[ITALY] Quartiere Feltre Milano, un luogo ancora fuori dal turismo di massa

Mag 24, 2016 by nessunofermalestelle in  andrea il viaggio Italy

Il turista che decide di esplorare la Milano anonima e sconosciuta non dovrà sicuramente tralasciare il Quartiere Feltre.

Situato a nord-est di Milano, tra viale Feltre e viale Rombon, delimitato a est dal fiume Lambro. Il quartiere Feltre nasce tra il 1957 e 1960 da un gruppo di architetti che rimpiangono di non aver fatto altro nella vita.

Intanto, perchè visitare il quartiere Feltre?
Bè ogni posto è degno di essere visitato, ma soprattutto se mai dovesse svilupparsi il turismo tra queste strade, potrei affittare la mia stanza a molto dippiù di quanto farei adesso ; )

quartiere feltre MilanoLa chiesa e i giardinetti

Partiamo dal cuore del quartiere Feltre, la Piazza della Chiesa. Mastodontica costruzione che attira numerosi fedeli ogni domenica impedendo però alla gente del posto di poter trovar confortevole parcheggio. L’oratorio funge da luogo di ritrovo per numerosi giovani durante l’anno e specialmente durante i campi estivi.
Difronte ad esso, sulla sinistra, il gradevole parco-giochi dove numerosi bambini e qualche alcolizzato trascorrono le mattine e pomeriggi.

Via Carlo Alberto Pisani Dossi.

La via principale del quartiere. Un nome così lungo e facilmente mal comprensibile (Bossi? Rossi?) che, unito alla complessa numerazione civica dei palazzi dove i numeri sembrano messi a caso, scoraggia gli abitanti del posto ad ordinare pizze a domicilio preferendo andarsele a prendere. In questa via il lunedì mattina vi è il mercato rionale che cerca di resistere al profondo insediamento dei due grossi super-mercati Unes e Esselunga. Solo uno di essi però si trova effettivamente all’interno del quartiere.

quartiere feltre MilanoIl supermercato Unes.

Gradevole e fornito supermercato a misura d’uomo e dall’aria familiare. Si apre con il reparto frutta e verdura per poi condurvi nella navata centrale suddivisa in due corsie. Sul fondo si apre il reparto carne che conduce al successivo reparto salumeria e reparto refrigerati. In posizione nascosta una piccola cappella laterale da spazio alle bottiglie d’acqua e mangime per cani e gatti. Infine le sue 5 casse permetterebbero ai consumatori uno scorrevole passaggio ma raramente entrano tutte in funzione nello stesso momento. I cassieri, dall’aria rustica e pacifica sono ben predisposti nei confronti degli stranieri. Raccomandiamo le visite nei momenti di meno affluenza, come l’ora di pranzo. 

quartiere feltre MilanoIl bar dei cinesi.

Un tempo appartenuto ad una famiglia calabrese oggi è gestito da un clan cinese. I ristoratori asiatici sono persone genuine e accoglienti che sanno mettere subito a loro agio il cliente. Gustosi cornetti al cioccolato e ottimi cappuccini per una colazione in pieno stile italiano. E’ possibile poi acquistare coloratissimi gratta e vinci o giocare fino allo sfinimento alle fantasiose e simpatiche macchinette video-poker. Enormi panini a pranzo e bianchino a tutte le ore! Il turista che si addentra in questo bar potrà conoscere da vicino la fauna del posto. Rumorosi signori che dibattono di calcio, bollette, cellulari e immigrazione a ogni ora, vecchine in attesa dell’estrazione del lotto, i giovani studenti della scuola americana in pausa pranzo che donano un tocco decisamente global all’ambiente.

La scuola americana.

Appartata ai confini con viale Rombon, nel quartiere Feltre trova posto una scuola dove gli studenti parlano inglese. E’ possibile osservarli nelle loro pulite divise quando escono ordinatamente a fine lezione. Alla fine delle lezioni è possibile assistere alla cerimonia in cui numerosi suv e macchinoni arrivano per l’occasione parcheggiando in doppia fila e impedendo nuovamente povero abitante un facile parcheggio.

quartiere feltre Milano

I negozi bengalesi.

