[SLOVENIA] “Il Venditore di Rose” a Jance (VIDEO)

Ago 03, 2016 by nessunofermalestelle in  il viaggio slovenia video

Ci siamo lasciati Lubiana alle spalle e siamo arrivati a Jance in una casa immersa dalle siepi dopo una piacevole strada tra i boschi. Ci passano le vacanze due musicisti, Bojan e Barja, insieme ai bambini di lui. Dopo un salutare pranzo vegano, Andrea insegna le note di un suo pezzo a Barja, mentre Mija e Bojan danzano una mazurka francese.

La Slovenia è un paese quasi fiabesco. Trasmette una serenità semplice e fresca. Le strade sono come rigagnoli d’argento che colano lungo le verdi colline.

Si guida bene e il sole ci batte addosso iniziandoci a bruciare la pelle che per i prossimi mesi dovrà farsi una ragione se la trascureremo un po…

Ci godiamo questo paese, senza fermarci troppo, ma lasciando un nostro segno…

Il Venditore di Rose (Andrea Martino) – Jance

[SERBIA] ALLIANCE, il network dei work-camp internazionali.

Ago 10, 2016

Erano una decina, forse qualcuno di più. Arrivati tutti insieme in un pulmino affittato da Young Researches of Serbia. Esponenti di associazioni greche, spagnole, italiane, francesi, ceche, belghe che operano nel settore dei work-camps internazionali. Il grande network che li unisce si chiama ALLIANCE

Cos’è ALLIANCE:

Partiamo da questo semplice presupposto:

Se pensi di essere venuto qui per aiutarmi stai perdendo il tuo tempo, ma se pensi che la tua liberazione sia legata alla mia, allora lavoriamo insieme

– sono le parole di una giovane aborigena che descrivono al meglio la filosofia portante di questo network.

alliance_logo2011 Un work-camp intenazionale è un progetto di due/tre settimane in cui giovani provenienti da diversi paesi vivono a stretto contatto con un obbiettivo comune, a favore della comunità locale in cui si trovano. Può essere la ristrutturazione di una scuola, la pulizia di un bosco, l’animazione di campo estivo per bambini o un centro per disabili…  Ma in realtà il vero obbiettivo è di per se lo scambio interculturale che avviene tra i partecipanti al campo. Non ci sono mai infatti più di due partecipanti della stessa nazionalità.

Lavorare insieme perchè altro non si può fare. Condividiamo lo stesso pianeta, lo stesso periodo storico, se sono libero io devi essere libero anche tu. Non vengo ad aiutarti ma a partecipare al tuo destino che infondo è anche il mio…

Le culture si incontrano, si conoscono… e quanto fa bene tutto ciò alla Pace. Non è un caso che il primo campo di lavoro fu sulle montagne del Verdun con partecipanti Francesi e Tedeschi appena dopo la prima guerra mondiale.

alliance1

Il funzionamento:

Le associazioni che fanno parte di ALLIANCE (in italia troviamo YAP ITALIA, LEGAMBIENTE e LUNARIA) sostanzialmente svolgono il duplice lavoro di “accoglienza”  e “invio” dei volontari nei campi.

Yap Italia, per esempio, organizza ogni anno, per l’estate, una decina di campi di lavoro in Italia. Così fanno tutte le altre associazioni di ALLIANCE. In primavera si incontrano tutti nel famoso TECHNICAL MEETING (ogni volta in un paese diverso) e tornano a casa ognuno con la lista completa di tutti campi organizzati nel mondo. Successivamente Yap Italia promuove i campi delle altre associazioni e inizia a raccogliere le prime iscrizioni dei giovani italiani che desiderano partire all’estero. Nel frattempo, raccoglie anche le iscrizioni dei giovani di tutto il mondo che arrivano dalle associazioni partner per i propri campi in Italia. Si mette così in moto un reciproco scambio di volontari.

alliance3
I delegati di alcune associazioni di ALLIANCE intente a lavorare nel work-camp di Kragujevac.

I membri di ALLIANCE:

Sono dunque associazioni di tutto il mondo che co-operano senza una vera e propria associazione centrale, qui potete trovare la lista completa. Si incontrano spesso perchè è importante mantenere i contatti e scambiarsi le “best pratices”. Raccolgono fondi dai programmi europei destinati alla cultura e ai giovani attraverso la stesura di progetti, ma anche dalle piccole quote di partecipazione ai campi (per un campo in europa un volontario spende sui 100 euro per un campo di due/tre settimane).

 

Abbiamo incontrato i membri di alcune di queste associazioni durante la nostra visita ai campi di Kusadak e Kragujevac in Serbia. Erano stati invitati da Young Researches of Serbia proprio per far far vedere da vicino i loro campi. Tra loro c’era Luca di Legambiente.

