La generazione dei viaggiatori col taccuino. Esiste ancora?

Mag 22, 2016 by nessunofermalestelle in  andrea evidenza

Il taccuino è il miglior amico del viaggiatore. Ma che fine ha fatto?

Un tempo viaggiavo tanto e insieme a me, nel mio borsello stretto alla vita, c’era sempre lui. Con il mio taccuino immortalavo lo spazio e il tempo, “archiviandolo” nella mia personalissima e segretissima libreria, rendendo il “reale” qualcosa di più durevole della sua natura momentanea. Con la scrittura trasformavo l’evento in racconto e questa pratica mi rafforzava come nessun altra. Era come vivere due volte la stessa cosa, anzi infinite volte, perchè avrei potuto rileggere e rivivere tutte le volte che volevo.
Viaggiare senza dunque era come non-viaggiare. Non me lo scordavo mai.

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Era il testimone delle mie azioni, il confidente dei miei pensieri, la spalla consolatrice e il compagno d’avventure. Aveva una funzione pratica (segnare date, luoghi, indirizzi e persone) e poetica (stati d’animo, confessioni, sentimenti).

Avevo adottato anche delle piccole regole di scrittura, come mettere sempre la data in alto a sinistra, la scelta delle pagine bianche senza righe, circondare a rettangolo i nomi delle città o paesi dove dormivo. Ogni volta che ne iniziavo uno nuovo scrivevo una dedica al primo taccuino posseduto, andato purtroppo perduto in qualche ostello di Dublino. Ma per il resto la scrittura era molto libera.  Mi rivolgevo a me stesso oppure a un indefinito pubblico di lettori, in certi casi a una donna… Scrivevo e rileggevo. Pensavo e scrivevo. A volte disegnavo qualche schizzo, a volte usavo caratteri molto grossi. Se un pensiero mi piaceva particolarmente disegnavo una medaglia.

Lo tiravo fuori in tanti momenti diversi: quando stavo bene, quando stavo male, quando ero in treno, in aereo, il più delle volte prima di andare a dormire, illuminato da una bajoure o una torcia. Ma soprattutto lo aprivo nei momenti in cui mi serviva riordinare le idee. Era come riunire a rapporto il mio personale consiglio d’amministrazione. Iniziavo così il mio flusso di coscienza e, quando lo chiudevo, avevo sempre la sensazione di aver sciolto un nodo, di aver capito qualcosa di nuovo.

20160522_034558Era il mio mondo segreto, raramente l’ho fatto leggere a qualcuno.  Serviva a tenere il filo della mia vita. Ci entravo dentro, mi facevo piccolo e entravo nelle sue pagine, camminavo da una facciata all’altra, mi fermavo a osservare la mia scrittura, i miei schizzi, mi addormentavo dentro di esso.

Pensavo al valore che avrebbero avuto nel futuro, quando li avrei riletti dopo decenni. O quando li avrebbero letti i miei figli (se mai ne avrò…). Testimonianza d’altri tempi, epoche passate.

Avere un taccuino era come avere una spina dorsale forte, un punto di riferimento costante, una casa itinerante, una famiglia.

E poi c’era la fisicità. Lo annusavo, lo toccavo, palpavo la copertina di pelle, toccavo i solchi della mia calligrafia. Lo tenevo stretto nei momenti di contemplazione e meditazione. Quando dovevo comprarne uno nuovo valutavo le caratteristiche con attenzione. Ho sempre usato i Moleskine, prediligevo quelli a copertina morbida con le pagine bianche. Ma non sempre li trovavo e dovevo accontentarmi della copertina rigida indubbiamente più spigolosa e meno tascabile.

20160522_035119Poi arrivò un giorno in cui smisi di scrivere, o meglio, iniziai a scrivere sempre meno, lo trascuravo, scrivevo a distanza di mesi… fino a quando non scrissi più. Non mi ricordo nemmeno quando fu l’ultima volta. Mi è ricapitato di rileggerli, ma mai ho riaperto l’ultimo taccuino, quello rimasto a metà… penso di non averlo neppure salutato, anche se lui aveva già capito da tempo che lo stavo abbandonando.

Non so a cosa sia dovuto, forse la mia vita è diventata meno interessante, forse non meritava più di essere immortalata o semplicemente causa dell’affermarsi di nuovi modi per raccontare se stessi. Queste nuove modalità, a differenza di prima perdono il loro carattere intimo e personale del racconto. Mi riferisco ai “social” (in nuovi diari moderni) dove la scrittura diventa pubblica, un grido alla società che si perde nel rumore di tutte le altre grida. Non si scrive più per se stessi ma per mostrare agli altri. Si perde la funzione “terapeutica”, rimane quella “immortalatrice” che però tanto immortale non è, e dura il tempo di un post in bacheca…
Strano come oggi scrivere per se stessi sembri non avere più senso. Come se la prova di aver vissuto sia data dalla sola possibilità di mostrare la propria vita a più persone possibili.

