[SERBIA] Kusadak: travolti da un insolito destino nella campagna Serba

Ago 08, 2016 by nessunofermalestelle in  il viaggio Serbia

Visita al campo di lavoro di Kusadak – Young Researcher of Serbia 

E’ il primo agosto 2016. Partiamo dalla sede dell’associazione giovanile Mladi Istrazivaci Srbije (Young Researcher of Serbia) a Belgrado nel tardo pomeriggio, sorpresi dalla pioggia improvvisa. Siamo arrivati a loro grazie a Yap Italia, associazione di volontariato di Roma. In tasca il taccuino con un nome: Kusadak, villaggio ad una settantina di chilometri dalla capitale serba, dove in queste settimane si sta svolgendo il kamp “Design Green Kusadak”.

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Quando arriviamo, ancora bagnati dalla pioggia, i ragazzi del work camp sono nel centro sportivo e hanno appena finito di cenare. Kristina e Giulio, i due kampleaders locali, ci accolgono calorosamente e ci presentano il gruppo di volontari.
Un’italiana, tre serbe, una ungherese, una tedesca, due spagnoli e uno ceco: ecco la composizione geograficamente eterogenea del campo, che porta a rappresentanza di mezza Europa, dieci ragazzi ad immergersi nella profonda campagna serba.

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L’obiettivo del workcamp è quello di portare a nuova vita il piccolo lago di Kusadačkog, poco più di uno stagno immerso nel bosco adiacente al villaggio, popolato da qualche padre che vuole insegnare al figlio l’arte della pesca, qualche coppia di amanti che si scambiano effusioni (e qualche schiaffo per eliminare le migliaia di mosche, anch’esse intente a godersi la pace del luogo) e qualche fedele in transito dal Monastero di Pinosava risalente al XVII sec., a soli pochi metri di distanza.
Il Design green kamp in queste settimane ha ripulito lo spazio adiacente al lago, sistemato il selciato circolare, costruito un ponte che permette di passare un profondo fossato, panche e tavoli da pic nic, insomma contribuito al programma di riqualificazione iniziato qualche anno fa, quando il lago era popolato probabilmente solo da coleotteri, zanzare e qualche pesce annoiato nell’acqua torbida.

Maria Luisa, volontaria della Campania, ci racconta le sue impressioni sul campo:

“Sono venuta a conoscenza di questo campo un po’ per caso attraverso l’associazione italiana Lunaria. Ho scelto Kusadak principalmente perchè la composizione dei partecipanti era molto varia e sarebbe stata sicuramente una occasione per confrontarmi con altre persone provenienti da paesi diversi dell’Europa politica e sopratutto sarei stata l’unica italiana! Ottima occasione per esercitarmi nel mio scarso inglese..certo.. finchè sono arrivati questi due di nessuno ferma le stelle.. due pazzi italiani!”

“Certo in questo campo ci sono stati un po’ di problemi, sopratutto all’inizio, legati alla reperibilità dei materiali da costruzione e all’organizzazione logistica, infatti non ci sono mai stati orari precisi di lavoro; proprio per questo motivo non è stato possibile programmare uscite sul territorio per visitare località vicine di un qualche interesse culturale o ambientale, ma abbiamo fatto gita all’acquapark, che con questo gruppo , non poteva che essere divertente. Nel suo complesso è stata una esperienza unica e interessante per le belle persone conosciute e per il contatto forte con la popolazione del villaggio”

DSCN4207I volontari sembrano completamente a loro agio e immersi nella realtà locale, infatti talvolta è impossibile distinguere loro dai ragazzi di Kusadak , onnipresenti a ogni ora del giorno.
Le giornate dei campisti si svolgono principalmente in tre luoghi: il parco del lago, dove vengono realizzate le opere sul campo, il centro sportivo, dove cucinano, mangiano e si lavano, la scuola elementare dove, dormono nelle classi tra un banco e l’altro su comodi materassini gonfiabili e il bar, l’unico del paese, che concede un po’ di relax a fine giornata.

 

In questi due giorni il duo nessunofermalestelle si è fermato qua. I muscoli fanno male, i vestiti puzzano di legna arsa, i piedi sporchi di vernice, ma il clima che si respira è quello della vita comunitaria, di partecipazione e condivisione.. commistione di culture, lingue che si mescolano, i confini delle identità nazionali che si sfumano..è quello che cerchiamo durante il nostro viaggio verso Saigon.
infatti..ci fermeremo qui anche questa notte..

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Se state attraversando la Serbia, che siate a diretti verso il Kosovo o verso Belgrado sulla statale che passa da Kragujevac, vi consigliamo di fermarvi da Kusadak immergervi nella vera Serbia rurale e visitare il monastero di Pinosava e bere un caffè alla turca con la generosa madre Tecla, che vive proprio nella casa antistante il piccolo cimitero.

link associazione: http://www.mis.org.rs/

 

 

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[SLOVENIA] “Il Venditore di Rose” a Jance (VIDEO)

Ago 03, 2016

Ci siamo lasciati Lubiana alle spalle e siamo arrivati a Jance in una casa immersa dalle siepi dopo una piacevole strada tra i boschi. Ci passano le vacanze due musicisti, Bojan e Barja, insieme ai bambini di lui. Dopo un salutare pranzo vegano, Andrea insegna le note di un suo pezzo a Barja, mentre Mija e Bojan danzano una mazurka francese.

