Qualcuno non capirà il tuo viaggio… ma non è il loro viaggio. è il tuo!

Feb 01, 2016 by nessunofermalestelle in  andrea evidenza il viaggio

Se vai a Milano, prendi l’ombrello che a Palermo piove!!

I giorni passano e le notizie che arrivano dal mondo non sono delle più rassicuranti.
Ti sforzi di fare appello a tutte le risorse intelletuali che possiedi per costruire un quadro logico della situazione.
Intanto cresce l’insofferenza per chi critica e cerca di dissuaderti dall’itinerario del tuo viaggio, soprattutto quando nomini paesi come IRAN, PAKISTAN, TURCHIA.

Ieri ho parlato con un ragazzo della Siria, in italia da 8 anni. Mi ha raccontato di essere stato nel suo paese nel 2014. La situazione è la seguente: ci sono zone dove sparatorie, cecchini e bombe sono all’ordine del giorno, eppure la vita scorre normale. La popolazione si è ormai abituata, cos’altro deve fare? E poi ci sono zone dove invece non succede assolutamente nulla, per esempio la sua città. Mi dice che le ambasciate rialsciano ancora visti turistici.

Qualche giorno fa invece ho parlato con un signore del Pakistan, qui dove lavoro, e mi ha confermato come le zone pericolose siano le aree tribali (a nord-ovest lungo il confine con l’Afganistan) e la città di Karaci. Per il resto… piuttosto c’è d’aver paura del traffico!

La guerra non è quella cosa per cui appena si entra in uno Stato ci si trova sotto tiro di armi da fuoco da tutte le parti. Ricordiamoci come anche in Italia la gente viveva, lavorava e cresceva durante le due guerre mondiali.

Generalizzare sulle questioni di sicurezza di paesi, su cui conosciamo poco, lo trovo profondamente offensivo.
E’ come non voler visitare Udine perchè a Napoli c’è la camorra.
E’ come non voler stringere la mano a un malato di aids pur sapendo che non c’è nessun pericolo di contagio.
E’ come non voler sedersi di fianco a un uomo che indossa una tunica durante un volo aereo.

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Andrea durante un viaggio in Siria nel 2009

Lungo il nostro viaggio passeremo sicuramente in Paesi al cui interno oggi si rilevano scontri armati. Ma stiamo parlando di alcune zone all’interno di grandi Paesi. Nelle altre zone il rischio di attentati o conflitti è pari a quello che ci può essere in qualunque altra città europea. Anzi, possiamo sicuramente affermare che negli ultimi mesi ci sono stati più morti per mano dell’ISIS a Parigi rispetto a Islamabad. Inoltre tra le 50 città più pericolose al mondo non ve n’è nessuna che attraverseremo, mentre ve ne sono in Brasile e Stati Uniti, e chi si sognerebbe mai di ammonire qualcuno che va in vacanza in quei posti? E potrei andare avanti all’infinito… ma non voglio citare dati di cui non ho fonti.

E’ come uscire con l’ombrello perchè hai saputo che a 1000km di distanza sta piovendo!

Sembra proprio che certi paesi nutrono di cattiva reputazione infondata, alimentata dalla paura del diverso e da anni di pressione mediatica contro un certo lato di mondo.

In questi mesi ci informeremo il più possibile su dove siano effettivamente queste zone ad alto rischio e staremo ben attenti a tenerci lontano quanto basta da esse.
Per il resto non vogliamo privarci delle bellezze artistiche e culturali e la ricchezza degli incontri che faremo lungo la strada che c’è da qui… a Saigon!

(Andrea)

la frase del titolo è una riadattamento di una frase di Zero Dean

[TURCHIA] SULLE TRACCE DI GIORGIO BETTINELLI #1 Istanbul

Ago 25, 2016

Dopo la Grecia, passata veloce sotto le ruote di Giorgio Bettinelli, scopriamo le prime tracce del suo passaggio alla p.54 di “In Vespa. Da Roma a Saigon”.