Bene. Non mi dilungo oltre, infondo chi voglio prendere in giro… sto scrivendo su un blog e non sul mio taccuino.

Andrea

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i miei taccuini e le mie agende

 

Marcia dopo marcia. Le origini di Nessuno Ferma le Stelle

Mag 16, 2016

Quella notte il seme di NessunoFermaLeStelle veniva gettato… nello zaino di quei giorni.. un libro pieno di orecchie e scarabocchi “In Vespa. Da Roma a Saigon” di Giorgio Bettinelli.

Arriviamo alla casa del popolo a pomeriggio inoltrato, la brezza dal mare arriva fin qui su scompigliando i capelli ancora sotto sale. C’è un’aria strana a Montaretto oggi, ma non della solita malinconia di fine agosto, che ti preannuncia la fine dell’estate. Da dove venga quest’atmosfera rara, ce lo annuncia, con un aperto accento Bergamasco, Giordano dal bancone della casa del popolo mescendo tre bicchieri di rosso..”è morto Mario, proprio stamattina, non troverete molta gente in paese, domani ci sarà il funerale e nel pomeriggio apriremo un’altra damigiana dalla cantina del sindaco per ricordarlo..se volete dormire all’ostello e non trovate nessuno, voi buttatevi in una stanza vuota o sul divano..domani vi sistemate!”

manifestoPrima di cercare un letto, brindiamo tutti e tre a Mario, guardando la locandina della prima critical wine di Montaretto, che lo ritrae abbracciato ad una damigiana di rosso..è il 30 agosto 2015

L’indomani quando arriviamo alla casa del popolo nel pomeriggio i brindisi per Mario davanti alla casa del popolo hanno raggiunto forse la ventina e la damigiana è già ben oltre la metà. Quella sera continuando a brindare, si parla anche di futuro, spinti sempre da quell’aria di fine estate, che oltre portare con se la consueta malinconia, fa respirare cambiamento, propositi, un cambio di vita..quella notte il seme di NessunoFermaLeStelle veniva gettato… nello zaino di quei giorni.. un libro pieno di orecchie e scarabocchi “In Vespa. Da Roma a Saigon” di Giorgio Bettinelli.

Una settimana dopo veniva stilato il primo documento del progetto Nessuno ferma le stelle, anche se allora non aveva ancora un nome o perlomeno, non uno solo. Lo scritto di una dozzina di pagine ebbe vita breve,ma vagliato e riscritto più volte.

Partire all’avventura per raccontare il mondo con gli occhi di due educatori era già un obiettivo ..Andrea punta più sulla componente avventurosa del viaggio, Pietro sull’aspetto sociale..ma alla fine si trova un compromesso..anche sul nome.

A ottobre il logo prende forma grazie ad Andrea e il documento si colora di immagini ed è pronto a viaggiare..anche sul libro delle facce!

Adesso dovevamo tentare di entrare in contatto con l’aziendona!la LML!dopo numerosi consigli di amiche nel settore marketing e quindi aggiustando ulteriormente il documento e la forma della mail, inviamo a LML Italia il nostro progetto, auspicando in una collaborazione o un aiuto diretto per realizzare il nostro progetto ancora in fondo al cassetto..

La mail viaggia, ma forse solo nella spam e nei cestini della LML..finchè, vincendo l’ansia dei principianti, decidiamo di contattarli telefonicamente.

Le risposte sono senza entuborsasiasmo e respingenti, ma non ci diamo per vinti e se Maometto non va alla montagna…a novembre ci buttiamo ufficialmente nel marasma della fiera dei motociclisti l’EICMA.

Forti del nostro neonato blog nessunofermalestelle.org, della pagina FB ed una mail e di una borsa tracolla stracolma di locandine cerchiamo di convincere qualche azienda di fidarsi di noi, che l’anno successivo saremmo partiti per una impresa eccezionale e sarebbero potuti diventare nostri sponsor ed aiutarci nel nostro progetto..quanti sponsor si faranno avanti sul serio?ZERO! A EICMA ennesima delusione con “l’aziendona”, ma andiamo oltre e prendiamo molti contatti sia con giornali, sia con aziende interessati al progetto, ma la svolta è conoscere TOTO’ le motò e la Peppina, grazie alla rivista All Travellers, due viaggiatori che con la loro Tenerè hanno appena finito di girare il mondo, passando per molti paesi che anche noi vorremmo attraversare e sui quali nutriamo ancora molti dubbi sulla fattibilità di percorrenza. Rimaniamo per un ora buona a parlare con Totò e Peppina, bevendo caffè e ascoltando la loro avventura tempestandolo di domande su ogni cosa sopratutto su quella terra semisconosciuta che è il Pakistan. Conosciamo a EICMA anche Mario e Sandra, irriducibili viaggiatori in Vespa, sponsorizzati da Pinasco e Giorgio e Giuliana con il loro generale Lee.

