[KOSSOVO] Non insegnate ai bambini… la vostra morale

Set 01, 2016 by nessunofermalestelle in  andrea Blog il viaggio kossovo

Attraversare i Balcani dalla Slovenia alla Grecia è stata un esperienza interessante sotto molti punti di vista. Su tutti un aspetto in particolare ha prevalso. Non credo di averci capito molto, ma ho semplicemente constato la miriade di questioni d’identità e rivendicazioni territoriali di questa terra.
La Slovenia con la sua cultura mittle-europea, la Bosnia divisa tra croati, serbi e mussulmani, il Kossovo e la sua discussa indipendenza e per finire la diatriba “denominativa” tra Macedonia e Grecia.

Le abbiamo sentite tutte, davvero tante.

Non sarò qui a parlavi di tali questioni perchè non mi sento nè all’altezza, nè la mia opinione può ritenersi più vera di tante altre che si possono ascoltare.

Invece vi parlerò dei bambini.

In molti dei discorsi che ho ascoltato l’elemento ricorrente era: “un tempo vivevamo tutti pacificamente insieme…” poi qualcosa è cambiato. Sono diventati grandi.

Prendiamo due bimbi che giocano, essi non si sentiranno mai diversi finché qualcuno non gli dice che sono diversi.
(mi ricordo ancora della piccola Nina, macedone, diventata amica di una bimba greca nel campeggio di Portokali, giocavano e parlavano a gesti, i loro genitori erano stupiti e meravigliati.)

I bambini sono dei piccoli adulti, adulti liberi. Pensiamo che loro giochino con la fantasia, ma in realtà la fantasia maggiore è quella dei grandi, che si inventano l’odio per i propri simili.

I bambini comunicano, sempre e comunque, in ogni circostanza e con ogni mezzo. I grandi no, pongono muri di silenzio e quando non c’è dialogo, nasce una guerra.

I bambini sono spontanei e naturali, non seguono nessuna corrente, ideologia, pensiero o cultura… pensano con la loro testa, finché i grandi gli insegnano a pensare come loro.

I bambini non hanno paura del buio, sono i grandi a insegnargli di aver paura di esso, perchè è nel buio (ovvero l’ignoranza) che si nasconde il nemico.

Ecco, qualcosa del genere succede ogni qualvolta scoppia una guerra o si alza un muro.
Qualcuno, dall’alto, fomenta le diversità portandole all’odio. La differenza diventa un problema da combattere ed eliminare. Quando invece potrebbe essere, e lo è, una ricchezza! Cosa sarebbe il mondo senza diversità? Non sarei qui a viaggiarci sopra con la mia Vespa.

Quel qualcuno può essere visto come un adulto, che per seguire e convalidare la propria morale, insegna ai bambini a comportarsi come lui. Lo fa a fin di bene, ne è convinto. Perchè crede nell’antica storia “dei buoni e dei cattivi” (non è un caso che molte delle fiabe raccontate ai bambini abbiano sempre questi due personaggi) e la trasmette ai suoi figli.

Non c’è niente da fare, anche il più nobile dei pensieri può dar luogo a una guerra nel momento in cui non riesce ad accogliere un pensiero diverso.

I Balcani sono un esempio di questa assurdità ma se ne possono trovare migliaia in questo mondo. Mi viene in mente il genocidio del Rwanda. Anche li la stessa frase “un tempo vivevamo tutti pacificamente insieme…” e si sono scannati tra vicini senza nemmeno bisogno di armi (per questo non credo più che siano le armi a uccidere… se l’uomo è pervaso dall’odio può compiere una strage anche solo a suon di machete).

E allora la domanda sorge spontanea, cosa dobbiamo insegnare ai bambini? Nemmeno Gaber sa dirlo, ma sa cosa NON insegnare.

Dategli fiducia e amore… il resto è niente.

(andrea)

 

 

 

[SERBIA] ALLIANCE, il network dei work-camp internazionali.

Ago 10, 2016

Erano una decina, forse qualcuno di più. Arrivati tutti insieme in un pulmino affittato da Young Researches of Serbia. Esponenti di associazioni greche, spagnole, italiane, francesi, ceche, belghe che operano nel settore dei work-camps internazionali. Il grande network che li unisce si chiama ALLIANCE

Cos’è ALLIANCE:

Partiamo da questo semplice presupposto:

Se pensi di essere venuto qui per aiutarmi stai perdendo il tuo tempo, ma se pensi che la tua liberazione sia legata alla mia, allora lavoriamo insieme

– sono le parole di una giovane aborigena che descrivono al meglio la filosofia portante di questo network.

alliance_logo2011 Un work-camp intenazionale è un progetto di due/tre settimane in cui giovani provenienti da diversi paesi vivono a stretto contatto con un obbiettivo comune, a favore della comunità locale in cui si trovano. Può essere la ristrutturazione di una scuola, la pulizia di un bosco, l’animazione di campo estivo per bambini o un centro per disabili…  Ma in realtà il vero obbiettivo è di per se lo scambio interculturale che avviene tra i partecipanti al campo. Non ci sono mai infatti più di due partecipanti della stessa nazionalità.

Lavorare insieme perchè altro non si può fare. Condividiamo lo stesso pianeta, lo stesso periodo storico, se sono libero io devi essere libero anche tu. Non vengo ad aiutarti ma a partecipare al tuo destino che infondo è anche il mio…

Le culture si incontrano, si conoscono… e quanto fa bene tutto ciò alla Pace. Non è un caso che il primo campo di lavoro fu sulle montagne del Verdun con partecipanti Francesi e Tedeschi appena dopo la prima guerra mondiale.

