[SERBIA] ALLIANCE, il network dei work-camp internazionali.

Ago 10, 2016 by nessunofermalestelle in  il viaggio Serbia

Erano una decina, forse qualcuno di più. Arrivati tutti insieme in un pulmino affittato da Young Researches of Serbia. Esponenti di associazioni greche, spagnole, italiane, francesi, ceche, belghe che operano nel settore dei work-camps internazionali. Il grande network che li unisce si chiama ALLIANCE

Cos’è ALLIANCE:

Partiamo da questo semplice presupposto:

Se pensi di essere venuto qui per aiutarmi stai perdendo il tuo tempo, ma se pensi che la tua liberazione sia legata alla mia, allora lavoriamo insieme

– sono le parole di una giovane aborigena che descrivono al meglio la filosofia portante di questo network.

alliance_logo2011 Un work-camp intenazionale è un progetto di due/tre settimane in cui giovani provenienti da diversi paesi vivono a stretto contatto con un obbiettivo comune, a favore della comunità locale in cui si trovano. Può essere la ristrutturazione di una scuola, la pulizia di un bosco, l’animazione di campo estivo per bambini o un centro per disabili…  Ma in realtà il vero obbiettivo è di per se lo scambio interculturale che avviene tra i partecipanti al campo. Non ci sono mai infatti più di due partecipanti della stessa nazionalità.

Lavorare insieme perchè altro non si può fare. Condividiamo lo stesso pianeta, lo stesso periodo storico, se sono libero io devi essere libero anche tu. Non vengo ad aiutarti ma a partecipare al tuo destino che infondo è anche il mio…

Le culture si incontrano, si conoscono… e quanto fa bene tutto ciò alla Pace. Non è un caso che il primo campo di lavoro fu sulle montagne del Verdun con partecipanti Francesi e Tedeschi appena dopo la prima guerra mondiale.

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Il funzionamento:

Le associazioni che fanno parte di ALLIANCE (in italia troviamo YAP ITALIA, LEGAMBIENTE e LUNARIA) sostanzialmente svolgono il duplice lavoro di “accoglienza”  e “invio” dei volontari nei campi.

Yap Italia, per esempio, organizza ogni anno, per l’estate, una decina di campi di lavoro in Italia. Così fanno tutte le altre associazioni di ALLIANCE. In primavera si incontrano tutti nel famoso TECHNICAL MEETING (ogni volta in un paese diverso) e tornano a casa ognuno con la lista completa di tutti campi organizzati nel mondo. Successivamente Yap Italia promuove i campi delle altre associazioni e inizia a raccogliere le prime iscrizioni dei giovani italiani che desiderano partire all’estero. Nel frattempo, raccoglie anche le iscrizioni dei giovani di tutto il mondo che arrivano dalle associazioni partner per i propri campi in Italia. Si mette così in moto un reciproco scambio di volontari.

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I delegati di alcune associazioni di ALLIANCE intente a lavorare nel work-camp di Kragujevac.

I membri di ALLIANCE:

Sono dunque associazioni di tutto il mondo che co-operano senza una vera e propria associazione centrale, qui potete trovare la lista completa. Si incontrano spesso perchè è importante mantenere i contatti e scambiarsi le “best pratices”. Raccolgono fondi dai programmi europei destinati alla cultura e ai giovani attraverso la stesura di progetti, ma anche dalle piccole quote di partecipazione ai campi (per un campo in europa un volontario spende sui 100 euro per un campo di due/tre settimane).

 

Abbiamo incontrato i membri di alcune di queste associazioni durante la nostra visita ai campi di Kusadak e Kragujevac in Serbia. Erano stati invitati da Young Researches of Serbia proprio per far far vedere da vicino i loro campi. Tra loro c’era Luca di Legambiente.

 

 

Nessuno Ferma le Stelle… sulle orme di Giorgio Bettinelli

Dic 23, 2015

Molti ci chiedono “Perchè Saigon??” e noi rispondiamo “Semplice! in onore al grande Bettinelli”.

La storia di Giorgio Bettinelli è celebre e non si può non conoscerla.

