[GRECIA] Qui si mangiano frizioni a colazione!

Ago 21, 2016 by nessunofermalestelle in  Grecia il viaggio

Il primo guasto meccanico.. qui si mangiano frizioni a colazione!

E’ passato qualche giorno e quel rumore mi ronza ancora nelle orecchie…

15 Agosto: siamo a Kavala (GR), città marina sulla nostra rotta tra Thessaloniki e Alexandropoli..è tardo pomeriggio, una giornata di viaggio stampata sulle natiche, voglia di una doccia dopo quattro giorni di astinenza da acqua dolce, e tirando a sorte con una moneta da due euro, ci prepariamo a dirigerci verso un campeggio a pochi chilometri. Colpo alla pedivella e via!… o quasi.. un rumore metallico arriva sinistro dal motore e la Aranciona si spegne, sembra definitivamente.

E’ ferragosto e anche qui è festa, quindi tutti i meccanici sono chiusi.. ci mettiamo a smanettare al porto sotto i gusci della star, sul lungo mare di passaggio sotto gli occhi dei passanti, sperando che qualche anima pia si fermi e ci dia una mano, per riparare la star e per trovare un posto dove dormire questa notte.

DSCN4800Dopo una ciurma di marinai egiziani non troppo disponibili, una famiglia di tedeschi che ci da con un contatto di un meccanico, conosciamo il “grande” Yanis, grande in tutti i sensi. Yanis ha un baretto proprio davanti alla nostra improvvisata officina ambulante. Il grande uomo accetta di tenerci i bagagli fino all’indomani mattina e mi porta col suo Varadero a vedere dove si trova il meccanico migliore di tutta Kavala. Si fa notte e il bar chiude, facciamo qualche passo per il centro storico nei dintorni del castello e infine decidiamo di passare la notte all’addiaccio sulle mura del porto.

16 agosto: Non si poteva immaginare di dormire così bene sulle mura di cemento a fianco ai frangiflutti, tanto che non puntiamo neanche la sveglia per l’appuntamento alle h.6 da Yanis, arrivando con due ore di ritardo.

Dopo una abbondante colazione al bar, con leccornie comprate apposta per noi, finalmente in officina a ricevere una diagnosi più sicura e veritiera delle nostre campate per aria del giorno prima.

A denti e chiappe strette il verdetto arriva..ed è un sospiro di sollievo!

Frizione spaccata..la terza in tre mesi! Probabilmente colpa di una guida troppo sportiva! Mi risuonano le raccomandazioni di Gino (meccanico della Scooteria)..“mi raccomando delicatezza, sopratutto con il cambio”

SPAK-FRIZ

È la diagnosi migliore che potessimo sperare, e anche quella più economica.. perchè non è necessario aprire il motore.

 

 

 

 

 

Il meccanicoSALDA-FROIZ  Vassili opta per saldare le parti spaccate della campana della frizione e mettere nuovi dischi, senza comprarne una nuova e dopo solo una mezz’ora mi mostra il lavoro magistrale di saldatura …ha bisogno di un ora di tempo per lavorarci ancora e mi fa capire gentilmente che non ci vuole tra i piedi, quindi mentre Andrea cerca un tabaccaio, esploro curioso il quartiere appena sopra il porto.

 

ciccia

Mi siedo per un caffè in un vecchio bar con un grande adesivo di un gallo sulla porta a vetri e mi perdo ad osservare giochi di carte e partite infuocate di backgammon, che alzano ancora di più il clima rovente, sullo sfondo la televisione trasmette le olimpiadi da Rio e proprio in quel momento il salto in alto viene bloccato per le piogge torrenziali.

 

 

 

gutemberg

Ritorno sulla strada sono assorbito da una vecchia stamperia a caratteri mobili, dove con orgoglio un gruppo di ottuagenari mi invita ad entrare per mostrarmi il funzionamento delle antiche macchine cecoslovacche e polacche. I simpatici vecchietti mi salutano con la frase che dal ’92 aspettavo di sentirmi dire in Grecia “ahhh Italiano! Italiano – Greco! una faccia – una razza!”

 

Torno in officina quando stanno già sistemando il cavalletto ancora claudicante dopo i nostri ultimi aggiustamenti.

