[TURCHIA] HASANKEYF, un gioiello che verrà sommerso

Set 17, 2016 by nessunofermalestelle in  andrea Blog il viaggio turchia

I luoghi a questo mondo si dividono in quelli che vedi per la prima volta e quelli in cui sei già stato almeno una volta.
Nei secondi, oltre a riconoscere il posto, ritrovi anche traccia del tuo passaggio. Entrambi (tu e il posto) vi troverete cambiati.
Il tempo è una forza dinamica che trasforma. Come il vento soffiando sulle rocce per millenni le leviga, così, anche solo pochi anni bastano a far cambiar volto a un piccolo paesino sulle rive del Tigri in Turchia sud-orientale.

 

Hasankeyf
Hasankeyf nella regione di Batman, Turchia

“Ecco Hasankeyf,

appena dopo il ponte dovrebbero vedersi i miei amati ristorantini costruiti sulla palafitte sopra il fiume, in cui sette anni fa mangiai pesce e da allora ogni volta che mi chiedono qual’è il posto più bello del mondo io dico: qui, Hasankeyf! Perchè oltre al fiume, le grotte, il cibo e il mercato, c’è anche un meraviglioso e immenso sito archeologico composto da antiche case scavate nella roccia fino ad arrivare al castello che sormonta tutta la rocca.”

Oltrepasso il ponte, mi giro a destra, pronto a indicare a Pietro quel che da tempo ho aspettato di fargli vedere.  Invece nulla. La spiaggia è deserta. Dove sono i ristorantini di pesce alla griglia?

 

dallalto

 

Poco più avanti l’Hasankeyf Motel c’è ancora,

ci avevo dormito anni fa, insieme ad altri turisti che come me si spingevano in questo remoto angolo di mondo. Oggi invece noi siamo i primi turisti da non si capisce quanto tempo… e forse anche gli ultimi (la famiglia che gestisce l’hotel ha deciso ormai di chiudere i battenti). L’edificio è molto spoglio ma affaccia con degli accoglienti balconcini proprio sopra il Tigri di cui si sente il piacevole suono.
Ci facciamo raccontare cosa è successo.

 

Hasankeyf
l’Hasankeyf Motel, dopo il ponte sulla sinistra e i fratelli Mahmud e Ercan

 

“Hanno chiuso tutto.

Sono cadute delle pietre qualche hanno fa, dal costone in alto fin giù sulla spiaggia, qualcuno è pure morto (??), al castello non si può andare, i ristoranti si sono spostati sul lato opposto del ponte. Qui in Kurdistan sono ricominciati i problemi, guerriglieri curdi e soldati dell’esercito turco hanno ricominciato a combattere, aggiungici poi la guerra in Siria (a pochi chilometri da qui) ma soprattutto il fatto che questo paese verrà presto sommerso da un imponente diga nel giro di pochi anni…”

Hasankeyf
Ma quante ne ha viste questo fiume? Quante popolazioni, civiltà, culture ha dissetato e nutrito? E’ come un vecchio nonno che ti racconta storie di altre epoche mentre tu ascolti pacificamente e i bambini giocano nelle sue acque.

 

Hasankeyf
il bazar di Hasankeyf

 

ristorantini
i ristoranti di pesce ora si sono spostati dall’altro lato del ponte. posizione meno suggestiva rispetto al passato.

Sono profondamene amareggiato, mi sento impotente,

Hasankeyf sta lentamente morendo e io assisto alla sua agonia. La storia della diga che sommergerà tutto la conoscevo, ma sette anni fa mi sembrava così assurda che stentavo a crederci. Oggi devo ricredermi di fronte all’evidenza della Nuova Hasankeyf che stanno costruendo al di la del fiume in posizione più rialzata.

 

Hasankeyf
la nuova Hasankeyf in costruzione. Presto gli abitanti si sposteranno in queste nuove abitazioni.