“Soltanto dopo il tramonto, con una bottiglia di raki in tasca, ritorno nella mia camera alla Barut’s Guest House, nel centro di Sultan Hahmed, a due passi dalla moschea di Santa Sofia e Topkapi.”

Anche noi eravamo lì qualche giorno fà..nei pressi del Barut’s hotel, quindi è iniziata la ricerca.     Ovviamente la prima mossa è cercare la guest house su google, ma c’è qualcosa che non quadra.

infatti qui potete vedere che l’ubicazione del sito è esattamente oltre le mura del giardino dove è situato il famoso palazzo dei sultani Topkapi. A quel punto lascio perdere google e procedo alla maniera del 1992, chiedendo a taxisti e locandieri, ma mi mandano tutti decisi alla Bahuaus Guest house, forse perchè suona simile?

non demordo e provo ad entrare comunque nel giardino del palazzo del Topkapi.. per sapere come è andata guardate questo video.

Al prossimo capitolo! A quando si incroceranno di nuovo le nostre strade..

 

 

 

[SERBIA] Il giovane liutaio di Zemun, Belgrado

Ago 05, 2016

A volte capita inaspettatamente, certe persone sono dotate di spontanea generosità e non c’è molto altro d’aggiungere…

Qualche giorno fa mi cade la chitarra mentre sto guidando fra le vie di Belgrado. Sembra non essersi fatta nulla ma quando apro la custodia, dannazione, si è scollata la tavola armonica dalla parte del ponte! La mia compagna di viaggio, sicuramente più armonica e dolce di Pietro, con una ferita aperta dopo appena due settimane.

Così il mattino dopo, grazie all’aiuto di Bojan dell’associazione Young Researchers of Serbia, cerco su google qualche liutaio della zona e tiro fuori il contatto di uno che si trova a Zemun, il tranquillo quartiere in riva al Danubio dove già ero stato il giorno prima a passeggiare.

Mi presento subito da lui. Il suo laboratorio non è nient’altro che una stanza del suo appartamento. Giusto qualche chitarra smontata, qualche amplificatore… Dice di sapere qualche parola di inglese, ma infondo gli basta vedere la chitarra per capire subito il problema. Gli parlo del nostro viaggio, la vespa, il Vietnam, gli lascio un adesivo.  Nel frattempo arriva anche la sua giovane moglie. Spiego che la chitarra mi serve quanto prima perchè oggi stesso dobbiamo rimetterci in marcia (siamo in fatti a Belgrado da 3 notti). Lui, preso un po’ alla sprovvista mi dice che riesce a fare tutto per le 5 del pomeriggio. Perfetto! A dopo.

Quando torno la mia chitarra è pronta, tiro fuori i 20 euro su cui ci eravamo accordati per la riparazione e … “Nothing, it’s free!” dice sorridendo col suo scarso inglese dal forte accento serbo “You have to save money for your trip!

Ho provato a controbattere, infondo quei soldi  non erano niente per una riparazione così tempestiva. Poi però ho subito realizzato che per lui, per quel poco che mi conosceva e che poco poteva cambiare alla sua vita, regalarmi la sua riparazione, ovvero la sua arte, valeva molto di più di quei 20 euro. E così ci siamo fatti una foto insieme e dati una profonda stretta di mano.

Tutto qua. Perché viaggiare è una ricchezza enorme e di tanto in tanto riesci a scambiarla quasi fosse una moneta. Quella moneta unica, emessa solo dalle tue esperienze e di enorme valore per chi la sa apprezzare.

Il liutaio in questione si chiama Goran e questo è il suo sito, e chissà mai se saprà che ho scritto di lui…

Andrea

[GRECIA] Controcorrente, visita al Campo Profughi di Vasilika

Ago 25, 2016

Controcorrente sulla Balkan route: a poche decine di chilometri da Salonicco (GR), il campo profughi di Vasilika. Abbiamo incontrato i catalani di EkoProject e l’associazione italiana Mam beyond border, due realtà che lavorano per rendere più sopportabile la vita nel campo ai 1200 rifugiati, di cui centinaia sono bambini.