FATHER-SONLa frizione è già montata e dopo i primi giri di prova il tutto sembra funzionare perfettamente come nuova. Arriva il momento, sempre teso, del pagamento dove con una premessa sui pezzi sostituiti e la  manodopera, chiaramente col figlio interprete in inglese, ci chiedono 80 euro, che sembra una cifra assolutamente adeguata sia per il tempo per la rapidità.

…Foto di rito e di nuovo verso est!

Durerà questa opera d’artigianato greco? Per ora mi ha portato fino ad Istanbul da dove scrivo.. ma la strada per il Vietnam è ancora lunga e le frizioni qui si mangiano a colazione!

[SERBIA] Belgrado: l’imbuto umanitario della rotta balcanica

Ago 01, 2016

Belgrado: l’imbuto umanitario della rotta balcanica

Serbia, Macedonia, Turchia, Iran, Pakistan saranno i paesi sulla nostra rotta verso est, ovvero il progetto di viaggio di Nessunofermalestelle.
Giunti a Belgrado la percezione di essere viaggiatori contro corrente si rende palese in modo violento. Ci rendiamo conto di essere esattamente nel mezzo dell’enorme fiume migratorio verso l’Europa.

Se doveste passare nel parco antistante la stazione degli autobus e avere la sensazione che il color arancio sia stranamente predominante sul verde, non avete le traveggole, ma state guardando le recinzioni che delimitano uno dei campi profughi di Belgrado.
La situazione è paradossale ed in quanto tale, preoccupante. Se vi inoltraste nel parco, vedreste un capanno di legno proprio tra le recinzioni, giusto di fianco a caffetterie e chioschi, intenti a vendere sigarette e giornali ai viaggiatori in partenza in bus: siete all’Infopark.

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Non un punto informazioni per visitare i parchi pubblici belgradesi, ma una base dell’International refugees commitee. Qui potreste incontrare Rashid, 28 anni, dopo un viaggio di 6 mesi dal Pakistan, pagato 8000 euro, in attesa qui a Belgrado da 2 mesi, nella speranza di trovare un passaggio verso ovest, oppure Mate Ullah, 25 anni, fuggito dalle bombe sganciate su Jalalabad, o Mohammed che lascia una Aleppo rasa al suolo, o ancora Shams, Hassnen, Mohssan, Mohammed…
Parlando con Amir o Ahmad, fermi a Belgrado da settimane o mesi, c’è la sensazione di parlare con persone che non hanno perso la fiducia nel raggiungimento della loro meta finale, per qualcuno Italia, per altri Francia, per molti Germania.
Alla domanda più banale a cui si possa rispondere in una situazione come questa, ovvero : “come stai?” la risposta è tanto frequente, quanto sorprendente: “Qui non si sta male, c’è cibo, acqua, certo è un pò scomodo dormire a terra, ma speriamo di trovare presto un passaggio per l’Ungheria (snodo migratorio e unica porta verso ovest, ufficialmente chiusa)”.

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Attraversando Karađorđeva Ulica, il viale che delimita il parco della stazione, salendo per Koče Popovića, vi troverete in Gavrila Principa di fronte al cuore pulsante del sistema d’accoglienza rifugiati di Belgrado ovvero il Miksalište 2.0. Poco più avanti proseguendo sulla via, tra un parrucchiere per signora e una panetteria, il Park Luke Ćelovića, soprannominato dai belgradesi Pussy Park.. da qualche mese è diventato l’Afghani Park. Questo piccolo parco, anch’esso recintato e con una fontana (potabile) nel mezzo, ospita durante la notte anche 2000 persone, tra profughi generici e richiedenti asilo. Durante il giorno, sotto lo sguardo curioso e sconcertato di turisti che, dirigendosi verso il centro attraversano il parco con passo accelerato, la terra sembra arata, centinaia di persone cercano di riposare riparandosi dal caldo estivo in pochi metri quadri all’ombra degli sparuti alberi, di lavarsi alla fontana pubblica, di connettersi al wifi del negozio alimentari al di là della strada, qualcuno gioca a carte, altri con un hula hop di una ragazza tedesca, altri si dividono delle scatole di tonno.. si percepisce una quotidianità, quasi come ci fosse assuefazione e necessità di dimenticare il contesto limite in cui si trovano. Gli operatori del Mikstaliste mi raccontano dell’inverno passato: scene di fango, freddo e morti da congelamento; quest’anno la temperatura a Belgrado ha raggiunto anche i 15 gradi sotto zero.

