Intorno al mondo senza amore come un pacco postale senza nessuno che le chiede come va…

Lug 05, 2017 by nessunofermalestelle in  Blog Uncategorized

Intorno al mondo senza amore
come un pacco postale
senza nessuno che le chiede come va…

dopo un anno insieme come una coppia di ferro, dall’Italia al Vietnam, dopo più di 45000 km sulla tua sella, arriva il momento della nostra separazione..
E’ arrivato il momento di lasciarti andare verso i mari del nord assieme ai marinai, mascalzoni ed imprudenti..
.. il mio animo è inquieto e la nostalgia già mi prende.. ma ti penserò,li’ sul ponte a condividere del liquore oltre il confine del mare..

ti chiedo solo di farti trovare al porto di Le Havre per un altra avventura.. il nostro Tour de France..

ma per raggiungerti c’è da camminare.. più di 200km da Parigi lungo la Senna.. quindi non mi abbandonare.

buon viaggio o mia vergine di ferro..

tuo..pietro

to be continued….

Nessuno Ferma le Stelle – un viaggio da Milano a Saigon in Star

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after one year toghether, after 45000km, from Italy to Vietnam, like a couple, the time to leave you it’s come.
with saylors, i hope gentlemen, you will cross the oceans until northern cold seas..
see you in Le Havre for an other adventure.. our tour de France..

but before …i need to walk more than 200km.. on the Senna river..

to be continued…

thx to Mr. Pat Joynt and all the crew of Saigon scooter center

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[TURCHIA] SULLE TRACCE DI GIORGIO BETTINELLI #1 Istanbul

Ago 25, 2016

Dopo la Grecia, passata veloce sotto le ruote di Giorgio Bettinelli, scopriamo le prime tracce del suo passaggio alla p.54 di “In Vespa. Da Roma a Saigon”.

“Soltanto dopo il tramonto, con una bottiglia di raki in tasca, ritorno nella mia camera alla Barut’s Guest House, nel centro di Sultan Hahmed, a due passi dalla moschea di Santa Sofia e Topkapi.”

Anche noi eravamo lì qualche giorno fà..nei pressi del Barut’s hotel, quindi è iniziata la ricerca.     Ovviamente la prima mossa è cercare la guest house su google, ma c’è qualcosa che non quadra.

infatti qui potete vedere che l’ubicazione del sito è esattamente oltre le mura del giardino dove è situato il famoso palazzo dei sultani Topkapi. A quel punto lascio perdere google e procedo alla maniera del 1992, chiedendo a taxisti e locandieri, ma mi mandano tutti decisi alla Bahuaus Guest house, forse perchè suona simile?

non demordo e provo ad entrare comunque nel giardino del palazzo del Topkapi.. per sapere come è andata guardate questo video.

Al prossimo capitolo! A quando si incroceranno di nuovo le nostre strade..

 

 

 

[TURCHIA] SULLE TRACCE DI GIORGIO BETTINELLI #2 Ürgüp – Cappadocia

Set 10, 2016

Eccoci ancora sulle tracce di Giorgio Bettinelli. Dalle pagine del libro  – In Vespa. Da Roma a Saigon – cerchiamo di ritrovare i luoghi del passaggio dell’avventuriero su due ruote che 24 anni fà, ebbe la folle idea di prendere uno scooter 125cc e partire per l’estremo oriente.. nel 2016 ci riproviamo con Nessunofermalestelle.

Dopo avervi raccontato (qui) la vana ricerca dell’Hotel Barut a Istanbul, ci riproviamo con un altro albergo, l’hotel Elvan a Ürgüp nella splendida Cappadocia..

alla pagina 68 Bettinelli scrive: “L’Hotel Elvan di Urgup, il primo a cui ci presentiamo dopo la ricerca vana a Goreme, ha una sola camera libera, la nostra, che, dà su un bel giardino interno e ha le pareti scavate nella roccia bianca, come le antiche abitazioni ricavate dalle montagne tutt’intorno. Alle dieci di mattina il figlio della padrona viene a bussare alla porta e mi mette tra le mani il vassoio della colazione…”… quel bambino, forse lo riconoscerete sotto i baffi di un omone alla fine del filmato qui sotto.

In India in 20 minuti .Tra templi Sikh e rifugiati Tibetani. Non è solo questione di capelli.