Se siete in vena di addentrarvi in una dimensione oriental questo è il posto per voi! Due negozi gestiti da simpatici commercianti bengalesi importano in questo quartiere prodotti asiatici. Infilatevi in essi per scoprire stranezze e cibarie che vengono da lontano, ma poterete trovare anche numerosi prodotti della tradizione italiana  caparbiamente riprodotti.

La posta.

Cuore amministrativo del quartiere, sempre all’avanguardia sulle nuove tecniche di prenotazione della fila che però risultano spesso incomprensibili alla gente del posto forse un po’ troppo retrò.

La gelateria.

Come non citare tale paradiso del gusto! Affollatissima in estate e all’uscita dei bambini da scuola, occhio a non far cadere il cono appena usciti fuori come spesso a chi sta scrivendo.

quartiere feltre MilanoI parcheggi.

Come è bello parcheggiare in questo quartiere! Infatti vi si possono ancora trovare le rarissime “strisce bianche” che consentono ai milanesi il parcheggio gratuito e senza limiti. Assente anche il divieto per lavaggio stradale che solleva gli abitanti dalla pratica dello “spostamento della macchina” un giorno a settimana. Automobilisti e camperisti accorrete!

 

La villa del liutaio.

Situata all’angolo tra via Rombon e via Pisani dossi, questa bellissima e nascosta villa del settecento offre dimora a un famoso liutaio che costruisce chitarre in alluminio. Egli è solito lavorare la notte, troverete infatti la luce della finestra del primo piano sempre accesa a qualsiasi ora notturna.

quartiere feltre Milano

Personaggi illustri di Quartiere Feltre.

Nel quartiere Feltre sono molti i personaggi degni di nota.

Primo fra tutti il Grande Bestemmiatore Incallito. Egli è solito portare a spasso due cani e richiamarli più volte all’ordine con fantasiose imprecazioni blasfeme. Nonostante ciò il suo carattere è bonario.

Il venditore ambulante di cinciaglierie. Trova posto difronte all’ Unes, vende un po’ di tutto e spesso lo si può trovare all’interno del supermercato seduto su una sedia a contare le monete.

Il commentatore da bar. E’ un’abbondante signore che trascorre gran parte della sua giornata al bar e non sta mai zitto, ha un opinione su ogni cosa e desidera farla conoscere a più persone possibile nonostante si rivolga alla persona a lui di fianco. Le sue posizioni sono effettivamente opinabili.

Il venditore di giornali al semaforo. Da tempi ignoti ogni mattina troverete questo pacifico signore che distribuisce giornali al semaforo su via Rombon, al collo un foglio con scritto “distribuisco giornali per mangiare“. Grazie a lui gli abitanti del quartiere sono sempre aggiornati su ogni fatto di cronaca quotidiana.

Escursioni nelle vicinanze

A pochi passi dal quartiere si trova il Parco Lambro, grande polmone verde della zona. In esso trovano riparo molti tossici e maniaci comunque innoqui e indifferenti ai turisti. La domenica il parco si trasforma in una repubblica indipendente sud-americana con impianti stereo degni dei più grandi palchi, venite a ballare la cumbia e ubriacarvi fino a parlare uno spagnolo perfetto!

quartiere feltre MilanoIl fiume Lambro delimita il quartiere dal comune di Segrate, ancora turisticamente sottosfruttato è privo di qualsiasi infrastruttura balneare. Le sue spiaggete di bottiglie di plastica offriranno relax ai viaggiatori più “wild” che amano i territori incontaminati.

Bricoman. Mega-negozio per il bricolage e fai-date. Ottimo e consolante rifugio in quelle giornate dove non sai che fare e sembra che a nessuno interessi di te.. tra viti, interruttori e cacciaviti il gli scoramenti trovano una tregua.

Dove alloggiare.

Il turismo non ancora sviluppato comporta il fatto che non vi siano strutture alberghiere all’interno del quartiere, potete trovarle su viale Feltre. Altrimenti rivolgetevi all’autore di questa guida che sta affittando la sua stanza poichè parte per il Vietnam e starà via 10 mesi.

