRANCE

Feb 07, 2017

VERSO PONDY LITTLE FRANCE

A Rameswaram avevo sognato di baciare un’altra volta quella lacrima d’India che è lo Sri Lanka, immaginandola dall’altra parte del mare, oltre le dense nuvole.

E nelle nuvole mi ci butto a dritto dritto con l’Aranciona sculettante su gomma liscia..non è la stagione dei monsoni, ma una perturbazione ciclonica eccezionale in questi giorni si abbatte sul Tamil Nadu, sempre fortunato!!
Il clima si rinfresca, ma violente secchiate d’acqua mi travolgono per una paio di giorni. Fortunatamente sono ben attrezzato e gli impermeabili Tucano Urbano fanno il loro dovere.. mi sento quasi 007 entrando nel Green Land Hotel di Kallukatti, spogliandomi del soprabito zuppo per uscirne completamente asciutto. Kallukatti sulla mappa anonimo paesino dell’entroterra Tamil, è invece una sorpresa interessante. Nel centro il tempio hindu con la sua piscina cerimoniale, crea un confortante centro di gravità attorno a cui ruotano un coloratissimo mercato di frutta, di pentolame e di fiori per le cerimonie. La notte scorsa è stata breve e difficile, quindi mi concedo un riposino pomeridiano..che quasi mi uccide.. un black out fa piombare nel buio la cittadina e durante il sonno viene attivato il generatore a nafta proprio di fianco alla mia stanza, che in pochi minuti riempie di gas di scarico tutto il piano terra incominciando dal mio bagno.. sento l’odore acre ancora nei sogni, ma riesco a svegliarmi in tempo prima di soffocare..infervorato mi faccio cambiare stanza..la più alta e areata possibile.
L’indomani decido di spezzare la lunga tappa per Pondicherry fermandomi a Pulanambur dove una burbera vecchia signora mi ospita nella sua semplice, ma dignitosa guest house. Arrivo presto..quindi ho tempo e decido di cambiare la gomma completamente consumata comprando una fantastica Ceat di fabbricazione indiana.. ottima scelta. Ho più voglia di spendere qualche rupia per farmi montare lo pneumatico, che montarla da solo…ma ahimè lavorano da cani e ci rimetto una vite di chiusura e il resto del pomeriggio..risolverò forando il supporto e montando un bullone nuovo. Già una volta tentai di sistemare la pedivella consumata in un paesino sperduto e mi ero ripromesso di non fare più lavori alla moto se non in città.. sbagliare è umano..perseverare è da pirla.

Pondicherry mi accoglie con una giornata serena e fresca, il lungo mare e le sue palme fanno respirare una aria diversa..Cammino con Michele per questa little Paris, che di fatto fu territorio francese fino al 1960, tra le proprietà immense dell’Ashram di Aurobindo, le french bakery e pizzarie italy food.. la cittadina è pulita e curata e devo dire che non mi dispiace questa parentesi di freschezza e tranquillità in stile europeo, un po’ di casa.
Pondicherry è popolata da numerosi europei in pensione e seguaci di Aurobindo e spesso le due cose coincidono..potete incontrarli facilmente alla bakery sul lungo canale tutte le mattine a discutere di cultura e politica davanti a bollenti cappuccini e croissant, commentando The Hindu o il Daily India.
Passo due giorni di puro respiro con la stupenda famiglia di Jaques che mi ospita in una casa piena di vita, tra risate di bambini e il canticchiare degli uccelli nel giardino sul retro. Nel Ganesh Garden infatti Jaques, francese in pensione ex dipendente di una catena di supermecati e poi gestore di una guest house a Nizza, trasferitosi qui ormai 5 anni fa, trova nel fresco rifugio verde tra pappagalli e Ganesh di pietra, l’ispirazione per i suoi dipinti.
A Pondicherry trovo anche il tempo per la inappagabile Aranciona consorte, dando una rinfrescata e una tirata alle ganasce posteriori e facendomi fare un vetro su misura per il faro basso che aveva perso il suo paralume. Qui incontro anche un altro Michele, anche lui francese, che mi porterà a visitare due incredibili orfanotrofi che supporta attraverso la sua ong Les enfants de rue de Pondycherry..ma di questo ne parlerò dettagliatamente in un altro post.
Faccio fatica a lasciare questo piccolo paradiso e i sorrisi della famiglia di Jaques.. ma proprio in questi giorni arriva la conferma del passaggio in Myanmar! A fine febbraio si passa la frontiera e devo riprendere la strada verso nord est!!

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