Conoscere questi centauri viaggiatori, ci ha dato una ulteriore spinta, mostrandoci concretamente la fattibilità di un viaggio come il nostro e così cambiamo un’altra marcia.

A dicembre avviene un altro incontro importante, che contribuisce a chiarire l’indirizzo di nessunofermalestelle, ovvero l’incontro di AITR a Bologna all’albergo Pallone. Grazie a Maurizio e Francesco partecipiamo come ospiti all’incontro scambio con i soci di AITR, conoscendo alcuni amici che da li in poi ci avrebbero aiutato, come Viaggi Solidali, EDT e sopratutto Piero di Terre di Mezzo editore.

All’incontro di AITR per la prima volta abbiamo la possibilità di raccontare il nostro progetto, con una targhetta con scritto nessuno ferma le stelle, siamo emozionati come al primo giorno di scuola!

A dicembre piccola pausa per Pietro che parte per lo Sri Lanka e al ritorno la febbre dengue lo atterra come una sterzata brusca sul ghiaccio, ma questo non ci evita di fare il nostro primo video di presentazione girato tutto tra la casa di Daniele e la pompa di benzina di Zelo Buon Persico..

sempione2A febbraio decidiamo di ritirare fuori le potenti star, sgranchire i cilindri e spompare i carburatori a 2000 metri sul passo del Sempione partecipando alla tendata di All Travellers..

ottima prova di adattamento ai climi rigidi….una buca nella neve e la nostra tenda ferrino ci ha tenuto al caldo e all’asciutto. La discesa è stata sculettante, ma con zero cadute..alla faccia dei gs sempre a terra..poco prima della frontiera ci hanno fregato le candele e l’umidità, ma nulla di grave..possiamo dire..prova superata!!

a Marzo grande scesa in piazza grazie a Terre Di Mezzo..altra fiera, ma questa è Fa la cosa giusta e questa volta abbiamo il nostro stand.

Grazie a Ottavio il nostro stand è coloratissimo e incuriosisce molto e decine di persone si fermano a parlare con noi e il progetto si definisce ancor meglio, perchè le domande ci mettono in discussione e rispondiamo talvolta a questioni che fino allora non ci eravamo ancora posti! A FLCG la nostra prima intervista radio grazie a Share Radio e a Eleonora..qui prendiamo anche i contatti per le successive interviste con Radio Francigena e Radiopopolare!

4 giorni di fuoco tra fiera e due serate di presentazione al circolo Quarto Posto e alla Trattoria popolare Arci traverso.

Si parte anche col crowdfunding on line!

cronoIl 25 aprile si torna a Montaretto per la sagra della festa della liberazione..un bel momento per salutare tutti e raccontare a tutti che quella notte di fine estate è stato concepito un sogno che diventerà realtà..

Il tempo passa e la partenza si avvicina, i nostri sostenitori aumentano e le cene da Crono continuano..finalmente anche alcuni sponsor di fanno avanti e a fine aprile possiamo dire che nei sette mesi di semina, cominciamo a raccogliere..

 Non mancano le frenate e i bastoni tra le ruote: da macchine fotografiche che magicamente si trasformano plichi di carta bianca, ai “ghisa” di Milano che pare ci amino talmente da non volerci lasciare partire così facilmente..

L’odore del viaggio si fa più intenso ogni giorno che passa: parlare con Silvia delle prime tappe nei balcani e sapere che l’ambito Carnet Du Passage en Douane ci sta aspettando all’ACI, ci spinge già oltre Milano!

NFLS-7105Abbiamo ora tutti i pezzi per mettere insieme due Star pronte al decollo .. il 6 maggio.. cominciamo a metterle sotto i ferri! E grazie al mastro meccanico Gino Parisi, la sua Scooteria si trasforma qualche giorno in un mechanichalworkshop for dummies! e qui si cambia marcia sul serio!

….ma non finisce qui… seguiteci su FB per i prossimi appuntamenti faccia a faccia!

facce

Viaggiare troppo ci fa diventare dei “fuori di testa”?

Apr 02, 2016

E’ una domanda che mi sono sempre fatto e su cui ho avuto solo parziali risposte. Viaggiando per molti anni e conoscendo altri viaggiatori ho riflettuto su alcune questioni che mi piacerebbe condividere con voi.

In primis bisognerebbe partire dalla definizione di “fuori di testa“. Ognuno di noi può dire la sua e dipende sicuramente da ogni cultura, ma si può generalmente affermare che significa “non essere allineato“, ovvero comportarsi e pensare in maniera sicuramente dissimile dalla maggioranza delle persone che vivono nel posto in cui ci si trova, fino ad abbracciare un personalissimo e unico stile di vita e conseguente visione del mondo.