Dove mangiare.

Al bar dei cinesi, alimentari bengalese.

Come arrivare.

Areoporto di Linate a pochi chilometri. Facilmente raggiungibile dalla tangenziale est (uscita Lambrate) o dalle fermate di metropolitana “Lambrate” o “Udine”. Da piazzale Loreto prendere il bus 55.

Si consiglia un soggiorno di almeno una settimana per assaporare al meglio il clima piacevolmente anonimo di questo quartiere. Non è richiesto nessun visto.

Andrea

[SERBIA] Belgrado: l’imbuto umanitario della rotta balcanica

Ago 01, 2016

Belgrado: l’imbuto umanitario della rotta balcanica

Serbia, Macedonia, Turchia, Iran, Pakistan saranno i paesi sulla nostra rotta verso est, ovvero il progetto di viaggio di Nessunofermalestelle.
Giunti a Belgrado la percezione di essere viaggiatori contro corrente si rende palese in modo violento. Ci rendiamo conto di essere esattamente nel mezzo dell’enorme fiume migratorio verso l’Europa.

Se doveste passare nel parco antistante la stazione degli autobus e avere la sensazione che il color arancio sia stranamente predominante sul verde, non avete le traveggole, ma state guardando le recinzioni che delimitano uno dei campi profughi di Belgrado.
La situazione è paradossale ed in quanto tale, preoccupante. Se vi inoltraste nel parco, vedreste un capanno di legno proprio tra le recinzioni, giusto di fianco a caffetterie e chioschi, intenti a vendere sigarette e giornali ai viaggiatori in partenza in bus: siete all’Infopark.

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Non un punto informazioni per visitare i parchi pubblici belgradesi, ma una base dell’International refugees commitee. Qui potreste incontrare Rashid, 28 anni, dopo un viaggio di 6 mesi dal Pakistan, pagato 8000 euro, in attesa qui a Belgrado da 2 mesi, nella speranza di trovare un passaggio verso ovest, oppure Mate Ullah, 25 anni, fuggito dalle bombe sganciate su Jalalabad, o Mohammed che lascia una Aleppo rasa al suolo, o ancora Shams, Hassnen, Mohssan, Mohammed…
Parlando con Amir o Ahmad, fermi a Belgrado da settimane o mesi, c’è la sensazione di parlare con persone che non hanno perso la fiducia nel raggiungimento della loro meta finale, per qualcuno Italia, per altri Francia, per molti Germania.
Alla domanda più banale a cui si possa rispondere in una situazione come questa, ovvero : “come stai?” la risposta è tanto frequente, quanto sorprendente: “Qui non si sta male, c’è cibo, acqua, certo è un pò scomodo dormire a terra, ma speriamo di trovare presto un passaggio per l’Ungheria (snodo migratorio e unica porta verso ovest, ufficialmente chiusa)”.

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Attraversando Karađorđeva Ulica, il viale che delimita il parco della stazione, salendo per Koče Popovića, vi troverete in Gavrila Principa di fronte al cuore pulsante del sistema d’accoglienza rifugiati di Belgrado ovvero il Miksalište 2.0. Poco più avanti proseguendo sulla via, tra un parrucchiere per signora e una panetteria, il Park Luke Ćelovića, soprannominato dai belgradesi Pussy Park.. da qualche mese è diventato l’Afghani Park. Questo piccolo parco, anch’esso recintato e con una fontana (potabile) nel mezzo, ospita durante la notte anche 2000 persone, tra profughi generici e richiedenti asilo. Durante il giorno, sotto lo sguardo curioso e sconcertato di turisti che, dirigendosi verso il centro attraversano il parco con passo accelerato, la terra sembra arata, centinaia di persone cercano di riposare riparandosi dal caldo estivo in pochi metri quadri all’ombra degli sparuti alberi, di lavarsi alla fontana pubblica, di connettersi al wifi del negozio alimentari al di là della strada, qualcuno gioca a carte, altri con un hula hop di una ragazza tedesca, altri si dividono delle scatole di tonno.. si percepisce una quotidianità, quasi come ci fosse assuefazione e necessità di dimenticare il contesto limite in cui si trovano. Gli operatori del Mikstaliste mi raccontano dell’inverno passato: scene di fango, freddo e morti da congelamento; quest’anno la temperatura a Belgrado ha raggiunto anche i 15 gradi sotto zero.