Allo stesso tempo mi sento fortunato per aver potuto visitare questo posto,

quando ancora era possibile percorrerlo in ogni suo anfratto, quasi sembrava ancora riflettere i gloriosi tempi del passato. Ora una scarna e asettica recinzione mi separa da quella Hasankeyf che ricordavo.

 

Hasankeyf
questo è solo l’ingresso dell’antica città di Hasankeyf ma ora non vi si può più accedere

 

Hasankeyf
una grotta ancora abitata fuori dal sito archeologico

Hasankeyf verrà sommersa, un gioiello del nostro pianeta nascosto per sempre.

Il Tigri, nemmeno lui potrà opporsi a tale gesto di ignoranza.

Lui che per secoli ne ha dolcemente bagnato le riva un giorno si vedrà costretto a sommergerla violentemente.

Come un uomo indotto senza altre possibilità a uccidere il suo più caro amico. Crudeltà.

 

Intanto gli abitanti vivono rassegnati la vita di tutti i giorni,

mentre la noia e la desolazione calata all’improvviso quasi li induce all’indifferenza per le sorti di questo luogo.

 

pecore
l’attesa di un futuro incerto

 

Per conoscere gli aggiornamenti sui lavori della diga visitate questo sito www.hasankeyfmatters.com

(andrea)

[GRECIA] Qui si mangiano frizioni a colazione!

Ago 21, 2016

Il primo guasto meccanico.. qui si mangiano frizioni a colazione!

E’ passato qualche giorno e quel rumore mi ronza ancora nelle orecchie…

15 Agosto: siamo a Kavala (GR), città marina sulla nostra rotta tra Thessaloniki e Alexandropoli..è tardo pomeriggio, una giornata di viaggio stampata sulle natiche, voglia di una doccia dopo quattro giorni di astinenza da acqua dolce, e tirando a sorte con una moneta da due euro, ci prepariamo a dirigerci verso un campeggio a pochi chilometri. Colpo alla pedivella e via!… o quasi.. un rumore metallico arriva sinistro dal motore e la Aranciona si spegne, sembra definitivamente.

E’ ferragosto e anche qui è festa, quindi tutti i meccanici sono chiusi.. ci mettiamo a smanettare al porto sotto i gusci della star, sul lungo mare di passaggio sotto gli occhi dei passanti, sperando che qualche anima pia si fermi e ci dia una mano, per riparare la star e per trovare un posto dove dormire questa notte.

DSCN4800Dopo una ciurma di marinai egiziani non troppo disponibili, una famiglia di tedeschi che ci da con un contatto di un meccanico, conosciamo il “grande” Yanis, grande in tutti i sensi. Yanis ha un baretto proprio davanti alla nostra improvvisata officina ambulante. Il grande uomo accetta di tenerci i bagagli fino all’indomani mattina e mi porta col suo Varadero a vedere dove si trova il meccanico migliore di tutta Kavala. Si fa notte e il bar chiude, facciamo qualche passo per il centro storico nei dintorni del castello e infine decidiamo di passare la notte all’addiaccio sulle mura del porto.

16 agosto: Non si poteva immaginare di dormire così bene sulle mura di cemento a fianco ai frangiflutti, tanto che non puntiamo neanche la sveglia per l’appuntamento alle h.6 da Yanis, arrivando con due ore di ritardo.

Dopo una abbondante colazione al bar, con leccornie comprate apposta per noi, finalmente in officina a ricevere una diagnosi più sicura e veritiera delle nostre campate per aria del giorno prima.

A denti e chiappe strette il verdetto arriva..ed è un sospiro di sollievo!

Frizione spaccata..la terza in tre mesi! Probabilmente colpa di una guida troppo sportiva! Mi risuonano le raccomandazioni di Gino (meccanico della Scooteria)..“mi raccomando delicatezza, sopratutto con il cambio”

SPAK-FRIZ

È la diagnosi migliore che potessimo sperare, e anche quella più economica.. perchè non è necessario aprire il motore.

