[TURCHIA] SULLE TRACCE DI GIORGIO BETTINELLI #2 Ürgüp – Cappadocia

Set 10, 2016 by nessunofermalestelle in  Blog il viaggio turchia video

Eccoci ancora sulle tracce di Giorgio Bettinelli. Dalle pagine del libro  – In Vespa. Da Roma a Saigon – cerchiamo di ritrovare i luoghi del passaggio dell’avventuriero su due ruote che 24 anni fà, ebbe la folle idea di prendere uno scooter 125cc e partire per l’estremo oriente.. nel 2016 ci riproviamo con Nessunofermalestelle.

Dopo avervi raccontato (qui) la vana ricerca dell’Hotel Barut a Istanbul, ci riproviamo con un altro albergo, l’hotel Elvan a Ürgüp nella splendida Cappadocia..

alla pagina 68 Bettinelli scrive: “L’Hotel Elvan di Urgup, il primo a cui ci presentiamo dopo la ricerca vana a Goreme, ha una sola camera libera, la nostra, che, dà su un bel giardino interno e ha le pareti scavate nella roccia bianca, come le antiche abitazioni ricavate dalle montagne tutt’intorno. Alle dieci di mattina il figlio della padrona viene a bussare alla porta e mi mette tra le mani il vassoio della colazione…”… quel bambino, forse lo riconoscerete sotto i baffi di un omone alla fine del filmato qui sotto.

NESSUNOFERMALESTELLE e il NON- RACCONTO di VIAGGIO a Quarto sPosto + live dei TRIO QUATER

Nov 22, 2017

Un VIAGGIO da Milano a Saigon in Scooter, 14 mesi in sella ad uno scooter, più di 40000 km sotto le ruote e 20 paesi alle spalle..

un NON- RACCONTO di viaggio senza schemi, una NON – INTERVISTA ..

un DIALOGO informale con il pubblico con la complicità della band dei TRIO QUATER e contornata da IMMAGINI e VIDEO .

uscito dalle cucine e il divano blu di QUARTO POSTO un anno fa, ritrovo QUARTOsPOSTO in una nuova veste e nuova sede, ma questa volta dall’altro lato della quinta anzi della quarta!

*******************************programma***************************************

h.21.00 CENA ETNICA

h.21.30 PRESENTAZIONE e DIALOGO CON INSERTI MUSICALI

H.22.30 CONCERTO “TRIO QUATER

a seguire chiacchera libera e bicipite al bancone

—————————###################——————********************************

un viaggio sulle tracce del più folle scrittore vespista GIORGIO BETTINELLI. abbiamo percorso il suo itinerario 25 anni dopo, cosa è cambiato? come cambiano un viaggio le nuove TECNOLOGIE e i SOCIAL NETWORK? perchè partire? CORAGGIO? FUGA? O RIAPPROPRIAZIONE del nostro TEMPO?

insomma PARLIAMONE L’1 DICEMBRE A QUARTOsPOSTO in via Lessona 21. Milano!

vi aspetto curiosi!

QUARTOsPOSTO via Lessona, 21 Milano- sede circolo Meazza 

INGRESSO LIBERO – CENA 8 EURO CON PRENOTAZIONE CONSIGLIATA

info e prenotazioni >>>4posto@gmail.com

info viaggio e link : nessunofermalestelle.org

 

 

[TURCHIA] HASANKEYF, un gioiello che verrà sommerso

Set 17, 2016

I luoghi a questo mondo si dividono in quelli che vedi per la prima volta e quelli in cui sei già stato almeno una volta.
Nei secondi, oltre a riconoscere il posto, ritrovi anche traccia del tuo passaggio. Entrambi (tu e il posto) vi troverete cambiati.
Il tempo è una forza dinamica che trasforma. Come il vento soffiando sulle rocce per millenni le leviga, così, anche solo pochi anni bastano a far cambiar volto a un piccolo paesino sulle rive del Tigri in Turchia sud-orientale.

 

Hasankeyf
Hasankeyf nella regione di Batman, Turchia

“Ecco Hasankeyf,

appena dopo il ponte dovrebbero vedersi i miei amati ristorantini costruiti sulla palafitte sopra il fiume, in cui sette anni fa mangiai pesce e da allora ogni volta che mi chiedono qual’è il posto più bello del mondo io dico: qui, Hasankeyf! Perchè oltre al fiume, le grotte, il cibo e il mercato, c’è anche un meraviglioso e immenso sito archeologico composto da antiche case scavate nella roccia fino ad arrivare al castello che sormonta tutta la rocca.”