Qualche settimana fa eravamo a Belgrado e da li abbiamo pubblicato un articolo sulla drammatica situazione in cui stanno vivendo centinaia di profughi nella capitale Serba e siamo entrati negli spazi di Mikstaliste. Si parlava di rotta balcanica paragonandola ad un imbuto, infatti più ci si spinge ad est “controcorrente”, più i numeri dei profughi aumenta. Se in Serbia ci sono circa 4000 profughi, in Grecia si parla di più di 50000 .

Questa la nostra visita al campo di Vasilika:

12 agosto: siamo a Portokali (orange beach), in un luogo meraviglioso sulla costa est di Sithona, il secondo dito della penisola calcidica. Quando cala il sole, suonando sugli scogli vicino al mare cristallino, conosciamo il gruppo di volontari che operano presso il campo di Vasilika, oggi è venerdì e sono nel giorno di pausa. I ragazzi, quasi tutti catalani, ci raccontano che proprio in questi giorni come collettivo Eko stanno aprendo uno spazio autonomo educativo e ricreativo proprio a fianco al campo profughi ufficiale, controllato dai militari greci e gestito da numerose associazioni e ong.

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13 agosto: La mattina successiva copro i 130 km che mi separano da Vasilika e riconosco il campo e i suoi enormi capannoni industriali dalla strada grazie alle foto viste ieri dai volontari. Appena parcheggiata la star, proprio all’ingresso del campo,un ragazzo ad un tavolino di plastica colmo di barattoli di caffè solubile, mi invita a provare il suo frappè al caffè. Lui è Mahmud, Siriano di Aleppo, come la maggior parte qui al campo; mi racconta di aver lavorato in una caffetteria nel centro della sua città, ma ora “problem in Aleppo”, mi racconta della sua città caduta sotto le bombe e i colpi di granata. Mentre sto bevendo il frappè ricolmo di schiuma, un altro ragazzo si offre di accompagnarmi allo spazio di Eko “dagli spagnoli”(che non me ne vogliano i catalani) mi dice, perchè qui i militari non ti fanno entrare..

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A circa 100 metri di distanza dal campo, lo spazio Eko è all’interno di un giardino di un’abitazione privata. Decine di ragazzi sono impegnati a costruire nuovi capannoni, a creare collegamenti elettrici, a gestire i bambini arrivati dal campo.

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C’è frenesia, infatti proprio oggi si da il via alle attività del nuovo spazio Eko . C’è una zona gioco all’aperto e una coperta, un tendone dove verranno fatte attività per le donne, una scuola, una biblioteca e due spazi ancora in costruzione, uno spazio per adolescenti e la cucina.

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14 agosto: arrivato al campo, mentre sto bevendo l’ennesimo freppè di Mohammed per rifocillarmi dopo essermi perso nelle campagne nei dintorni di Vasilika, le guardie del campo mi chiamano.. “Hey vespaman! Came here!”. Mi chiedono del viaggio in Vietnam e mi chiedono pareri sulle maggiori marche di moto italiane.. fingo di saperne qualcosa, dico di conoscere l’associazione Mam Beyond Borders e vorrei visitare il campo, alla fine mi concedono di entrare.

Nello spazio esterno c’è un capannone dove vengono svolte attività ricreative ed educative e distribuiti i pranzi. All’interno di capannoni immensi sono piantate centinaia di tende dell’UNHCR.