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Cosa sia precisamente il Mikstaliste 2.0 è complesso, perchè è una realtà ibrida, gestita da differenti associazioni con funzioni molteplici.
Chiedo ad Albert (responsabile dei volontari di Mikstaliste) di spiegare come è composta e quali organizzazioni collaborano a questo progetto.
Albert: “Al progetto, oltre ai lavoratori e volontari diretti di Mikstaliste, partecipano come partner o collaboratori: NSHC (centro umanitario di Novi Sad), Care ong, Save the Children, Terre des hommes, Caritas, Médicins Du Monde,Srpska Pravoslavna Crkva; СПЦ / SPC (la chiesa ortodossa serba) e altre collaborazioni sporadiche locali come con InfoPark (vedi sopra nda). Alcune di queste associazioni si occupano di aspetti specifici, ad esempio STC si occupa sopratutto di minori e famiglie e MDM si occupa di assistenza sanitaria, altre si rendono utili inviando generi di prima necessità o mettendo a disposizione i propri volontari a seconda delle necessità del progetto.
Pietro: “ Lo stato Serbo o la municipalità di Belgrado in qulche modo supporta il vostro lavoro?”
Albert: “Diciamo che ci lasciano fare, non fanno, o meglio.. l’unica cosa concreta che hanno costruito sono le transenne per delimitare i parchi pubblici in questa zona. Lo stato Serbo in questo momento è accondiscendente”.
Pietro: “Quali attività e servizi offrite a M.2.0?”
Albert: “All’interno dello spazio di Gavrila Princip Ulica viene distribuita la colazione, il pranzo, preparate le cene a sacco e portate al campo, inoltre offriamo un servizio di distribuzione di scarpe e vestiti, un internet point, uno spazio ricreativo per bambini e un ambulatorio medico. Oltre la stazione dei treni a due passi da qui, c’è l’Asylum info center, dove offriamo uno sportello informazioni per la richiesta di asilo, un altro internet point, uno spazio ricreativo protetto per minori e sportelli di ascolto psicologico”.

Alle 22.30 io e Andrea arriviamo al Mikstaliste per la preparazione e la distribuzione delle cene al sacco per l’afghani park. Nel sacchetto: 1 conf. gallette di riso, 1 conf tonno in scatola da 400g, 1 con di Tak (biscotti salati tipo Tuk), 2 conf. monodose di marmellata, 1 banana. infiliamo tutto in sacchetti di plastica, poi in zainetti a sacco.. dei quali avrei capito a brevissimo la funzione, a mie spese. Metto a tracolla macchina fotografica, cavalletto e le borse col cibo e andiamo a piedi verso il parco. Riesco ad avere, giusto in tempo, la lucidità di smettere di riprendere e staccare la macchina dalla tracolla, tenendola salda in mano. Appena arrivati, i ragazzi del campo si avvicinano bramosi, ma anche divertiti. Cominciamo a distribuire, ma in pochi minuti la situazione sfugge di mano, quando i primi ragazzi cercano di sfilare i sacchetti, che sono però sfortunatamente attaccati al mio collo, la ressa si fa quasi rissa e per poco non distribuisco anche il mio collo e il sacco con il cavalletto della nikon, finchè i sacchetti sinalmente finiscono. Il putiferio dura solo pochi minuti, poi scherzo coi ragazzi sul fatto che mi stavano quasi strozzando, ma ora avrei tenuto conto della lezione per la prossima distribuzione, non mettendomi a tracolla i sacchi, ma solo sulle spalle, i ragazzi ridono divertiti, anche io (anche se sotto i baffi il sorriso è un pò più teso di quanto appaia).

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La mattina sono di nuovo al Mikstaliste per le colazioni. Una fila ordinata arriva fino alla scala esterna, le persone aumentano costantemente dalle 10 fino alle 12.30 circa.. alla fila per le colazioni si aggiunge quella per il magazzino di distribuzione vestiti. Quattro operatori aiutano nella scelta dei vestiti e delle scarpe che vengono consegnate in cambio di quelle vecchie e contrassegnate con una striscia di colore spray.

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Il Mikstaliste verso le 13,30 ha raggiunto la sua massima capienza e si crea un’altra fila per la distribuzione dei pasti, il tutto incredibilmente organizzato e gli operatori sembrano coordinarsi perfettamente senza troppe parole: la macchina è ormai rodata.