Inizia a farsi conoscere come attore di cabaret e musicista verso la fine degli anni ’70, ma la sua vera passione sono i viaggi e quando gli viene regalata una Vespa la sua vita prende una svolta impensabile.

Il primo viaggio è nel 1992 da Roma a Saigon, 7 mesi 24.000 chilometri. Lo racconterà nel libro “In Vespa. Da Roma a Saigon” pubblicato nel 1997 e che ebbe un grande successo di vendite.

Nel secondo parte da Anchorage (Alaska) fino alla Terra del Fuoco. Dura dal 1994 al 1995 lungo un percorso di 36.000 chilometri. A partire da questo viaggio diventa testimonial della Piaggio dalla quale riceve supporto logistico ed economico.

Terzo viaggio da Melbourne a Città del Capo, 52.000 km in un anno esatto, fra il settembre 1995 e il settembre 1996.

Il quarto viaggio è chiamato Worldwide Odyssey, è un vero e proprio giro del mondo per più di tre anni, dal 1997 al 2001 con partenza dalla Terra del Fuoco ed arrivo in Tasmania.

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Il nostro viaggio

Il nostro viaggio seguirà a grandi linee il primo itinerario di Giorgio anche se non possiamo ancora sapere cosa il destino tiene in serbo per noi. Spesso infatti gli itinerari vengono stravolti in corso d’opera per qualsivoglia imprevisto (ed è questo il bello!)

Non sappiamo dire se oggi rispetto a 15 anni fa la situazione in questo lato di mondo sia migliorata o peggiorata. Negli anni ’90 i Balcani erano pervasi dalla guerra, oggi non lo sono più. La Birmania era totalmente inacessibile, oggi sembrerebbe di no. D’altro canto la situazione politica di certi stati è sicuramente perggiorata così come l’acuirsi di fenomeni di terrorismo.
Quel che è certo è che abbiamo a disposizione il potente mezzo di internet per reperire informazioni aggiorante, non solo da siti e fonti ufficiali ma soprattutto dai blog di altri viaggiatori e forum di viaggi.

Le principali differenze con il percorso di Bettinelli sono le seguenti:

  • BALCANI Oggi questa zona è sicura, non ci sono più guerre e quindi possibile attraversarla tutta senza essere costretti a prendere un traghetto dal’Italia alla Grecia.
  • GEORGIA e ARMENIA Forti della nostra curiosità vogliamo visitare questi due piccoli stati a nord-est della turchia per poi riprenerdre la strada dell’Iran. Oltretutto la situazione nel sud della Turchia, ovvero il Kurdistan turco, sembra peggiorare di giorno in giorno.
  • PAKISTAN Bettinelli passo molto vicino al confine con l’Afganistan nel nord del paese,  oggi queste zone sono assolutamete interedette, ci terremo più a est senza rinunciare però alla Karakorum Highway.
  • INDIA E’un punto di domanda, non abbiamo ancora ben chiaro che percorso intraprendere, ci piacerebbe girarla lungo tutto il suo perimetro ma ci rendiamo conto della sua vastità… decideremo in base alle zone e realtà che vogliamo visitare. Unica tappa sicura: Kanpur dove hanno sede gli stabilimenti delle nostre LML Star.
  • BIRMANIA Oggi sembrerebbe che con la dovuta preparazione e grandi peripezie burocratiche sia possibile attraversare questo stato in sella a una moto. Ci proveremo. Bettinelli fu fermato e dovette spedire la moto in volo.
  • SUD EST ASIATICO Passeremo per la Cambogia

A conti fatti arriveremo a Saigon senza mai staccarci da terra.

Cosa ne pensate?

[ITALY] Travellers Camp. La nostra versione dei fatti…

Mag 30, 2016

Qual’è il miglior modo per presentarsi al “Travellers Camp”, il più importante raduno di moto-viaggiatori italiano, presso cui siamo stati invitati per presentare il nostro viaggio? 

col serbatoio VUOTO!

20160527_192308Comincia così per noi il Travellers Camp 2016 del 27-29 maggio, presso il villaggio di Granara a Valmozzola (Parma). Il raduno dei motoviaggiatori nato dalla mente acuta e impenetrabile di Donato Nicoletti, che deve essersi chiesto più volte quale demone si fosse impossessato di lui il giorno in cui decise di invitarci.