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Cosa sia precisamente il Mikstaliste 2.0 è complesso, perchè è una realtà ibrida, gestita da differenti associazioni con funzioni molteplici.
Chiedo ad Albert (responsabile dei volontari di Mikstaliste) di spiegare come è composta e quali organizzazioni collaborano a questo progetto.
Albert: “Al progetto, oltre ai lavoratori e volontari diretti di Mikstaliste, partecipano come partner o collaboratori: NSHC (centro umanitario di Novi Sad), Care ong, Save the Children, Terre des hommes, Caritas, Médicins Du Monde,Srpska Pravoslavna Crkva; СПЦ / SPC (la chiesa ortodossa serba) e altre collaborazioni sporadiche locali come con InfoPark (vedi sopra nda). Alcune di queste associazioni si occupano di aspetti specifici, ad esempio STC si occupa sopratutto di minori e famiglie e MDM si occupa di assistenza sanitaria, altre si rendono utili inviando generi di prima necessità o mettendo a disposizione i propri volontari a seconda delle necessità del progetto.
Pietro: “ Lo stato Serbo o la municipalità di Belgrado in qulche modo supporta il vostro lavoro?”
Albert: “Diciamo che ci lasciano fare, non fanno, o meglio.. l’unica cosa concreta che hanno costruito sono le transenne per delimitare i parchi pubblici in questa zona. Lo stato Serbo in questo momento è accondiscendente”.
Pietro: “Quali attività e servizi offrite a M.2.0?”
Albert: “All’interno dello spazio di Gavrila Princip Ulica viene distribuita la colazione, il pranzo, preparate le cene a sacco e portate al campo, inoltre offriamo un servizio di distribuzione di scarpe e vestiti, un internet point, uno spazio ricreativo per bambini e un ambulatorio medico. Oltre la stazione dei treni a due passi da qui, c’è l’Asylum info center, dove offriamo uno sportello informazioni per la richiesta di asilo, un altro internet point, uno spazio ricreativo protetto per minori e sportelli di ascolto psicologico”.

Alle 22.30 io e Andrea arriviamo al Mikstaliste per la preparazione e la distribuzione delle cene al sacco per l’afghani park. Nel sacchetto: 1 conf. gallette di riso, 1 conf tonno in scatola da 400g, 1 con di Tak (biscotti salati tipo Tuk), 2 conf. monodose di marmellata, 1 banana. infiliamo tutto in sacchetti di plastica, poi in zainetti a sacco.. dei quali avrei capito a brevissimo la funzione, a mie spese. Metto a tracolla macchina fotografica, cavalletto e le borse col cibo e andiamo a piedi verso il parco. Riesco ad avere, giusto in tempo, la lucidità di smettere di riprendere e staccare la macchina dalla tracolla, tenendola salda in mano. Appena arrivati, i ragazzi del campo si avvicinano bramosi, ma anche divertiti. Cominciamo a distribuire, ma in pochi minuti la situazione sfugge di mano, quando i primi ragazzi cercano di sfilare i sacchetti, che sono però sfortunatamente attaccati al mio collo, la ressa si fa quasi rissa e per poco non distribuisco anche il mio collo e il sacco con il cavalletto della nikon, finchè i sacchetti sinalmente finiscono. Il putiferio dura solo pochi minuti, poi scherzo coi ragazzi sul fatto che mi stavano quasi strozzando, ma ora avrei tenuto conto della lezione per la prossima distribuzione, non mettendomi a tracolla i sacchi, ma solo sulle spalle, i ragazzi ridono divertiti, anche io (anche se sotto i baffi il sorriso è un pò più teso di quanto appaia).

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La mattina sono di nuovo al Mikstaliste per le colazioni. Una fila ordinata arriva fino alla scala esterna, le persone aumentano costantemente dalle 10 fino alle 12.30 circa.. alla fila per le colazioni si aggiunge quella per il magazzino di distribuzione vestiti. Quattro operatori aiutano nella scelta dei vestiti e delle scarpe che vengono consegnate in cambio di quelle vecchie e contrassegnate con una striscia di colore spray.