 

 

 

 

 

Il meccanicoSALDA-FROIZ  Vassili opta per saldare le parti spaccate della campana della frizione e mettere nuovi dischi, senza comprarne una nuova e dopo solo una mezz’ora mi mostra il lavoro magistrale di saldatura …ha bisogno di un ora di tempo per lavorarci ancora e mi fa capire gentilmente che non ci vuole tra i piedi, quindi mentre Andrea cerca un tabaccaio, esploro curioso il quartiere appena sopra il porto.

 

ciccia

Mi siedo per un caffè in un vecchio bar con un grande adesivo di un gallo sulla porta a vetri e mi perdo ad osservare giochi di carte e partite infuocate di backgammon, che alzano ancora di più il clima rovente, sullo sfondo la televisione trasmette le olimpiadi da Rio e proprio in quel momento il salto in alto viene bloccato per le piogge torrenziali.

 

 

 

gutemberg

Ritorno sulla strada sono assorbito da una vecchia stamperia a caratteri mobili, dove con orgoglio un gruppo di ottuagenari mi invita ad entrare per mostrarmi il funzionamento delle antiche macchine cecoslovacche e polacche. I simpatici vecchietti mi salutano con la frase che dal ’92 aspettavo di sentirmi dire in Grecia “ahhh Italiano! Italiano – Greco! una faccia – una razza!”

 

Torno in officina quando stanno già sistemando il cavalletto ancora claudicante dopo i nostri ultimi aggiustamenti.

FATHER-SONLa frizione è già montata e dopo i primi giri di prova il tutto sembra funzionare perfettamente come nuova. Arriva il momento, sempre teso, del pagamento dove con una premessa sui pezzi sostituiti e la  manodopera, chiaramente col figlio interprete in inglese, ci chiedono 80 euro, che sembra una cifra assolutamente adeguata sia per il tempo per la rapidità.

…Foto di rito e di nuovo verso est!

Durerà questa opera d’artigianato greco? Per ora mi ha portato fino ad Istanbul da dove scrivo.. ma la strada per il Vietnam è ancora lunga e le frizioni qui si mangiano a colazione!

[GRECIA] PORTOKALI beach. Il Monte Athos è un monaco gigante.

Ago 26, 2016

E’ un insieme di cose che mi ha fatto meravigliare di questo posto. Portokali Beach (Orange beach, per chi non riuscisse a ricordarsi il nome) è un campeggio libero a ridosso di un mare cristallino della Grecia settentrionale.

 

portokali beach

 

Tante persone diverse immerse nella natura. Niente corrente, niente acqua, niente servizi.
Riparate sotto l’ombra di dormienti pini marittimi centinaia di tende, ognuna con il suo spazio.

 

portokali beach

Sembra come un paese di sconosciuti che si avvicinano senza toccarsi.

 

portokali beach

Il mare è il motore perpetuo che ci ricarica, ovunque tu guardi lui è li. Con il suo Blu acceso e il suono delle sue onde.

portokali beach

Portokali Beach si trova sulla penisola di Sithonia che a sua volta fa parte della penisola Calcidica nel nord della Grecia.

 

portokali beach

Il Monte Atos

Incontrastato e solenne il divino monte Atos sorge sullo sfondo dalla penisola adiacente, presenza costante e impassibile che emana spiritualità su tutti i natanti e campeggiatori.

DSC00406

Cosa ci fa un monte di 2000 metri così a ridosso del mare?

Mi vien voglia di salire sulla cima e tuffarmici giù! Sembra messo li per scherzo, e invece osservandolo attentamente ti accorgi che è un monaco gigante in meditazione. Impenetrabile. I suoi pensieri non ci è dato conoscerli. Forse i monaci che abitano alle sue pendici riescono a parlare con lui. Per fare ciò si sono chiusi e isolati dal mondo, vivono come eremiti. Ci vietano di entrare. Metà della penisola di Agios Orios è una repubblica teocratica in cui si può accedere solo su invito da parte dei monaci (donne assolutamente escluse). Mi piace pensare che abbiano i loro buoni motivi. Sicuramente li hanno.