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Il funzionamento:

Le associazioni che fanno parte di ALLIANCE (in italia troviamo YAP ITALIA, LEGAMBIENTE e LUNARIA) sostanzialmente svolgono il duplice lavoro di “accoglienza”  e “invio” dei volontari nei campi.

Yap Italia, per esempio, organizza ogni anno, per l’estate, una decina di campi di lavoro in Italia. Così fanno tutte le altre associazioni di ALLIANCE. In primavera si incontrano tutti nel famoso TECHNICAL MEETING (ogni volta in un paese diverso) e tornano a casa ognuno con la lista completa di tutti campi organizzati nel mondo. Successivamente Yap Italia promuove i campi delle altre associazioni e inizia a raccogliere le prime iscrizioni dei giovani italiani che desiderano partire all’estero. Nel frattempo, raccoglie anche le iscrizioni dei giovani di tutto il mondo che arrivano dalle associazioni partner per i propri campi in Italia. Si mette così in moto un reciproco scambio di volontari.

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I delegati di alcune associazioni di ALLIANCE intente a lavorare nel work-camp di Kragujevac.

I membri di ALLIANCE:

Sono dunque associazioni di tutto il mondo che co-operano senza una vera e propria associazione centrale, qui potete trovare la lista completa. Si incontrano spesso perchè è importante mantenere i contatti e scambiarsi le “best pratices”. Raccolgono fondi dai programmi europei destinati alla cultura e ai giovani attraverso la stesura di progetti, ma anche dalle piccole quote di partecipazione ai campi (per un campo in europa un volontario spende sui 100 euro per un campo di due/tre settimane).

 

Abbiamo incontrato i membri di alcune di queste associazioni durante la nostra visita ai campi di Kusadak e Kragujevac in Serbia. Erano stati invitati da Young Researches of Serbia proprio per far far vedere da vicino i loro campi. Tra loro c’era Luca di Legambiente.

 

 

I PENSIERI DELLA MOTOCICLETTA #1. morfologia di un viaggio (o vita)

Ago 23, 2016

Quando la mente è sgombra da pensieri “tecnici” circa il viaggio, allora amo filosofeggiare a mio modo.

Viaggiare è un po come vivere,

diceva il saggio. Perchè infondo molte delle cose che fai le avresti comunque fatte anche rimanendo a casa.

Dormire, mangiare, bere, respirare, lavarti, scrivere, leggere, guidare…

Per i saggi zen, tutto infondo è la stessa cosa. Il buon caro vecchio Vuoto… ma questa è un altra storia.

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La mia teoria della morfologia del viaggio è cominciata pensando al momento esatto in cui mi trovavo (hic et nunc).

Mi sono chiesto: “come ricorderò questo momento quando sarò tornato a casa?”, “cosa racconterò?”, “come melo immaginavo prima di partire?” “ma, soprattutto, me lo ricorderò o verrà dimenticato?”

Vita e Viaggio sono due concetti che ritengo molto simili

e li userò come sinonimi. Un viaggio non esiste nel solo momento in cui si viaggia. Un viaggio è fatto di azioni contingenti e contenuti, ovvero il significato di queste azioni. Questo significato non si esaurisce nell’azione ma permane nella mente dei ricordi di una persona per molto tempo. Egli, oltre a ricordare, racconterà il suo viaggio, ovvero proverà a comunicare il significato della sua esperienza ad altri. Prima ancora immaginava già questo viaggio. In ultimo non bisogna tralasciare che molte azioni e rispettivi contenuti potranno cadere nell’oblio ed essere dimenticati.

Un viaggio infondo è il racconto di quel viaggio. Potrà coincidere o meno con la realtà, ma non tradirà il suo significato.

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Ecco, tutto ciò, se siete d’accordo, potete applicarlo al concetto di Vita, così come a quello di una torta (immagino una torta, la mangio, mi ricordo quanto era buona e lo racconto a un mio amico, dopo un anno però me ne sarò dimenticato).

Esiste la VITA, quella VISSUTA, RICORDATA, RACCONTATA, IMMAGINATA, DIMENTICATA, INVENTATA.

Sono tutte parti della stessa cosa e nessuna può ritenersi più vera di un’altra perchè son fatte tutte della stessa materia, le parole.

L’importante è sapere con quale di queste parti si ha a che fare.
Se, per esempio, chiedo a qualcuno di raccontarmi come vive, devo considerare che le sue parole saranno un insieme di realtà vissuta, ricordata, immaginata, inventata, dimenticata e infine raccontata. Un bravo etnografo sarebbe sicuramente in grado di isolare tutte queste parti e cercare ciò che gli interessa.

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Passato, presente, futuro, convivono nello stesso momento. Così come realtà e finzione.

Questa consapevolezza mi fa sentire immensamente pieno, pieno di vuoto, a cui do forma con il mio racconto.

Spesso infatti si ha la sensazione che il tempo fugga via,

godersi l’attimo non basta, allora so che potrò richiamare alla memoria un episodio e riviverlo infinite volte. Se qualcosa non è andato come speravo, potrò sempre romanzare, aggiungendo o togliendo qualche dettaglio, infondo i ricordi sono miei e posso farne quel che voglio.  Non sono un cronista, sono solo un uomo che vuole rendere unica la propria vita!

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Lasciatemi fare un’ultima metafora.

Un viaggio è come un buon vino, una volta imbottigliato continuerà a fermentare e migliorare invecchiando.

 

Le parole sono tutto.
Sono la forma dei nostri pensieri.

(Andrea)

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