Oltrepasso il ponte, mi giro a destra, pronto a indicare a Pietro quel che da tempo ho aspettato di fargli vedere.  Invece nulla. La spiaggia è deserta. Dove sono i ristorantini di pesce alla griglia?

 

dallalto

 

Poco più avanti l’Hasankeyf Motel c’è ancora,

ci avevo dormito anni fa, insieme ad altri turisti che come me si spingevano in questo remoto angolo di mondo. Oggi invece noi siamo i primi turisti da non si capisce quanto tempo… e forse anche gli ultimi (la famiglia che gestisce l’hotel ha deciso ormai di chiudere i battenti). L’edificio è molto spoglio ma affaccia con degli accoglienti balconcini proprio sopra il Tigri di cui si sente il piacevole suono.
Ci facciamo raccontare cosa è successo.

 

Hasankeyf
l’Hasankeyf Motel, dopo il ponte sulla sinistra e i fratelli Mahmud e Ercan

 

“Hanno chiuso tutto.

Sono cadute delle pietre qualche hanno fa, dal costone in alto fin giù sulla spiaggia, qualcuno è pure morto (??), al castello non si può andare, i ristoranti si sono spostati sul lato opposto del ponte. Qui in Kurdistan sono ricominciati i problemi, guerriglieri curdi e soldati dell’esercito turco hanno ricominciato a combattere, aggiungici poi la guerra in Siria (a pochi chilometri da qui) ma soprattutto il fatto che questo paese verrà presto sommerso da un imponente diga nel giro di pochi anni…”

Hasankeyf
Ma quante ne ha viste questo fiume? Quante popolazioni, civiltà, culture ha dissetato e nutrito? E’ come un vecchio nonno che ti racconta storie di altre epoche mentre tu ascolti pacificamente e i bambini giocano nelle sue acque.

 

Hasankeyf
il bazar di Hasankeyf

 

ristorantini
i ristoranti di pesce ora si sono spostati dall’altro lato del ponte. posizione meno suggestiva rispetto al passato.

Sono profondamene amareggiato, mi sento impotente,

Hasankeyf sta lentamente morendo e io assisto alla sua agonia. La storia della diga che sommergerà tutto la conoscevo, ma sette anni fa mi sembrava così assurda che stentavo a crederci. Oggi devo ricredermi di fronte all’evidenza della Nuova Hasankeyf che stanno costruendo al di la del fiume in posizione più rialzata.

 

Hasankeyf
la nuova Hasankeyf in costruzione. Presto gli abitanti si sposteranno in queste nuove abitazioni.

Allo stesso tempo mi sento fortunato per aver potuto visitare questo posto,

quando ancora era possibile percorrerlo in ogni suo anfratto, quasi sembrava ancora riflettere i gloriosi tempi del passato. Ora una scarna e asettica recinzione mi separa da quella Hasankeyf che ricordavo.

 

Hasankeyf
questo è solo l’ingresso dell’antica città di Hasankeyf ma ora non vi si può più accedere

 

Hasankeyf
una grotta ancora abitata fuori dal sito archeologico

Hasankeyf verrà sommersa, un gioiello del nostro pianeta nascosto per sempre.

Il Tigri, nemmeno lui potrà opporsi a tale gesto di ignoranza.

Lui che per secoli ne ha dolcemente bagnato le riva un giorno si vedrà costretto a sommergerla violentemente.

Come un uomo indotto senza altre possibilità a uccidere il suo più caro amico. Crudeltà.

 

Intanto gli abitanti vivono rassegnati la vita di tutti i giorni,

mentre la noia e la desolazione calata all’improvviso quasi li induce all’indifferenza per le sorti di questo luogo.

 

pecore
l’attesa di un futuro incerto

 

Per conoscere gli aggiornamenti sui lavori della diga visitate questo sito www.hasankeyfmatters.com

(andrea)

In India in 20 minuti .Tra templi Sikh e rifugiati Tibetani. Non è solo questione di capelli.