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Il Mikstaliste verso le 13,30 ha raggiunto la sua massima capienza e si crea un’altra fila per la distribuzione dei pasti, il tutto incredibilmente organizzato e gli operatori sembrano coordinarsi perfettamente senza troppe parole: la macchina è ormai rodata.

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Parlo con George (Serbo – ex volontario, ora responsabile del magazzino del Mikstaliste): nei suoi occhi l’entusiasmo e la passione per il lavoro che sta portando avanti assieme agli altri lavoratori legati al progetto, ma dalle sue parole emerge la consapevolezza che il sistema d’accoglienza che offrono ai rifugiati, seppur fondamentale, sia solo un palliativo per una situazione drammatica.

Pietro: “Da dove arrivano i rifugiati che accogliete?”
George: “Circa il 75 – 80% sono Afghani, di cui la metà minori che non hanno mai visto l’Afghanistan, ma nati nei campi profughi in Iran e Pakistan, arrivano qui in gruppi, che potremmo chiamare vere e proprie gang, il restante 20% proviene da Siria, Kurdistan Iracheno e una piccola parte da altre rotte migratorie.”

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Pietro: “Quante donne ci sono tra i rifugiati a Belgrado?”
Georgie: “Le donne sono solo una piccola minoranza; in questo momento abbiamo solo 50 donne che vanno dai 14 ai 65, ma abbiamo anche una signora siriana di 92 anni..”
Pietro: “Se dovessi avere la gestione dei finanziamenti del progetto, su cosa investiresti?”
Georgie: “Qui cè bisogno di tutto: cibo, vestiti, qualsiasi cosa, banalmente anche di porte per dividere gli spazi, che sono cadute. Il modo migliore per aiutarci è venire qui e portare qualsiasi cosa pensiate possa essere utile e valuteremo assieme, oppure chiunque voglia partecipare come volontario è il benvenuto, anche solo per un giorno, o se siete lontani e non potete passare da Belgrado, potete fare una donazione ad una delle associazioni parter, specificando che i soldi siano destinati al progetto Mikstaliste di Belgrado”
Pietro: ” Come è evoluta la situazione in questo ultimo anno e come pensi possa evolversi”
Georgie” La situazione è abbastanza stabile, ogni giorno qui transitano, anzi si bloccano decine, centinaia di persone, chi ha più soldi, in due o tre giorni trova un passaggio dagli smugglers, chi ne ha meno può metterci mesi o addirittura non muoversi più, i più capaci e affidabili addirittura dopo qualche mese entrano nelle organizzazioni di accoglienza come interpreti o facilitatori.”….
…“ La maggior parte degli smugglers trasporta rifugiati fino all’Ungheria, dove però le frontiere sono chiuse e ci vogliono altri soldi per riuscire a passare illegalmente il confine verso ovest. I campi profughi in Ungheria sono in condizioni pietose, ai limiti dell’umana sopportazione, inoltre le incursione della Angry Police (in inglese può suonare anche come polizia arrabbiata o Hungarian police o Hungry .. affamata) sono frequenti e sanguinose, molti migranti infatti tornano a Belgrado per riprendere fiato e ci riprovano una seconda o una terza volta.”…

…”Tornando alla domanda precedente, la vera necessità è che le frontiere vengano riaperte e i governi si coordino per assistere nel miglior modo possibile queste persone in fuga.. questa è l’unica cosa di cui c’è assoluto bisogno”

Forse questa ultima frase suona come un appello, per chi tutti i giorni vede con i propri occhi la speranza e la disperazione di centinaia di persone e che cerca di gestire gli aiuti umanitari che non bastano mai.