 

 

[TURCHIA] SULLE TRACCE DI GIORGIO BETTINELLI #2 Ürgüp – Cappadocia

Set 10, 2016

Eccoci ancora sulle tracce di Giorgio Bettinelli. Dalle pagine del libro  – In Vespa. Da Roma a Saigon – cerchiamo di ritrovare i luoghi del passaggio dell’avventuriero su due ruote che 24 anni fà, ebbe la folle idea di prendere uno scooter 125cc e partire per l’estremo oriente.. nel 2016 ci riproviamo con Nessunofermalestelle.

Dopo avervi raccontato (qui) la vana ricerca dell’Hotel Barut a Istanbul, ci riproviamo con un altro albergo, l’hotel Elvan a Ürgüp nella splendida Cappadocia..

alla pagina 68 Bettinelli scrive: “L’Hotel Elvan di Urgup, il primo a cui ci presentiamo dopo la ricerca vana a Goreme, ha una sola camera libera, la nostra, che, dà su un bel giardino interno e ha le pareti scavate nella roccia bianca, come le antiche abitazioni ricavate dalle montagne tutt’intorno. Alle dieci di mattina il figlio della padrona viene a bussare alla porta e mi mette tra le mani il vassoio della colazione…”… quel bambino, forse lo riconoscerete sotto i baffi di un omone alla fine del filmato qui sotto.

[TURCHIA] ESKISEHIR- CAFE’ DEL MUNDO: VIAGGI, RIFLESSIONI E HAMMAM.

Set 23, 2016

23 agosto 2016: partiti la mattina da Bursa direzione valle frigia. Il sole sta tramontando, ci fermiamo nell’ultima città prima di immergerci nelle campagne dell’entroterra anatolico è Eskisehir. Seguendo le indicazioni per la sehir merkesi (il centro) chiediamo indicazioni per un ostello ad un ragazzo: Furkan che, senza titubanze verbalizza:

“..se di qui passa un viaggiatore non può non andare al Cafè del Mundo, locale di viaggiatori, per i viaggiatori.. troverete una soluzione per la notte e molto altro..credetemi!”. Niente di più vero.

Seguiamo Furkan e la sua bicicletta fino al Cafè del Mundo e parcheggiamo i nostri muli gommati davanti ad una porta che già inizia a raccontare: centinaia di adesivi da tutto il mondo coprono completamente l’ingresso e appena varcato l’uscio si entra in un museo che sa di polvere, strade e autostop.

var

Saliamo le scale con il mento all’insù, notando i numerosi oggetti, souvenir, cianfrusaglie, utensili, sulle pareti e nelle teche. Arrivano da chissàdove. Qui c’è profumo di mondo.

Mentre stiamo cercando l’indirizzo dell’ostello con l’aiuto dei ragazzi del cafè, su una bicicletta nera stile indiana da carico, si ferma davanti all’ingresso un ragazzo sui quaranta, pantaloni corti, riccioli neri spettinati e un sorriso sornione. Questo è Murat: proprietario del Cafè del Mundo e di altri 6 locali in Turchia che ha chiamato Varuna Gegzin tutti quanti collegati da un fil rouge ..il viaggio, infatti Gezgin in turco significa viaggiatore e Varuna è la divinità dell’ordine cosmico per i Veda dell’india settentrionale.

libroinfaccia

Murat ha lasciato il suo lavoro di professore universitario di matematica, ha viaggiato da sempre e non si è ancora fermato. Profondo conoscitore dell’Asia e del Sud America, non ha perso la sua vena pedagogica e continua ad infondere nei giovani la cultura e la curiosità per il viaggio. Nei Varuna lavorano sopratutto studenti universitari, per i quali spesso, Murat organizza e finanzia dei viaggi di conoscenza.

Perchè non si può parlare di viaggi dietro il bancone del Cafè del Mundo senza avere sotto pelle, fresca  la sensazione dell’esser lontani.

Davanti ad una Peroni – Nastro azzurro, probabilmente figlia di una joint venture tutta Italiana..ci si confronta su viaggi, attraversamenti di frontiera, documenti di viaggio, paesi e popoli, viaggiatori e della sua Turchia, o meglio della Turchia di tutti e di nessuno. L’atmosfera del locale è suggestiva e ti porta via..sei in un bar di Bangkok, in un cafè della Lousiana, in un bar Londinese..

Murat ha una casa poco distante dal cafè. Sembra un piccolo ostello, con una stanza dedicata agli amici e ai backpackers che fanno tappa ad Eskisehir. Ci fermiamo tre giorni condividendo la stanza con la magica Pinar.

 

streer

In un caldo pomeriggio Murat ci porta fuori.. letteralmente..destinazione sconosciuta. Mentre attraversiamo la storia di Eskisehir, passando dalla città moderna, a quella antica, fino a quella ottomana, parliamo della Turchia, di identità culturale e del nazionalismo che abbiamo notato in questi giorni parlando con la gente e osservando le onnipresenti bandiere lunastellate.