Dic 07, 2016

 

Varcare la soglia dell’india in venti minuti è un’esperienza da centometristi.

Alle 14.30 del 24 novembre stiamo ancora seduti con Umar e Faruk a gustare dello spinossissimo e speziatissimo pesce di fiume nel centro di Lahore – Pakistan.

Arriviamo ai primi blocchi di polizia, in quella che molto probabilmente si chiama India Road, alle 15.30. Un ufficiale ci guarda nervoso e ci esorta animatamente a muoverci rapidi.

Alle 16 la frontiera di Wagah sarebbe stata chiusa per la quotidiana cerimonia, che vede i due eserciti esibirsi in spettacoli patriottici, una vera e propria attrazione con tanto di spalti per offrire ai turisti una perfetta prospettiva. Corriamo letteralmente da un ufficio all’altro per timbri, firme,controlli, formulari e ispezioni..

Alle 15.55 siamo al cancello che unisce (e spesso divide) India e Pakistan e quasi imbarazzati passiamo sotto gli spalti che i turisti stanno riempiendo in attesa dello spettacolo. Ci guardano tra il divertito e lo sconcertato, qualcuno ci fotografa, qualcuno ci applaude come fossimo gli apri pista della serata. Così strappiamo il traguardo e siamo in India.

I primi giorni indiani hanno a che fare in qualche modo con barba e capelli. Chi non li taglia per rispetto a Dio e chi si rade per avvicinarsi a Buddha.

 

La prima tappa è il Golden Temple di Amritsar a circa 60 km dalla frontiera. Sono passati tre mesi da quando l’amico Murat al Cafè del Mundo di Eskisheir, ci faceva appuntare sul taccuino questo misterioso tempio Sikh. Con l’aiuto di Pun kahn un giovane volontario del tempio, riusciamo ad entrare nel Gurdwara (tempio dei guru) e parcheggiare proprio nel sottoscala del chiostro dei dormitori .. e dei cessi.

Se a qualcuno non venisse in mente ancora chi siano questi sikh, potrei tagliare corto descrivendovi questi omoni, con turbanti colorati, barbe incolte, bracciali di metallo e l’immancabile pugnale argentato sul fianco e sono sicuro che un’immagine precisa si disegnerà

Passiamo tre giorni a piedi nudi e turbante(meglio del cilindro) tra i marmi lattescenti attorno al tempio coperto da 750 kg d’oro puro che brilla come una fiamma perpetua sulle acque della enorme vasca delle abluzioni.

Il tempo scorre lento cullato dai canti e dalle letture del Guru Granth Sahib ( il libro sacro dei sikh), dal ritmo dei dadh (tamburelli sikh) e dai riti del tempio. Il golden temple è una macchina eccezionale: tanto enorme, quanto leggera ed efficiente ,sempre in movimento, ben calibrata e luccicante.

 

Immensi pentoloni sfornano shorba, dhal, riso e altre gustose pietanze tipiche del Punjab. I sikh nel mondo sono famosi per essere ottimi cuochi o taxisti a New York. Quando si entra nella mensa del tempio si tocca con mano una parte degli ingranaggi della “golden machine”. Qualcuno ti porge un vassoio de ferro, poco più in là un cucchiaio e un bicchiere. I due refettori si svuotano e riempiono senza sosta. Ogni giorno vengono cucinati e serviti gratuitamente trentamila pasti. I barbuti sikh sul percorso indicano dove sedersi e così come un millepiedi che si lascia andare al suolo centinaia di persone il fila, si siedono sui lunghi tappeti e aspettano il loro pasto che arriva in pochi secondi da abili servitori, che con movimenti precisi di polso scodellano le profumate pietanze. Finito il pasto si portano le proprie stoviglie a chi le divide e come abili giocolieri, le fa arrivare tra lanci e prese, alla immensa washing machine umana che produce un ritmico e assordante rumore che ricorda quello di una stamperia in piena attività. Chi vuole può finire il pasto con un cay servito caldissimo dai rubinetti di immense botti sempre piene. In questa cucina che sembra funzionare come un organismo unico, possono entrare volontari a lavare o a preparare le verdure come gesto di umiltà e partecipazione, proprio come vuole a cultura sikh. Sono affascinato..si capisce eh?