Chissà, forse è più bello immaginarsi un posto incontaminato che contaminarlo con la propria presenza.

 

portokali beach

 

Al campeggio libero di Portokali beach non si può dire che gli uomini non lasciano traccia del loro passaggio.

(Andrea)

ENTRARE IN PAKISTAN CON UN CILINDRO IN TESTA …ATTRAVERSANDO LE BLINDATE TERRE DEL BALUCHISTAN

Nov 15, 2017

PREMESSA: no, non sono cosi eccentrico da viaggiare con al posto del casco un antiquato cappello da gala, ma il cilindro in testa ce l’ho per davvero, potete credermi.

Quando si viaggia fiduciosi del proprio mezzo, sotto il casco i pensieri fluiscono liberi, spaziano ovunque, volano alti, ispirati dal paesaggio, dalle immagini, dai profumi e dal vibrare del motore.
Da ormai qualche settimana, il mio muovermi su due ruote ha cambiato forma.

Il cilindo della mia (in]fedele motoretta, perde colpi e ha subito ormai due trapianti da gruppi termici “raffazzonati” . Il grippaggio e^ sempre in agguato con il suo conseguente bloccaggio della ruota posteriore. Trovarsi a scodinzolare improvvisamente sgommando senza controllo, sperando che da dietro nessuno ti salti addosso,mette una certa dose d-ansia.
Qui il pensiero invece che scorrere libero, si concentra teso sui rumori, si controllano i giri del motore, si cerca l’empatia mental- meccanica in un gioco di intesa, di polso e di speranza. La spina dorsale rigida dall’ano alla nuca.
Il motore iraniano in queste settimane mi ha tradito più volte, ma ora forse abbiamo trovato un compromesso.. il cilindro Pinasco infatti era stato messo fuori uso tempo fa grazie ad un miscelatore avaro, o meglio inesistente, che l’obbligò a viaggiare a secco per molti km.

Con questo cilindro in testa forse mi sono perso qualcosa per strada, ma credo che anche questo faccia parte della sfida. Il mio ottimismo, a tratti, ha vacillato e la stanchezza ha preso talvolta il sopravvento. Al posto degli affascinanti palazzi degli shah da mille ed una notte alla metà del mondo e dei brulicanti bazar iraniani, ho visitato le più scalcagnate officine persiane.
Questo è il mio viaggio.

MA IN PAKISTAN CI SIAMO ARRIVATI. ECCO COME

Mattina del 13 novembre in un hotel  Zahedan – Baluchistan iraniano. Un sonno conciliante: al risveglio profumo di fresco nell-aria, con quella sensazione sulla pelle di quando sta per iniziare qualcosa. Una svolta. Un passaggio.

La preparazione dei nostri muli di ferro procede come di rito, ma una volta avviati i motori, i gestori dell-albergo ci danno lo stop.”where are you going?..wait you police escort!”
siamo emozionati..ecco la famosa scorta per il Baluchistan..ma l’eccitazione dura poco. Da qui una staffetta di scorte e check point, fino al confine Pakistano e per i tre giorni successivi attraversando tutta la regione omonima pakistana. La prima notte dormiamo nella stazione della Levies Police di Taftan, appena dopo la linea di confine.

Davanti al vicino Custom office numerose tracce di viaggiatori, anche di qualcuno che ha abbandonato la carcassa del proprio mezzo, tra i rottami anche una vecchia passat con targa italiana. Chissà quale storia potrebbe raccontare..
dietro la scrivania un funzionario, che ricorda Antonello Venditti (cosa che non riesco a non riferire al diretto interessato, con tanto di foto mostrata su google, per reazione smuove un simil sorriso dalla faccia inespressiva), mette il suo timbro sul preziosissimo carnet du passage…

Inizia la nostra traversata delle terre del Baluchistan Pakistano con Fabriz e Gisa, due ragazzi berlinesi che guidano due poderosi Gs. Agli occhi dei pakistani, i nostri piccoli sgangherati motorini scompaiono all’ombra dei BMW, per ricomparire solo in qualche battuta di spirito.