La Slovenia è un paese quasi fiabesco. Trasmette una serenità semplice e fresca. Le strade sono come rigagnoli d’argento che colano lungo le verdi colline.

Si guida bene e il sole ci batte addosso iniziandoci a bruciare la pelle che per i prossimi mesi dovrà farsi una ragione se la trascureremo un po…

Ci godiamo questo paese, senza fermarci troppo, ma lasciando un nostro segno…

Il Venditore di Rose (Andrea Martino) – Jance

[GRECIA] Controcorrente, visita al Campo Profughi di Vasilika

Ago 25, 2016

Controcorrente sulla Balkan route: a poche decine di chilometri da Salonicco (GR), il campo profughi di Vasilika. Abbiamo incontrato i catalani di EkoProject e l’associazione italiana Mam beyond border, due realtà che lavorano per rendere più sopportabile la vita nel campo ai 1200 rifugiati, di cui centinaia sono bambini.

Qualche settimana fa eravamo a Belgrado e da li abbiamo pubblicato un articolo sulla drammatica situazione in cui stanno vivendo centinaia di profughi nella capitale Serba e siamo entrati negli spazi di Mikstaliste. Si parlava di rotta balcanica paragonandola ad un imbuto, infatti più ci si spinge ad est “controcorrente”, più i numeri dei profughi aumenta. Se in Serbia ci sono circa 4000 profughi, in Grecia si parla di più di 50000 .

Questa la nostra visita al campo di Vasilika:

12 agosto: siamo a Portokali (orange beach), in un luogo meraviglioso sulla costa est di Sithona, il secondo dito della penisola calcidica. Quando cala il sole, suonando sugli scogli vicino al mare cristallino, conosciamo il gruppo di volontari che operano presso il campo di Vasilika, oggi è venerdì e sono nel giorno di pausa. I ragazzi, quasi tutti catalani, ci raccontano che proprio in questi giorni come collettivo Eko stanno aprendo uno spazio autonomo educativo e ricreativo proprio a fianco al campo profughi ufficiale, controllato dai militari greci e gestito da numerose associazioni e ong.

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13 agosto: La mattina successiva copro i 130 km che mi separano da Vasilika e riconosco il campo e i suoi enormi capannoni industriali dalla strada grazie alle foto viste ieri dai volontari. Appena parcheggiata la star, proprio all’ingresso del campo,un ragazzo ad un tavolino di plastica colmo di barattoli di caffè solubile, mi invita a provare il suo frappè al caffè. Lui è Mahmud, Siriano di Aleppo, come la maggior parte qui al campo; mi racconta di aver lavorato in una caffetteria nel centro della sua città, ma ora “problem in Aleppo”, mi racconta della sua città caduta sotto le bombe e i colpi di granata. Mentre sto bevendo il frappè ricolmo di schiuma, un altro ragazzo si offre di accompagnarmi allo spazio di Eko “dagli spagnoli”(che non me ne vogliano i catalani) mi dice, perchè qui i militari non ti fanno entrare..

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A circa 100 metri di distanza dal campo, lo spazio Eko è all’interno di un giardino di un’abitazione privata. Decine di ragazzi sono impegnati a costruire nuovi capannoni, a creare collegamenti elettrici, a gestire i bambini arrivati dal campo.

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C’è frenesia, infatti proprio oggi si da il via alle attività del nuovo spazio Eko . C’è una zona gioco all’aperto e una coperta, un tendone dove verranno fatte attività per le donne, una scuola, una biblioteca e due spazi ancora in costruzione, uno spazio per adolescenti e la cucina.

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14 agosto: arrivato al campo, mentre sto bevendo l’ennesimo freppè di Mohammed per rifocillarmi dopo essermi perso nelle campagne nei dintorni di Vasilika, le guardie del campo mi chiamano.. “Hey vespaman! Came here!”. Mi chiedono del viaggio in Vietnam e mi chiedono pareri sulle maggiori marche di moto italiane.. fingo di saperne qualcosa, dico di conoscere l’associazione Mam Beyond Borders e vorrei visitare il campo, alla fine mi concedono di entrare.

Nello spazio esterno c’è un capannone dove vengono svolte attività ricreative ed educative e distribuiti i pranzi. All’interno di capannoni immensi sono piantate centinaia di tende dell’UNHCR.