Dalle barbe infinite alla rasatura ascetica dei monaci tibetani in esilio.

Lasciamo le pianure del Punjab per spingerci fino alle pendici della catena del Dhauladhar, ai piedi dell’Himalaya. Siamo a Mc Leod Ganj frazione di Dharanshala o più conosciuta come: “dove vive il Dalai Lama”.

In questo paesino di montagna nell’Himachal Pradesh, non vive solo il supremo rappresentante del mondo buddista, ma una intera comunità in esilio. A Dharamshala dal 1959 ospita i tibetani in fuga dalla persecuzione cinese ed è anche la sede del governo tibetano in esilio.

Passeggiare per questa cittadina tra templi, scuole di meditazione, centri culturali tibetani, bancarelle con ogni genere di cianfrusaglia buddista, è più facile incontrare gli occhi sottili di chi viene da est, gli occhi celesti di chi arriva dal lontano occidente, che le scure e scaltre facce da indiano. Questo luogo è un india a parte: rilassante, dove il traffico non c’è e il tempo scorre lento. Migliaia di turisti ogni anno vengono a cercare se stessi, a “fare il pieno allo spirito” con meditazioni o altre pratiche orientali. Cose da radikal freak? forse.

Arrivo in paese e dopo aver driblato un paio di affitacamere pressanti e conosco Sunyl, operatore sociale in paese che mi ospiterà a casa sua per un paio di giorni a Natti un piccolo villaggio a 5 km dal mc Leod Ganj.

Arrivati a casa sua nel cortile c’è aria di festa, infatti un vicino di casa si sposerà a gennaio e oggi c’è stato il taglio della legna per un matrimonio che si celebrerà a Gennaio.

Questo avvenimento è occasione per condividere una cena con il vicinato e lanciarsi in balli sfrenati. L’aia diventa per una notte una pista da ballo. Dalla musica tradizionale del Punjab alla tamarra commerciale di Bholliwood. Ci sono almeno quattro generazioni a contendersi la pista.. la mia generazione è ovviamente alticcia e mi invita ad unirmi allo spirito alcolico.. la schiena si scioglie, le braccia si agitano e si urlano i ritornelli punjabi.

In questi giorni ritrovo anche la montagna nei polmoni, nelle gambe, negli occhi. La montagna che ovunque vai è sempre lei, ovunque sbuchi dalla terra e ti fa sentire a casa. In tutto il mondo. Raggiungiamo in giornata la vetta del Triund a circa 2800mt, dove troviamo un attrezzatissimo campo base per le spedizioni sul Dhauladhar. Mi mancava guardare da lassù.

E’ il 30 novembre: Sveglia alle 5 e prima di partire un saluto al Dalai Lama: raggiunge il tempio attorniato da fedeli, nel completo silenzio, non un urlo, non una foto, non un battito si mani, come si suol dire: religioso silenzio. Occhi svegli e pacifici, sorriso disteso, passetti leggeri e un paio di Tod’s ai piedi (che sembrano andare molto di moda tra i monaci di una certa età).

Scendendo dalle montagne dell’Himachal Pradesh verso Delhi mi fermo a Chandigargh. Questa benestante cittadina dalla pianta regolarissima è stata pianificata e realizzata dal famoso urbanista Courbusier. Dopo essermi scrollato di dosso la barba di fumo, mi aggiro per le villette a schiera di Chandigargh e noto per strada, davanti ad un venditore ambulante di patatine fritte, un cavallo bardato di ogni tipo di suppellettile cavalcato da un uomo dagli abiti stravaganti. Dopo qualche minuto la sgarrupata Punjab’s Band attacca con ritmi febbrili e anche con evidenti stecche sonore. Parte un corteo e le telecamere registrano dei giovani uomini ballare. È un matrimonio.

Seguo curioso il corteo e poco dopo sono risucchiato nel mio primo e spero non ultimo matrimonio indiano. Una serata indimenticabile.

Questo era qualche giorno fà..ora sto scrivendo dallo Youth International Hostel di Delhi, girando come una biglia impazzita tra ambasciate, ministeri ed agenzie per assicurarmi la continuazione del viaggio verso il sud est..ma delle molteplici facce di Delhi vi racconterò nel prossimo aggiornamento..

Rispondi