Questo fatto accade perchè in viaggio vengono meno molti punti di riferimento che abitualmente sono i punti cardini su cui si imposta la propria quotidianità e sulla quale costruiamo la realtà. Le neccessità e le aspettative di chi viaggia sono sicuramente diverse da chi vive sedentario. E mentre il secondo in qualche modo si “difende” dalla vita e cerca di raggiungere una sicurezza nella quale vivere, il primo “attacca” la vita! In tutte le forme e situazioni.

Bunyonyi
attraversando in canoa il Bunyonyi Lake in Uganda

Il viaggiatore cerca la montagna per valicarla, la frontiera per oltrepassarla, il fiume per guadarlo, la foresta per attraversarla, il problema per risolverlo. Inoltre il desiderio di scoprire l’ignoto evidenzia un’inclinazione a voler mettere in discussione le proprie certezze, vedere le cose per quello che sono, senza occhiali, senza filtri (per quanto possibile…). Testimoniare luoghi e situazioni impensabili è qualcosa che accresce la sua soddisfazione. Questo approccio alla vita finisce per entrare nel sangue del viaggiatore che anche una volta tornato nel suo luogo di provenienza cercherà, consapevolmente o inconsapevolmente, di mettere in atto.

Inoltre chi passa molto tempo lontano da casa finisce per perdersi molti fatti e avvenimenti locali che entrano a far parte della memoria collettiva degli “stanziali”. Tale mancanza crea una distanza che va recuperata. Per cui il viaggiatore al ritorno da un lungo viaggio si ritrova come in un limbo dove lui è diverso dagli altri e il luogo non è lo stesso che ha lasciato alla sua partenza.

Tutto questo lo può portare ad essere considerato “fuori di testa”, poichè secondo gli altri egli non ha una visione “chiara” (o allineata) della realtà. E forse sarà così, o forse avrà una visione molto più chiara di molte più realtà, tutte quelle che i suoi occhi hanno visto e vissuto…

In conclusione con questo piccolo post non volevo dire niente di più importante di quel che potete pensare voi in merito, forse me ne sto semplicemente andando già “fuori di testa”… ; – )

Mancano 3 mesi alla partenza. Saluti a tutti!

(Andrea)

PS.
Ci sarebbe molto altro d’aggiungere su questo tema. Devo confessare di aver visto persone che nel mondo si sono perse veramente e non si sono trovate più, purtroppo ci sono ve lo assicuro, ma forse questo non ha a che fare con il “viaggio” piuttosto con il proprio percorso di vita (che è un altra cosa…)

[CROATIA] ZELJAVA – Tito’s secret Airbase (VIDEO)

Lug 28, 2016

There are no informations on the road to reach the old dismissed Zeljava Airbase, used by Tito during his dictaturship. It’s just at the border between Croatia and Bosnia Herzegovina. From the main road heading to the border you have to exit and follow the ATTENTION MINES signs.

ZELJAVA AIRBASE – video

After some long streets in the midle of nothing you’ll find the first runway. The atmosphere is sombre and the temperature get cold. The only still alive signs are the white lines on the runway and an old destroyed airplan. Inside the mountains you find the hangars, huge digs in the rock. No light inside and impossibile to see anything!

Zeljava Airbase

We went there on 2016, we explored the place and shoot this video!

Zeljava Airbase

 

5 Comments

Vale

Il tacquino è fondamentale, nonostante i blog e i social vari rimane la cosa più intima che ci sia!! Io me lo porto sempre 🙂
Bravi bel progetto! Anche noi a breve partiamo, mancano 3-4 giorni però…!!!!! Destinazione giappone. se vi va cercateci siamo The Grease Monkey and The Compass Rose 🙂 basta metterlo nel motore di ricerca di google, escono blog, facebook etc….
buon viaggio!!!!!!!!
Valentina

Elisa Cavallo

…la dea d’inchiostro ti abita per diventare la tua casa…nessuno ferma le parole 🙂

helzapopping

Non sei solo, anch’io scrivo e anch’io ho iniziato con il cammino di Santiago (in bici però)
A che punto siete con i preparativi, io se arriva il visto dall’Azerbaijan dovrei partire in solitaria con il mio piccolo Tenerè verso il 10 giugno, destinazione Ashgabat – con il problema del visto Turkmeno – che spero riuscire a fare a Baku.
Buona strada ragazzi
Un lampeggio
Lino

Elisa Cavallo

Mi ci ritrovo. La parola è femmina e per questo in grado per natura di generare nuova realtà potente. Quando la fermi sulla carta (o sul web), sprigiona un potere infinito.

nessunofermalestelle

già, “genera realtà potenti” hai detto bene! potevo rimanere decine di minuti a guardare una sola parola e entrare in essa…

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