Chiediamo a Murat come senta la sua identità come Turco e cosa ne pensa di questa fierezza nazionalista che imperversa, quest’avversione nei confronti delle altre etnie e la necessità di alcuni popoli di rivendicare con forza le loro peculiarità linguistico culturali. “La Turchia è un territorio con dei confini, una lingua comune, in mezzo ad altre, ma cosa vuol dire essere turco? Sentirsi turco? I turchi arrivano da tutto il mondo, non siamo una etnia o un popolo solo…siamo tanti e diversi: qui ci sono Curdi, Arabi, Armeni, Azeri, Greci, Turkmeni, Gaugazi, Circazzi, Lazi, Georgiani.. e i turchi che si definiscono tali arrivano anche loro da qualche parte.. quindi cosa vuol dire essere turco? vuol dire semplicemente abitare in questo stato, ma forse anche solo parlare di cultura turca è molto difficile..”

Con il discorso che si conclude con queste domande rilanciate, entriamo in Hammam..era questa la destinazione della nostra uscita. Capire la Turchia anche attraverso il famoso bagno turco.

hammam

L’hammam: ..un posto molto lontano da me, culturalmente parlando, ma mi incuriosisce..è difficile comprendere come si riesca a stare, parlare, respirare in un luogo umido che supera i 50 gradi e l’acqua delle vasche attorno ai 45 gradi centigradi. Murat ci racconta che ancora oggi molti uomini vengono all’hammam per riunioni di lavoro, prendere decisioni importanti e concludere affari. Io cerco di parlare con un ragazzo che vuole sfoggiare il suo perfetto inglese appreso negli states, ma resisto circa un minuto e mezzo e rischio il collasso..chiedo scusa e mi allontano dalla sala della piscina..

…dopo 20 minuti buttato a terra, il mio organismo ricomincia a funzionare ed è tempo per il lavaggio: un energumeno di circa 120 kg comincia a strofinarmi con una spugna insaponata con la delicatezza di un pizzaiolo che allarga l’impasto, mi da manate sulla schiena, lavandomi dalla testa ai piedi.

Oltre all’energumeno, mi colpisce la naturalezza della vicinanza e del contatto tra gli uomini. Questo tipo di relazione tra uomini è qualcosa che culturalmente stiamo perdendo (nello “stiamo” decidete voi se mettervici dentro) ed è triste.. il toccarsi tra uomini è diventato un tabù se non per la stretta di mano o al massimo una pacca.. all’hammam gli uomini stanno a stretto contato con sconosciuti senza paura di perdere virilità. Si ha sempre timore di perderla sta virilità e allora l’uomo tiene le distanze dall’uomo..cosa ci spaventa? Immaginiamoci in Italia al primo contatto tra corpi di uomini in un luogo pubblico come una qualsiasi piscina…“ma che tocchi?sei frocio?”probabilmente si cadrebbe in questo clichè poco edificante.

Dopo il quasi collasso, col metabolismo rallentato, ci lasciamo cadere sui lettini di descanso, dopo essere stati asciugati e rivestiti di asciugamani multicolore dall’addetto dell’Hammam ..assaporiamo l’acqua fresca pronta sul tavolino e io e Andrea ci guardiamo con uno sguardo d’intesa che parla da solo “questasicheèvita..”

La sera levigati e cotonati dalle acque calde del bagno turco, visitiamo il nuovo Varuna Gezgin. Come al Cafè del mundo, si assaporano sfumature planetarie, odori, immagini che arrivano da lontano..il locale ufficialmente sarà inaugurato tra una settimana ,ma è già pieno di gente!

l’atmosfera del locale fa già viaggiare chi non ha ancora deciso di muoversi e si gode un pre- partenza tra una birra e l’altra, magari leggendo Hemingway, Chatwin o chissà magari un Bettinelli o una Lonely Planet, pescando dalle librerie che ricoprono le pareti del locale.. la tenda da campeggio è sopra il bancone del bar.. e ha già ospitato una viaggiatrice.

Ho il desiderio di vedere covi come i Varuna Gezgin sparsi per il mondo..

out

Quando passerete dalla Turchia, che abbiate uno zaino i spalla o caricato sulle chiappe del vostro mulo a pedali o a pedivella, che abbiate già in mano una cartina dell’india o il biglietto di ritorno per l’Italia, passate da un Varuna e la sindrome di Wonderlast vi contagerà (si lo so che pare sia genetica, ma mi piace pensare si contagiosa).

qualcosa di più sui Varuna Gezgin e Cafè del mundo:

www.varunagezgin.com/   www.delmundocafe.com/

 

cap

*pietro

Rispondi