Siamo al primo giorno di scorta in Pakistan e la mia Aranciona si presenta subito bene.. inchioda dopo qualche decina di chilometri e se ne fara sconsolata qualche centinaio sul retro dei pick up dei LEVIES. A Yechmeck (se non ricordo male il nome) un lauto pasto dietro le sbarre della stazione di polizia e una estenuante attesa di 8 ore di una scorta che arrivera’ solo alle 23, obbigandoci a ripiegare i nostri sacchi a pelo e portando a termine la tappa nel cuore della notte fino ad un albergaccio a Dalbandin.

il giorno successivo si viaggia per 300 km fino a Quetta. attorno a noi il paesaggio si trasforma di continuo, dal deserto piatto e grigio alle soffici dune di sabbia con i cammelli che ci guardano indifferenti passare rumorosamente al loro fianco, alle montagne che circondano la capitale della regione. Nella caotica e celata Quetta staremo due notti reclusi nel blindato e costoso Bloomstar hotel. Anche questo passaggio obbligato per tutti i viaggiatori.
Da qui si viene scortati all- Home and tribal affairs del Palazzo del governo del Baluchistan dove e necessario fare il famigerato NOC, ovvero il permesso speciale per attraversare questi territori considerati ad alto rischio.

Al Bloomstar hotel, mentre cerco di fare partire a spinta L’aranciona, ingolfata da un indigestione d’olio per scongiurare grippaggi, ci saluta un uomo, un tedesco appena arrivato da Kathmandu con una fiammante Royal Enfield e ancora 5 kg di salsicce tirolesi nella borsa.
Inizia così l’ultimo giorno di scorta, il piu lungo ed estenuante, da Quetta a Sukkur, 400 km senza sosta, se non 5 minuti contati per ingurgitare un pranzo e sgranchire la schiena ai check point e ai cambi scorta. queste terre sono talmente affascinanti e misteriose che attraversarle in corsa pare quasi un tradimento.

Lasciamo gradualmente il Baluchistan alle nostre spalle, dalle montagne di Quetta scendiamo in una grande valle fluviale, il deserto polveroso si punteggia di macchie verdi, poi campi coltivati, covoni di fieno dai quali sbucano bambini rotolandosi, i vestiti di fanno piu sgargianti, a colpi di clacson assordanti decoratissimi camion fanno slalom tra carretti trainati da asini e cammelli, un uomo corre in strada con due polli agitati in mano, una mezza dozzina di piccoli occhi ci osservano dal cassone di un tuk tuk, trattori decorati a mo di carretti siciliani con musica assordante dagli altoparlanti, portano enormi quantita’ di paglia a sfidare qualsiasi legge fisica.
Dalle bancarelle del mercato arrivano gli odori dei pesci di fiume, delle galline, spezie…la polvere si alza, l’emozione anche…cos- arriviamo a Sukkur..finalmente liberi.

Ultima cena e ultima notte della strana quadriglia italo tedesca e il giorno dopo si prosegue separati verso Multan a nord.. ad ognuno i suoi cilindri, ad ognuno il suo ritmo

Oggi 18 novembre ci siamo fermati a Rahimyar Khan.. con l-aiuto di sue ragazzi locali, abbiamo trovato con difficoltà un hotel che non ci obbligasse a registrarci alla polizia per avere l-ennesima la scorta armata..ma meglio non farsi vedere in giro..qualcuno potrebbe chiamare la polizia e ritrovarci di nuovo sotto scorta e l-albergatore nei guai. Eshmir e Rashmir ci portano due tramezzini in hotel.

Adesso a dormire, ma il cilindro lo appoggio sul comodino.

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