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Parlo con George (Serbo – ex volontario, ora responsabile del magazzino del Mikstaliste): nei suoi occhi l’entusiasmo e la passione per il lavoro che sta portando avanti assieme agli altri lavoratori legati al progetto, ma dalle sue parole emerge la consapevolezza che il sistema d’accoglienza che offrono ai rifugiati, seppur fondamentale, sia solo un palliativo per una situazione drammatica.

Pietro: “Da dove arrivano i rifugiati che accogliete?”
George: “Circa il 75 – 80% sono Afghani, di cui la metà minori che non hanno mai visto l’Afghanistan, ma nati nei campi profughi in Iran e Pakistan, arrivano qui in gruppi, che potremmo chiamare vere e proprie gang, il restante 20% proviene da Siria, Kurdistan Iracheno e una piccola parte da altre rotte migratorie.”

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Pietro: “Quante donne ci sono tra i rifugiati a Belgrado?”
Georgie: “Le donne sono solo una piccola minoranza; in questo momento abbiamo solo 50 donne che vanno dai 14 ai 65, ma abbiamo anche una signora siriana di 92 anni..”
Pietro: “Se dovessi avere la gestione dei finanziamenti del progetto, su cosa investiresti?”
Georgie: “Qui cè bisogno di tutto: cibo, vestiti, qualsiasi cosa, banalmente anche di porte per dividere gli spazi, che sono cadute. Il modo migliore per aiutarci è venire qui e portare qualsiasi cosa pensiate possa essere utile e valuteremo assieme, oppure chiunque voglia partecipare come volontario è il benvenuto, anche solo per un giorno, o se siete lontani e non potete passare da Belgrado, potete fare una donazione ad una delle associazioni parter, specificando che i soldi siano destinati al progetto Mikstaliste di Belgrado”
Pietro: ” Come è evoluta la situazione in questo ultimo anno e come pensi possa evolversi”
Georgie” La situazione è abbastanza stabile, ogni giorno qui transitano, anzi si bloccano decine, centinaia di persone, chi ha più soldi, in due o tre giorni trova un passaggio dagli smugglers, chi ne ha meno può metterci mesi o addirittura non muoversi più, i più capaci e affidabili addirittura dopo qualche mese entrano nelle organizzazioni di accoglienza come interpreti o facilitatori.”….
…“ La maggior parte degli smugglers trasporta rifugiati fino all’Ungheria, dove però le frontiere sono chiuse e ci vogliono altri soldi per riuscire a passare illegalmente il confine verso ovest. I campi profughi in Ungheria sono in condizioni pietose, ai limiti dell’umana sopportazione, inoltre le incursione della Angry Police (in inglese può suonare anche come polizia arrabbiata o Hungarian police o Hungry .. affamata) sono frequenti e sanguinose, molti migranti infatti tornano a Belgrado per riprendere fiato e ci riprovano una seconda o una terza volta.”…

…”Tornando alla domanda precedente, la vera necessità è che le frontiere vengano riaperte e i governi si coordino per assistere nel miglior modo possibile queste persone in fuga.. questa è l’unica cosa di cui c’è assoluto bisogno”

Forse questa ultima frase suona come un appello, per chi tutti i giorni vede con i propri occhi la speranza e la disperazione di centinaia di persone e che cerca di gestire gli aiuti umanitari che non bastano mai.

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link: www.facebook.com/RefugeeAidMiksaliste/
NSHC, Care ong, Save the Children, Terre des hommes, Caritas, Médicins Du Monde
nessunofermalestelle.org

[ITALY] Travellers Camp. La nostra versione dei fatti…

Mag 30, 2016

Qual’è il miglior modo per presentarsi al “Travellers Camp”, il più importante raduno di moto-viaggiatori italiano, presso cui siamo stati invitati per presentare il nostro viaggio? 

col serbatoio VUOTO!

20160527_192308Comincia così per noi il Travellers Camp 2016 del 27-29 maggio, presso il villaggio di Granara a Valmozzola (Parma). Il raduno dei motoviaggiatori nato dalla mente acuta e impenetrabile di Donato Nicoletti, che deve essersi chiesto più volte quale demone si fosse impossessato di lui il giorno in cui decise di invitarci.