Noi abbiamo provato a giustificarci dicendo di non voler contaminare l’eco-villaggio introducendo del velenosissimo combustibile fossile. La verità è che siamo due dementi… e siamo riusciti a finire la benzina nell’ultimo tratto di strada, ovviamente in salita e per di più sterrato, per poi discendere a motore spento in una imbarazzante cavalcata verso il tendone da circo di Granara. Sentendoci subito i due pagliacci.

Siamo arrivati in due su una sola Star, quella di Pietro. Andrea è riuscito a farsi sospendere la patente due settimane fa per un’infrazione che ha dell’assurdo: sorpasso a sinistra dei veicoli fermi al semaforo, condita da un’appena percettibile invasione della corsia del senso opposto. Probabilmente verbali di questo genere sono più rari delle eclissi di sole… ma quella mattina qualcuno doveva avergli fatto una macumba.

Insomma, eccoci qua, siamo noi! Buonasera a tutti! se volete togliamo subito il disturbo… basta che ci date un po’ di carburante..

 

Venerdì sera. Dopo il racconto di Rosario Sala e il suo viaggio nel continente africano, ci dirigiamo verso il bar e stringiamo subito una profonda e fraterna amicizia con il barista che vendendoci con la chitarra ci chiede malauguratamente di farci sentire qualcosa… gli regaliamo una nostra performance musicale tra le più oscene mai fatte.

noi al travellers camp

Si tira tardi quella notte tra bevute, salamelle e racconti in clima goliardico, come non citare lo Sporco Endurista. Morale, andiamo a letto tardissimo ma l’indomani riusciamo comunque ad alzarci e arrivare tecnicamente in tempo per la colazione.

 

Sabato. Mentre molti fortunati prendono la moto per farsi un giro tra le valli di questo splendido posto, noi, che siamo a secco, rimaniamo a Granara. Poco male perchè il posto è bellissimo e conosciamo altri motociclisti. Dopo l’ottimo pranzo preparato dallo staff del villaggio (adorabili!) presenziamo ai racconti di Marco Giurin e il suo viaggio in Vespa fino a Capo Nord, Marta Brambilla con un Tenerè dalla Svizzera al Giappone e quei due pazzi di Francesco Veneziani e Davide Virardi rappresentanti dell’Himalaya Express.


tendoneArriva il momento della nostra presentazione
 sotto il tendone del Travellers Camp. Donato ci chiama sul palco e noi risfoderiamo tutta la genesi del nostro viaggio (che potete tralaltro leggere in questi vecchi post Nasce una idea. Un viaggio da Milano a SaigonCome finanziare un lungo viaggio lavando piatti Marcia dopo marcia. Le origini di Nessuno Ferma le Stelle) e rispondiamo alle numerose domande. Ci sentiamo un po’ impostori perchè siamo gli unici a raccontare un viaggio che ancora non è stato realizzato. Inoltre, dato che non ci eravamo preparati, come al solito, riusciamo quasi a litigare sul palco. Il clima comunque è disteso, forse troppo, sembra più uno spettacolo comico che la presentazione di un viaggio… Ma alla fine siamo riusciti a far capire qualcosa, almeno, speriamo…

In seconda serata il racconto di Totò le Moto e Fata Ignurant con il loro giro del mondo in moto. Essi sono stati i primi moto-viaggiatori che abbiamo conosciuto lo scorso novembre all’EICMA ed è stato emozionante per noi rivederli dopo tanti mesi. Grandi!

La seconda notte niente performance, a letto presto perchè siamo abbastanza distrutti.

 

Domenica. Ci risvegliamo con la pioggia. Colazione e ultimo racconto di viaggio, quello di Daniele Donin sul Pamir.

Dopo un altro squisito pranzo, Evan de “Il 6% che va in moto tutto l’anno” ci chiede gentilmente un’intervista ma dopo pochi minuti sarà già con le mani nei capelli mentre diamo il meglio di noi. Questa volta, oltre a spiegarci con una dialettica degna di un pluri-ripetente delle superiori, quasi ci mettiamo le mani addosso durante la registrazione, per i nostri soliti problemi di “incomprensioni di coppia”.Pietro al Travellers Camp

….