Dic 07, 2016

 

Varcare la soglia dell’india in venti minuti è un’esperienza da centometristi.

Alle 14.30 del 24 novembre stiamo ancora seduti con Umar e Faruk a gustare dello spinossissimo e speziatissimo pesce di fiume nel centro di Lahore – Pakistan.

Arriviamo ai primi blocchi di polizia, in quella che molto probabilmente si chiama India Road, alle 15.30. Un ufficiale ci guarda nervoso e ci esorta animatamente a muoverci rapidi.

Alle 16 la frontiera di Wagah sarebbe stata chiusa per la quotidiana cerimonia, che vede i due eserciti esibirsi in spettacoli patriottici, una vera e propria attrazione con tanto di spalti per offrire ai turisti una perfetta prospettiva. Corriamo letteralmente da un ufficio all’altro per timbri, firme,controlli, formulari e ispezioni..

Alle 15.55 siamo al cancello che unisce (e spesso divide) India e Pakistan e quasi imbarazzati passiamo sotto gli spalti che i turisti stanno riempiendo in attesa dello spettacolo. Ci guardano tra il divertito e lo sconcertato, qualcuno ci fotografa, qualcuno ci applaude come fossimo gli apri pista della serata. Così strappiamo il traguardo e siamo in India.

I primi giorni indiani hanno a che fare in qualche modo con barba e capelli. Chi non li taglia per rispetto a Dio e chi si rade per avvicinarsi a Buddha.

 

La prima tappa è il Golden Temple di Amritsar a circa 60 km dalla frontiera. Sono passati tre mesi da quando l’amico Murat al Cafè del Mundo di Eskisheir, ci faceva appuntare sul taccuino questo misterioso tempio Sikh. Con l’aiuto di Pun kahn un giovane volontario del tempio, riusciamo ad entrare nel Gurdwara (tempio dei guru) e parcheggiare proprio nel sottoscala del chiostro dei dormitori .. e dei cessi.

Se a qualcuno non venisse in mente ancora chi siano questi sikh, potrei tagliare corto descrivendovi questi omoni, con turbanti colorati, barbe incolte, bracciali di metallo e l’immancabile pugnale argentato sul fianco e sono sicuro che un’immagine precisa si disegnerà

Passiamo tre giorni a piedi nudi e turbante(meglio del cilindro) tra i marmi lattescenti attorno al tempio coperto da 750 kg d’oro puro che brilla come una fiamma perpetua sulle acque della enorme vasca delle abluzioni.

Il tempo scorre lento cullato dai canti e dalle letture del Guru Granth Sahib ( il libro sacro dei sikh), dal ritmo dei dadh (tamburelli sikh) e dai riti del tempio. Il golden temple è una macchina eccezionale: tanto enorme, quanto leggera ed efficiente ,sempre in movimento, ben calibrata e luccicante.

 

Immensi pentoloni sfornano shorba, dhal, riso e altre gustose pietanze tipiche del Punjab. I sikh nel mondo sono famosi per essere ottimi cuochi o taxisti a New York. Quando si entra nella mensa del tempio si tocca con mano una parte degli ingranaggi della “golden machine”. Qualcuno ti porge un vassoio de ferro, poco più in là un cucchiaio e un bicchiere. I due refettori si svuotano e riempiono senza sosta. Ogni giorno vengono cucinati e serviti gratuitamente trentamila pasti. I barbuti sikh sul percorso indicano dove sedersi e così come un millepiedi che si lascia andare al suolo centinaia di persone il fila, si siedono sui lunghi tappeti e aspettano il loro pasto che arriva in pochi secondi da abili servitori, che con movimenti precisi di polso scodellano le profumate pietanze. Finito il pasto si portano le proprie stoviglie a chi le divide e come abili giocolieri, le fa arrivare tra lanci e prese, alla immensa washing machine umana che produce un ritmico e assordante rumore che ricorda quello di una stamperia in piena attività. Chi vuole può finire il pasto con un cay servito caldissimo dai rubinetti di immense botti sempre piene. In questa cucina che sembra funzionare come un organismo unico, possono entrare volontari a lavare o a preparare le verdure come gesto di umiltà e partecipazione, proprio come vuole a cultura sikh. Sono affascinato..si capisce eh?