Noi abbiamo provato a giustificarci dicendo di non voler contaminare l’eco-villaggio introducendo del velenosissimo combustibile fossile. La verità è che siamo due dementi… e siamo riusciti a finire la benzina nell’ultimo tratto di strada, ovviamente in salita e per di più sterrato, per poi discendere a motore spento in una imbarazzante cavalcata verso il tendone da circo di Granara. Sentendoci subito i due pagliacci.

Siamo arrivati in due su una sola Star, quella di Pietro. Andrea è riuscito a farsi sospendere la patente due settimane fa per un’infrazione che ha dell’assurdo: sorpasso a sinistra dei veicoli fermi al semaforo, condita da un’appena percettibile invasione della corsia del senso opposto. Probabilmente verbali di questo genere sono più rari delle eclissi di sole… ma quella mattina qualcuno doveva avergli fatto una macumba.

Insomma, eccoci qua, siamo noi! Buonasera a tutti! se volete togliamo subito il disturbo… basta che ci date un po’ di carburante..

 

Venerdì sera. Dopo il racconto di Rosario Sala e il suo viaggio nel continente africano, ci dirigiamo verso il bar e stringiamo subito una profonda e fraterna amicizia con il barista che vendendoci con la chitarra ci chiede malauguratamente di farci sentire qualcosa… gli regaliamo una nostra performance musicale tra le più oscene mai fatte.

noi al travellers camp

Si tira tardi quella notte tra bevute, salamelle e racconti in clima goliardico, come non citare lo Sporco Endurista. Morale, andiamo a letto tardissimo ma l’indomani riusciamo comunque ad alzarci e arrivare tecnicamente in tempo per la colazione.

 

Sabato. Mentre molti fortunati prendono la moto per farsi un giro tra le valli di questo splendido posto, noi, che siamo a secco, rimaniamo a Granara. Poco male perchè il posto è bellissimo e conosciamo altri motociclisti. Dopo l’ottimo pranzo preparato dallo staff del villaggio (adorabili!) presenziamo ai racconti di Marco Giurin e il suo viaggio in Vespa fino a Capo Nord, Marta Brambilla con un Tenerè dalla Svizzera al Giappone e quei due pazzi di Francesco Veneziani e Davide Virardi rappresentanti dell’Himalaya Express.


tendoneArriva il momento della nostra presentazione
 sotto il tendone del Travellers Camp. Donato ci chiama sul palco e noi risfoderiamo tutta la genesi del nostro viaggio (che potete tralaltro leggere in questi vecchi post Nasce una idea. Un viaggio da Milano a SaigonCome finanziare un lungo viaggio lavando piatti Marcia dopo marcia. Le origini di Nessuno Ferma le Stelle) e rispondiamo alle numerose domande. Ci sentiamo un po’ impostori perchè siamo gli unici a raccontare un viaggio che ancora non è stato realizzato. Inoltre, dato che non ci eravamo preparati, come al solito, riusciamo quasi a litigare sul palco. Il clima comunque è disteso, forse troppo, sembra più uno spettacolo comico che la presentazione di un viaggio… Ma alla fine siamo riusciti a far capire qualcosa, almeno, speriamo…

In seconda serata il racconto di Totò le Moto e Fata Ignurant con il loro giro del mondo in moto. Essi sono stati i primi moto-viaggiatori che abbiamo conosciuto lo scorso novembre all’EICMA ed è stato emozionante per noi rivederli dopo tanti mesi. Grandi!

La seconda notte niente performance, a letto presto perchè siamo abbastanza distrutti.

 

Domenica. Ci risvegliamo con la pioggia. Colazione e ultimo racconto di viaggio, quello di Daniele Donin sul Pamir.

Dopo un altro squisito pranzo, Evan de “Il 6% che va in moto tutto l’anno” ci chiede gentilmente un’intervista ma dopo pochi minuti sarà già con le mani nei capelli mentre diamo il meglio di noi. Questa volta, oltre a spiegarci con una dialettica degna di un pluri-ripetente delle superiori, quasi ci mettiamo le mani addosso durante la registrazione, per i nostri soliti problemi di “incomprensioni di coppia”.Pietro al Travellers Camp

….

Alla fine, dopo aver vergognosamente chiesto la benzina in giro, riusciamo a trovarla. Pietro però non si risparmia dal versarsi accidentalmente metà tanica addosso.. quello che rimane riusciamo tuttavia a buttarlo nel serbatoio e, sotto la pioggia di una domenica di fine maggio, lasciamo il Travellers Camp e ci mettiamo in marcia verso Milano.