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DSC_0117Alcuni ospiti del campo mi conducono alla tenda di Hasan, che oltre a fungere da alloggio è un ibrido tra una biblioteca ed una infermeria. Tra i libri c’è anche un irriconoscibile Paulo Cohelo tradotto in arabo. Hasan ad Aleppo,  si occupava del primo soccorso in ambulanza, mi racconta dei devastanti bombardamenti sulla città e delle migliaia di persone soccorse. Nel campo il medico è una presenza poco costante, quindi Hasan è diventato a tutti gli effetti un farmacista, un medico, un formatore. Mentre sono nella sua tenda numerose persone passano per curare piccole infermità. Hasan mi invita a mangiare con la sua famiglia nell’altra tenda. Il cibo distribuito al campo è mediocre, quindi la madre recupera alcuni ingredienti e rimaneggiandoli con sapienza crea pasti dal puro sapore Siriano ad esempio trasformando gommosi panini per hot dog in deliziosi ‘panzerotti’ al formaggio. Finito il pranzo alcune ragazze vengono a chiamare Hasan, stanno aspettando che inizi il suo corso di first aid. Assisto alla lezione e oggi il tema principale è come portare una barella, con tanto di dimostrazione pratica.

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Le persone all’interno del campo, dopo mesi di attesa cercano di ricrearsi una vita, cercando di condurre una vita in uno spazio che è un “non luogo”, dove le condizioni di vita sono al limite, mettendo a disposizione proprie competenze come Asia che continua a fare la parrucchiera, come Mahmud con la sua caffetteria, come Hasan con la farmacia e i corsi di first aid. 

Attraversare i capannoni, è come attraversare un vero e proprio villaggio, i bambini giocano su altalene improvvisate, un uomo si fa la barba davanti alla propria tenda, c’è chi cucina, chi legge, ci sono piccole bancarelle con frutta e verdura.

La capacità di sopravvivenza e di adattamento dell’uomo è grandiosa, ma questo non può portare a pensare che possa un giorno, la vita del campo diventare una vita normale. Le condizioni igieniche rimangono scarse, in questa stagione il caldo può diventare insopportabile e l’inverno insostenibile.

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Nonostante tutti gli sforzi delle realtà che collaborano all’interno del campo per garantire formazione ai più giovani e spazi ludici, pensare che bambini possano crescere all’interno di un campo profughi è aberrante. La vita è fuori dal campo ed esiterà solo quando queste persone potranno arrivare alla loro meta.

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EKO PROJECT nasce dall’esperienza del campo autogestito Eko, vicino ad Idomeni, sgomberato qualche mese fa. Il progetto è completamente catalano, ma accetta volontari da tutto il mondo. L’approccio di Eko è differente dalle associazioni che lavorano all’interno del campo, infatti la gestione dello spazio è fuori dal terreno del campo ufficiale ed è completamente autogestito ed indipendente. L’indipendenza di Eko gli permette di muoversi veloci nella costruzione del progetto, senza dover richiedere permessi e scendere a compromessi con la gestione militare del campo ufficiale, dall’altro lato il campo,fa i conti con la precarietà. Mi ha colpito l’estrema praticità e concretezza di Eko.

Proprio in questi giorni ha aperto il nuovo Spazio Donne gestito da Giada, una ragazza Italiana che da mesi collabora con EKO.

Per saperne di più e seguire gli aggiornamenti del campo guardate sulla loro pagina FB qui sotto.

https://www.facebook.com/Ekommunity/

MAM BEYOND THE BORDER è una associazione italiana che nel campo si occupa di seguire i più piccoli e le madri, mettendo a disposizione anche infermiere ed ostetricie. Il principale compito è quello di assistere le madri in gravidanza fino a dopo il parto, con appoggio medico e psicosociale. MBB all’interno del campo in realtà si occupa di molto altro, come le attività di animazione per i più piccoli o organizzando iniziative culturali.

https://www.facebook.com/MAMbeyondborder/

http://www.mambeyondborders.org/

Altre associazioni collaborano con il campo di Vasilika come: Save the Children, Firdaus e Intervolve

Le realtà che lavorano a Vasilika come negli altri campi necessitano costantemente di volontari, sopratutto da ora che va a terminare la stagione turistica e molti studenti che hanno partecipato ai progetti, tornano nel loro paese. Se volete dare una mano direttamente in loco o attraverso una donazione potete connettervi ai link sopra.

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[TURCHIA] SULLE TRACCE DI GIORGIO BETTINELLI #2 Ürgüp – Cappadocia

Set 10, 2016

Eccoci ancora sulle tracce di Giorgio Bettinelli. Dalle pagine del libro  – In Vespa. Da Roma a Saigon – cerchiamo di ritrovare i luoghi del passaggio dell’avventuriero su due ruote che 24 anni fà, ebbe la folle idea di prendere uno scooter 125cc e partire per l’estremo oriente.. nel 2016 ci riproviamo con Nessunofermalestelle.

Dopo avervi raccontato (qui) la vana ricerca dell’Hotel Barut a Istanbul, ci riproviamo con un altro albergo, l’hotel Elvan a Ürgüp nella splendida Cappadocia..

alla pagina 68 Bettinelli scrive: “L’Hotel Elvan di Urgup, il primo a cui ci presentiamo dopo la ricerca vana a Goreme, ha una sola camera libera, la nostra, che, dà su un bel giardino interno e ha le pareti scavate nella roccia bianca, come le antiche abitazioni ricavate dalle montagne tutt’intorno. Alle dieci di mattina il figlio della padrona viene a bussare alla porta e mi mette tra le mani il vassoio della colazione…”… quel bambino, forse lo riconoscerete sotto i baffi di un omone alla fine del filmato qui sotto.

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