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link: www.facebook.com/RefugeeAidMiksaliste/
NSHC, Care ong, Save the Children, Terre des hommes, Caritas, Médicins Du Monde
nessunofermalestelle.org

[SERBIA] Il giovane liutaio di Zemun, Belgrado

Ago 05, 2016

A volte capita inaspettatamente, certe persone sono dotate di spontanea generosità e non c’è molto altro d’aggiungere…

Qualche giorno fa mi cade la chitarra mentre sto guidando fra le vie di Belgrado. Sembra non essersi fatta nulla ma quando apro la custodia, dannazione, si è scollata la tavola armonica dalla parte del ponte! La mia compagna di viaggio, sicuramente più armonica e dolce di Pietro, con una ferita aperta dopo appena due settimane.

Così il mattino dopo, grazie all’aiuto di Bojan dell’associazione Young Researchers of Serbia, cerco su google qualche liutaio della zona e tiro fuori il contatto di uno che si trova a Zemun, il tranquillo quartiere in riva al Danubio dove già ero stato il giorno prima a passeggiare.

Mi presento subito da lui. Il suo laboratorio non è nient’altro che una stanza del suo appartamento. Giusto qualche chitarra smontata, qualche amplificatore… Dice di sapere qualche parola di inglese, ma infondo gli basta vedere la chitarra per capire subito il problema. Gli parlo del nostro viaggio, la vespa, il Vietnam, gli lascio un adesivo.  Nel frattempo arriva anche la sua giovane moglie. Spiego che la chitarra mi serve quanto prima perchè oggi stesso dobbiamo rimetterci in marcia (siamo in fatti a Belgrado da 3 notti). Lui, preso un po’ alla sprovvista mi dice che riesce a fare tutto per le 5 del pomeriggio. Perfetto! A dopo.

Quando torno la mia chitarra è pronta, tiro fuori i 20 euro su cui ci eravamo accordati per la riparazione e … “Nothing, it’s free!” dice sorridendo col suo scarso inglese dal forte accento serbo “You have to save money for your trip!

Ho provato a controbattere, infondo quei soldi  non erano niente per una riparazione così tempestiva. Poi però ho subito realizzato che per lui, per quel poco che mi conosceva e che poco poteva cambiare alla sua vita, regalarmi la sua riparazione, ovvero la sua arte, valeva molto di più di quei 20 euro. E così ci siamo fatti una foto insieme e dati una profonda stretta di mano.

Tutto qua. Perché viaggiare è una ricchezza enorme e di tanto in tanto riesci a scambiarla quasi fosse una moneta. Quella moneta unica, emessa solo dalle tue esperienze e di enorme valore per chi la sa apprezzare.

Il liutaio in questione si chiama Goran e questo è il suo sito, e chissà mai se saprà che ho scritto di lui…

Andrea

[TURCHIA] HASANKEYF, un gioiello che verrà sommerso

Set 17, 2016

I luoghi a questo mondo si dividono in quelli che vedi per la prima volta e quelli in cui sei già stato almeno una volta.
Nei secondi, oltre a riconoscere il posto, ritrovi anche traccia del tuo passaggio. Entrambi (tu e il posto) vi troverete cambiati.
Il tempo è una forza dinamica che trasforma. Come il vento soffiando sulle rocce per millenni le leviga, così, anche solo pochi anni bastano a far cambiar volto a un piccolo paesino sulle rive del Tigri in Turchia sud-orientale.

 

Hasankeyf
Hasankeyf nella regione di Batman, Turchia

“Ecco Hasankeyf,

appena dopo il ponte dovrebbero vedersi i miei amati ristorantini costruiti sulla palafitte sopra il fiume, in cui sette anni fa mangiai pesce e da allora ogni volta che mi chiedono qual’è il posto più bello del mondo io dico: qui, Hasankeyf! Perchè oltre al fiume, le grotte, il cibo e il mercato, c’è anche un meraviglioso e immenso sito archeologico composto da antiche case scavate nella roccia fino ad arrivare al castello che sormonta tutta la rocca.”

Oltrepasso il ponte, mi giro a destra, pronto a indicare a Pietro quel che da tempo ho aspettato di fargli vedere.  Invece nulla. La spiaggia è deserta. Dove sono i ristorantini di pesce alla griglia?