 

Per le foto si ringrazia lo Sporco Endurista e Ivano Catullo.

[ITALY] Quartiere Feltre Milano, un luogo ancora fuori dal turismo di massa

Mag 24, 2016

Il turista che decide di esplorare la Milano anonima e sconosciuta non dovrà sicuramente tralasciare il Quartiere Feltre.

Situato a nord-est di Milano, tra viale Feltre e viale Rombon, delimitato a est dal fiume Lambro. Il quartiere Feltre nasce tra il 1957 e 1960 da un gruppo di architetti che rimpiangono di non aver fatto altro nella vita.

Intanto, perchè visitare il quartiere Feltre?
Bè ogni posto è degno di essere visitato, ma soprattutto se mai dovesse svilupparsi il turismo tra queste strade, potrei affittare la mia stanza a molto dippiù di quanto farei adesso ; )

quartiere feltre MilanoLa chiesa e i giardinetti

Partiamo dal cuore del quartiere Feltre, la Piazza della Chiesa. Mastodontica costruzione che attira numerosi fedeli ogni domenica impedendo però alla gente del posto di poter trovar confortevole parcheggio. L’oratorio funge da luogo di ritrovo per numerosi giovani durante l’anno e specialmente durante i campi estivi.
Difronte ad esso, sulla sinistra, il gradevole parco-giochi dove numerosi bambini e qualche alcolizzato trascorrono le mattine e pomeriggi.

Via Carlo Alberto Pisani Dossi.

La via principale del quartiere. Un nome così lungo e facilmente mal comprensibile (Bossi? Rossi?) che, unito alla complessa numerazione civica dei palazzi dove i numeri sembrano messi a caso, scoraggia gli abitanti del posto ad ordinare pizze a domicilio preferendo andarsele a prendere. In questa via il lunedì mattina vi è il mercato rionale che cerca di resistere al profondo insediamento dei due grossi super-mercati Unes e Esselunga. Solo uno di essi però si trova effettivamente all’interno del quartiere.

quartiere feltre MilanoIl supermercato Unes.

Gradevole e fornito supermercato a misura d’uomo e dall’aria familiare. Si apre con il reparto frutta e verdura per poi condurvi nella navata centrale suddivisa in due corsie. Sul fondo si apre il reparto carne che conduce al successivo reparto salumeria e reparto refrigerati. In posizione nascosta una piccola cappella laterale da spazio alle bottiglie d’acqua e mangime per cani e gatti. Infine le sue 5 casse permetterebbero ai consumatori uno scorrevole passaggio ma raramente entrano tutte in funzione nello stesso momento. I cassieri, dall’aria rustica e pacifica sono ben predisposti nei confronti degli stranieri. Raccomandiamo le visite nei momenti di meno affluenza, come l’ora di pranzo. 

quartiere feltre MilanoIl bar dei cinesi.

Un tempo appartenuto ad una famiglia calabrese oggi è gestito da un clan cinese. I ristoratori asiatici sono persone genuine e accoglienti che sanno mettere subito a loro agio il cliente. Gustosi cornetti al cioccolato e ottimi cappuccini per una colazione in pieno stile italiano. E’ possibile poi acquistare coloratissimi gratta e vinci o giocare fino allo sfinimento alle fantasiose e simpatiche macchinette video-poker. Enormi panini a pranzo e bianchino a tutte le ore! Il turista che si addentra in questo bar potrà conoscere da vicino la fauna del posto. Rumorosi signori che dibattono di calcio, bollette, cellulari e immigrazione a ogni ora, vecchine in attesa dell’estrazione del lotto, i giovani studenti della scuola americana in pausa pranzo che donano un tocco decisamente global all’ambiente.

La scuola americana.

Appartata ai confini con viale Rombon, nel quartiere Feltre trova posto una scuola dove gli studenti parlano inglese. E’ possibile osservarli nelle loro pulite divise quando escono ordinatamente a fine lezione. Alla fine delle lezioni è possibile assistere alla cerimonia in cui numerosi suv e macchinoni arrivano per l’occasione parcheggiando in doppia fila e impedendo nuovamente povero abitante un facile parcheggio.

quartiere feltre Milano

I negozi bengalesi.

Se siete in vena di addentrarvi in una dimensione oriental questo è il posto per voi! Due negozi gestiti da simpatici commercianti bengalesi importano in questo quartiere prodotti asiatici. Infilatevi in essi per scoprire stranezze e cibarie che vengono da lontano, ma poterete trovare anche numerosi prodotti della tradizione italiana  caparbiamente riprodotti.