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DSC_0117Alcuni ospiti del campo mi conducono alla tenda di Hasan, che oltre a fungere da alloggio è un ibrido tra una biblioteca ed una infermeria. Tra i libri c’è anche un irriconoscibile Paulo Cohelo tradotto in arabo. Hasan ad Aleppo,  si occupava del primo soccorso in ambulanza, mi racconta dei devastanti bombardamenti sulla città e delle migliaia di persone soccorse. Nel campo il medico è una presenza poco costante, quindi Hasan è diventato a tutti gli effetti un farmacista, un medico, un formatore. Mentre sono nella sua tenda numerose persone passano per curare piccole infermità. Hasan mi invita a mangiare con la sua famiglia nell’altra tenda. Il cibo distribuito al campo è mediocre, quindi la madre recupera alcuni ingredienti e rimaneggiandoli con sapienza crea pasti dal puro sapore Siriano ad esempio trasformando gommosi panini per hot dog in deliziosi ‘panzerotti’ al formaggio. Finito il pranzo alcune ragazze vengono a chiamare Hasan, stanno aspettando che inizi il suo corso di first aid. Assisto alla lezione e oggi il tema principale è come portare una barella, con tanto di dimostrazione pratica.

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Le persone all’interno del campo, dopo mesi di attesa cercano di ricrearsi una vita, cercando di condurre una vita in uno spazio che è un “non luogo”, dove le condizioni di vita sono al limite, mettendo a disposizione proprie competenze come Asia che continua a fare la parrucchiera, come Mahmud con la sua caffetteria, come Hasan con la farmacia e i corsi di first aid. 

Attraversare i capannoni, è come attraversare un vero e proprio villaggio, i bambini giocano su altalene improvvisate, un uomo si fa la barba davanti alla propria tenda, c’è chi cucina, chi legge, ci sono piccole bancarelle con frutta e verdura.

La capacità di sopravvivenza e di adattamento dell’uomo è grandiosa, ma questo non può portare a pensare che possa un giorno, la vita del campo diventare una vita normale. Le condizioni igieniche rimangono scarse, in questa stagione il caldo può diventare insopportabile e l’inverno insostenibile.

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Nonostante tutti gli sforzi delle realtà che collaborano all’interno del campo per garantire formazione ai più giovani e spazi ludici, pensare che bambini possano crescere all’interno di un campo profughi è aberrante. La vita è fuori dal campo ed esiterà solo quando queste persone potranno arrivare alla loro meta.

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EKO PROJECT nasce dall’esperienza del campo autogestito Eko, vicino ad Idomeni, sgomberato qualche mese fa. Il progetto è completamente catalano, ma accetta volontari da tutto il mondo. L’approccio di Eko è differente dalle associazioni che lavorano all’interno del campo, infatti la gestione dello spazio è fuori dal terreno del campo ufficiale ed è completamente autogestito ed indipendente. L’indipendenza di Eko gli permette di muoversi veloci nella costruzione del progetto, senza dover richiedere permessi e scendere a compromessi con la gestione militare del campo ufficiale, dall’altro lato il campo,fa i conti con la precarietà. Mi ha colpito l’estrema praticità e concretezza di Eko.

Proprio in questi giorni ha aperto il nuovo Spazio Donne gestito da Giada, una ragazza Italiana che da mesi collabora con EKO.

Per saperne di più e seguire gli aggiornamenti del campo guardate sulla loro pagina FB qui sotto.

https://www.facebook.com/Ekommunity/

MAM BEYOND THE BORDER è una associazione italiana che nel campo si occupa di seguire i più piccoli e le madri, mettendo a disposizione anche infermiere ed ostetricie. Il principale compito è quello di assistere le madri in gravidanza fino a dopo il parto, con appoggio medico e psicosociale. MBB all’interno del campo in realtà si occupa di molto altro, come le attività di animazione per i più piccoli o organizzando iniziative culturali.

https://www.facebook.com/MAMbeyondborder/

http://www.mambeyondborders.org/

Altre associazioni collaborano con il campo di Vasilika come: Save the Children, Firdaus e Intervolve

Le realtà che lavorano a Vasilika come negli altri campi necessitano costantemente di volontari, sopratutto da ora che va a terminare la stagione turistica e molti studenti che hanno partecipato ai progetti, tornano nel loro paese. Se volete dare una mano direttamente in loco o attraverso una donazione potete connettervi ai link sopra.

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