 

dallalto

 

Poco più avanti l’Hasankeyf Motel c’è ancora,

ci avevo dormito anni fa, insieme ad altri turisti che come me si spingevano in questo remoto angolo di mondo. Oggi invece noi siamo i primi turisti da non si capisce quanto tempo… e forse anche gli ultimi (la famiglia che gestisce l’hotel ha deciso ormai di chiudere i battenti). L’edificio è molto spoglio ma affaccia con degli accoglienti balconcini proprio sopra il Tigri di cui si sente il piacevole suono.
Ci facciamo raccontare cosa è successo.

 

Hasankeyf
l’Hasankeyf Motel, dopo il ponte sulla sinistra e i fratelli Mahmud e Ercan

 

“Hanno chiuso tutto.

Sono cadute delle pietre qualche hanno fa, dal costone in alto fin giù sulla spiaggia, qualcuno è pure morto (??), al castello non si può andare, i ristoranti si sono spostati sul lato opposto del ponte. Qui in Kurdistan sono ricominciati i problemi, guerriglieri curdi e soldati dell’esercito turco hanno ricominciato a combattere, aggiungici poi la guerra in Siria (a pochi chilometri da qui) ma soprattutto il fatto che questo paese verrà presto sommerso da un imponente diga nel giro di pochi anni…”

Hasankeyf
Ma quante ne ha viste questo fiume? Quante popolazioni, civiltà, culture ha dissetato e nutrito? E’ come un vecchio nonno che ti racconta storie di altre epoche mentre tu ascolti pacificamente e i bambini giocano nelle sue acque.

 

Hasankeyf
il bazar di Hasankeyf

 

ristorantini
i ristoranti di pesce ora si sono spostati dall’altro lato del ponte. posizione meno suggestiva rispetto al passato.

Sono profondamene amareggiato, mi sento impotente,

Hasankeyf sta lentamente morendo e io assisto alla sua agonia. La storia della diga che sommergerà tutto la conoscevo, ma sette anni fa mi sembrava così assurda che stentavo a crederci. Oggi devo ricredermi di fronte all’evidenza della Nuova Hasankeyf che stanno costruendo al di la del fiume in posizione più rialzata.

 

Hasankeyf
la nuova Hasankeyf in costruzione. Presto gli abitanti si sposteranno in queste nuove abitazioni.

Allo stesso tempo mi sento fortunato per aver potuto visitare questo posto,

quando ancora era possibile percorrerlo in ogni suo anfratto, quasi sembrava ancora riflettere i gloriosi tempi del passato. Ora una scarna e asettica recinzione mi separa da quella Hasankeyf che ricordavo.

 

Hasankeyf
questo è solo l’ingresso dell’antica città di Hasankeyf ma ora non vi si può più accedere

 

Hasankeyf
una grotta ancora abitata fuori dal sito archeologico

Hasankeyf verrà sommersa, un gioiello del nostro pianeta nascosto per sempre.

Il Tigri, nemmeno lui potrà opporsi a tale gesto di ignoranza.

Lui che per secoli ne ha dolcemente bagnato le riva un giorno si vedrà costretto a sommergerla violentemente.

Come un uomo indotto senza altre possibilità a uccidere il suo più caro amico. Crudeltà.

 

Intanto gli abitanti vivono rassegnati la vita di tutti i giorni,

mentre la noia e la desolazione calata all’improvviso quasi li induce all’indifferenza per le sorti di questo luogo.

 

pecore
l’attesa di un futuro incerto

 

Per conoscere gli aggiornamenti sui lavori della diga visitate questo sito www.hasankeyfmatters.com

(andrea)

2 Comments

Marco Abrate

divertentissimo. e aggiornabile nello stesso stile con altri personaggi tipici quali la pazzerella che sgrida il cane barboncino, l’incazzoso del baracchino presso il tennis club che propone ostriche e champagne e fa a botte con tutti quelli che passano sul marciapiedi, il mendicante dell’ esselunga detto “Buongiorno Mangiare”, il furori di testa alla fermata della 55 che birra in mano canta e saluta tutti e tantissimi altri pittoreschi soggetti che meritano una citazione…..

Francy

Dalla descrizione precisa e accurata, risulta essere un posto ameno.. merita di essere vissuto anche per un giorno, mi organizzerò per una breve gita fuori porta!

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