La posta.

Cuore amministrativo del quartiere, sempre all’avanguardia sulle nuove tecniche di prenotazione della fila che però risultano spesso incomprensibili alla gente del posto forse un po’ troppo retrò.

La gelateria.

Come non citare tale paradiso del gusto! Affollatissima in estate e all’uscita dei bambini da scuola, occhio a non far cadere il cono appena usciti fuori come spesso a chi sta scrivendo.

quartiere feltre MilanoI parcheggi.

Come è bello parcheggiare in questo quartiere! Infatti vi si possono ancora trovare le rarissime “strisce bianche” che consentono ai milanesi il parcheggio gratuito e senza limiti. Assente anche il divieto per lavaggio stradale che solleva gli abitanti dalla pratica dello “spostamento della macchina” un giorno a settimana. Automobilisti e camperisti accorrete!

 

La villa del liutaio.

Situata all’angolo tra via Rombon e via Pisani dossi, questa bellissima e nascosta villa del settecento offre dimora a un famoso liutaio che costruisce chitarre in alluminio. Egli è solito lavorare la notte, troverete infatti la luce della finestra del primo piano sempre accesa a qualsiasi ora notturna.

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Personaggi illustri di Quartiere Feltre.

Nel quartiere Feltre sono molti i personaggi degni di nota.

Primo fra tutti il Grande Bestemmiatore Incallito. Egli è solito portare a spasso due cani e richiamarli più volte all’ordine con fantasiose imprecazioni blasfeme. Nonostante ciò il suo carattere è bonario.

Il venditore ambulante di cinciaglierie. Trova posto difronte all’ Unes, vende un po’ di tutto e spesso lo si può trovare all’interno del supermercato seduto su una sedia a contare le monete.

Il commentatore da bar. E’ un’abbondante signore che trascorre gran parte della sua giornata al bar e non sta mai zitto, ha un opinione su ogni cosa e desidera farla conoscere a più persone possibile nonostante si rivolga alla persona a lui di fianco. Le sue posizioni sono effettivamente opinabili.

Il venditore di giornali al semaforo. Da tempi ignoti ogni mattina troverete questo pacifico signore che distribuisce giornali al semaforo su via Rombon, al collo un foglio con scritto “distribuisco giornali per mangiare“. Grazie a lui gli abitanti del quartiere sono sempre aggiornati su ogni fatto di cronaca quotidiana.

Escursioni nelle vicinanze

A pochi passi dal quartiere si trova il Parco Lambro, grande polmone verde della zona. In esso trovano riparo molti tossici e maniaci comunque innoqui e indifferenti ai turisti. La domenica il parco si trasforma in una repubblica indipendente sud-americana con impianti stereo degni dei più grandi palchi, venite a ballare la cumbia e ubriacarvi fino a parlare uno spagnolo perfetto!

quartiere feltre MilanoIl fiume Lambro delimita il quartiere dal comune di Segrate, ancora turisticamente sottosfruttato è privo di qualsiasi infrastruttura balneare. Le sue spiaggete di bottiglie di plastica offriranno relax ai viaggiatori più “wild” che amano i territori incontaminati.

Bricoman. Mega-negozio per il bricolage e fai-date. Ottimo e consolante rifugio in quelle giornate dove non sai che fare e sembra che a nessuno interessi di te.. tra viti, interruttori e cacciaviti il gli scoramenti trovano una tregua.

Dove alloggiare.

Il turismo non ancora sviluppato comporta il fatto che non vi siano strutture alberghiere all’interno del quartiere, potete trovarle su viale Feltre. Altrimenti rivolgetevi all’autore di questa guida che sta affittando la sua stanza poichè parte per il Vietnam e starà via 10 mesi.

Dove mangiare.

Al bar dei cinesi, alimentari bengalese.

Come arrivare.

Areoporto di Linate a pochi chilometri. Facilmente raggiungibile dalla tangenziale est (uscita Lambrate) o dalle fermate di metropolitana “Lambrate” o “Udine”. Da piazzale Loreto prendere il bus 55.

Si consiglia un soggiorno di almeno una settimana per assaporare al meglio il clima piacevolmente anonimo di questo quartiere. Non è richiesto nessun visto.

Andrea

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