Alla fine, dopo aver vergognosamente chiesto la benzina in giro, riusciamo a trovarla. Pietro però non si risparmia dal versarsi accidentalmente metà tanica addosso.. quello che rimane riusciamo tuttavia a buttarlo nel serbatoio e, sotto la pioggia di una domenica di fine maggio, lasciamo il Travellers Camp e ci mettiamo in marcia verso Milano.

 

Per le foto si ringrazia lo Sporco Endurista e Ivano Catullo.

Qualcuno non capirà il tuo viaggio… ma non è il loro viaggio. è il tuo!

Feb 01, 2016

Se vai a Milano, prendi l’ombrello che a Palermo piove!!

I giorni passano e le notizie che arrivano dal mondo non sono delle più rassicuranti.
Ti sforzi di fare appello a tutte le risorse intelletuali che possiedi per costruire un quadro logico della situazione.
Intanto cresce l’insofferenza per chi critica e cerca di dissuaderti dall’itinerario del tuo viaggio, soprattutto quando nomini paesi come IRAN, PAKISTAN, TURCHIA.

Ieri ho parlato con un ragazzo della Siria, in italia da 8 anni. Mi ha raccontato di essere stato nel suo paese nel 2014. La situazione è la seguente: ci sono zone dove sparatorie, cecchini e bombe sono all’ordine del giorno, eppure la vita scorre normale. La popolazione si è ormai abituata, cos’altro deve fare? E poi ci sono zone dove invece non succede assolutamente nulla, per esempio la sua città. Mi dice che le ambasciate rialsciano ancora visti turistici.

Qualche giorno fa invece ho parlato con un signore del Pakistan, qui dove lavoro, e mi ha confermato come le zone pericolose siano le aree tribali (a nord-ovest lungo il confine con l’Afganistan) e la città di Karaci. Per il resto… piuttosto c’è d’aver paura del traffico!

La guerra non è quella cosa per cui appena si entra in uno Stato ci si trova sotto tiro di armi da fuoco da tutte le parti. Ricordiamoci come anche in Italia la gente viveva, lavorava e cresceva durante le due guerre mondiali.

Generalizzare sulle questioni di sicurezza di paesi, su cui conosciamo poco, lo trovo profondamente offensivo.
E’ come non voler visitare Udine perchè a Napoli c’è la camorra.
E’ come non voler stringere la mano a un malato di aids pur sapendo che non c’è nessun pericolo di contagio.
E’ come non voler sedersi di fianco a un uomo che indossa una tunica durante un volo aereo.

siria
Andrea durante un viaggio in Siria nel 2009

Lungo il nostro viaggio passeremo sicuramente in Paesi al cui interno oggi si rilevano scontri armati. Ma stiamo parlando di alcune zone all’interno di grandi Paesi. Nelle altre zone il rischio di attentati o conflitti è pari a quello che ci può essere in qualunque altra città europea. Anzi, possiamo sicuramente affermare che negli ultimi mesi ci sono stati più morti per mano dell’ISIS a Parigi rispetto a Islamabad. Inoltre tra le 50 città più pericolose al mondo non ve n’è nessuna che attraverseremo, mentre ve ne sono in Brasile e Stati Uniti, e chi si sognerebbe mai di ammonire qualcuno che va in vacanza in quei posti? E potrei andare avanti all’infinito… ma non voglio citare dati di cui non ho fonti.

E’ come uscire con l’ombrello perchè hai saputo che a 1000km di distanza sta piovendo!

Sembra proprio che certi paesi nutrono di cattiva reputazione infondata, alimentata dalla paura del diverso e da anni di pressione mediatica contro un certo lato di mondo.

In questi mesi ci informeremo il più possibile su dove siano effettivamente queste zone ad alto rischio e staremo ben attenti a tenerci lontano quanto basta da esse.
Per il resto non vogliamo privarci delle bellezze artistiche e culturali e la ricchezza degli incontri che faremo lungo la strada che c’è da qui… a Saigon!

(Andrea)

la frase del titolo è una riadattamento di una frase di Zero Dean

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