Dalle barbe infinite alla rasatura ascetica dei monaci tibetani in esilio.

Lasciamo le pianure del Punjab per spingerci fino alle pendici della catena del Dhauladhar, ai piedi dell’Himalaya. Siamo a Mc Leod Ganj frazione di Dharanshala o più conosciuta come: “dove vive il Dalai Lama”.

In questo paesino di montagna nell’Himachal Pradesh, non vive solo il supremo rappresentante del mondo buddista, ma una intera comunità in esilio. A Dharamshala dal 1959 ospita i tibetani in fuga dalla persecuzione cinese ed è anche la sede del governo tibetano in esilio.

Passeggiare per questa cittadina tra templi, scuole di meditazione, centri culturali tibetani, bancarelle con ogni genere di cianfrusaglia buddista, è più facile incontrare gli occhi sottili di chi viene da est, gli occhi celesti di chi arriva dal lontano occidente, che le scure e scaltre facce da indiano. Questo luogo è un india a parte: rilassante, dove il traffico non c’è e il tempo scorre lento. Migliaia di turisti ogni anno vengono a cercare se stessi, a “fare il pieno allo spirito” con meditazioni o altre pratiche orientali. Cose da radikal freak? forse.

Arrivo in paese e dopo aver driblato un paio di affitacamere pressanti e conosco Sunyl, operatore sociale in paese che mi ospiterà a casa sua per un paio di giorni a Natti un piccolo villaggio a 5 km dal mc Leod Ganj.

Arrivati a casa sua nel cortile c’è aria di festa, infatti un vicino di casa si sposerà a gennaio e oggi c’è stato il taglio della legna per un matrimonio che si celebrerà a Gennaio.

Questo avvenimento è occasione per condividere una cena con il vicinato e lanciarsi in balli sfrenati. L’aia diventa per una notte una pista da ballo. Dalla musica tradizionale del Punjab alla tamarra commerciale di Bholliwood. Ci sono almeno quattro generazioni a contendersi la pista.. la mia generazione è ovviamente alticcia e mi invita ad unirmi allo spirito alcolico.. la schiena si scioglie, le braccia si agitano e si urlano i ritornelli punjabi.

In questi giorni ritrovo anche la montagna nei polmoni, nelle gambe, negli occhi. La montagna che ovunque vai è sempre lei, ovunque sbuchi dalla terra e ti fa sentire a casa. In tutto il mondo. Raggiungiamo in giornata la vetta del Triund a circa 2800mt, dove troviamo un attrezzatissimo campo base per le spedizioni sul Dhauladhar. Mi mancava guardare da lassù.

E’ il 30 novembre: Sveglia alle 5 e prima di partire un saluto al Dalai Lama: raggiunge il tempio attorniato da fedeli, nel completo silenzio, non un urlo, non una foto, non un battito si mani, come si suol dire: religioso silenzio. Occhi svegli e pacifici, sorriso disteso, passetti leggeri e un paio di Tod’s ai piedi (che sembrano andare molto di moda tra i monaci di una certa età).

Scendendo dalle montagne dell’Himachal Pradesh verso Delhi mi fermo a Chandigargh. Questa benestante cittadina dalla pianta regolarissima è stata pianificata e realizzata dal famoso urbanista Courbusier. Dopo essermi scrollato di dosso la barba di fumo, mi aggiro per le villette a schiera di Chandigargh e noto per strada, davanti ad un venditore ambulante di patatine fritte, un cavallo bardato di ogni tipo di suppellettile cavalcato da un uomo dagli abiti stravaganti. Dopo qualche minuto la sgarrupata Punjab’s Band attacca con ritmi febbrili e anche con evidenti stecche sonore. Parte un corteo e le telecamere registrano dei giovani uomini ballare. È un matrimonio.

Seguo curioso il corteo e poco dopo sono risucchiato nel mio primo e spero non ultimo matrimonio indiano. Una serata indimenticabile.

Questo era qualche giorno fà..ora sto scrivendo dallo Youth International Hostel di Delhi, girando come una biglia impazzita tra ambasciate, ministeri ed agenzie per assicurarmi la continuazione del viaggio verso il sud est..ma delle molteplici facce di Delhi vi racconterò nel prossimo aggiornamento..

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