[CROATIA] ZELJAVA – Tito’s secret Airbase (VIDEO)

Lug 28, 2016 by nessunofermalestelle in  croatia evidenza il viaggio video

There are no informations on the road to reach the old dismissed Zeljava Airbase, used by Tito during his dictaturship. It’s just at the border between Croatia and Bosnia Herzegovina. From the main road heading to the border you have to exit and follow the ATTENTION MINES signs.

ZELJAVA AIRBASE – video

After some long streets in the midle of nothing you’ll find the first runway. The atmosphere is sombre and the temperature get cold. The only still alive signs are the white lines on the runway and an old destroyed airplan. Inside the mountains you find the hangars, huge digs in the rock. No light inside and impossibile to see anything!

Zeljava Airbase

We went there on 2016, we explored the place and shoot this video!

Zeljava Airbase

 

Viaggiare troppo ci fa diventare dei “fuori di testa”?

Apr 02, 2016

E’ una domanda che mi sono sempre fatto e su cui ho avuto solo parziali risposte. Viaggiando per molti anni e conoscendo altri viaggiatori ho riflettuto su alcune questioni che mi piacerebbe condividere con voi.

In primis bisognerebbe partire dalla definizione di “fuori di testa“. Ognuno di noi può dire la sua e dipende sicuramente da ogni cultura, ma si può generalmente affermare che significa “non essere allineato“, ovvero comportarsi e pensare in maniera sicuramente dissimile dalla maggioranza delle persone che vivono nel posto in cui ci si trova, fino ad abbracciare un personalissimo e unico stile di vita e conseguente visione del mondo.

Questo fatto accade perchè in viaggio vengono meno molti punti di riferimento che abitualmente sono i punti cardini su cui si imposta la propria quotidianità e sulla quale costruiamo la realtà. Le neccessità e le aspettative di chi viaggia sono sicuramente diverse da chi vive sedentario. E mentre il secondo in qualche modo si “difende” dalla vita e cerca di raggiungere una sicurezza nella quale vivere, il primo “attacca” la vita! In tutte le forme e situazioni.

Bunyonyi
attraversando in canoa il Bunyonyi Lake in Uganda

Il viaggiatore cerca la montagna per valicarla, la frontiera per oltrepassarla, il fiume per guadarlo, la foresta per attraversarla, il problema per risolverlo. Inoltre il desiderio di scoprire l’ignoto evidenzia un’inclinazione a voler mettere in discussione le proprie certezze, vedere le cose per quello che sono, senza occhiali, senza filtri (per quanto possibile…). Testimoniare luoghi e situazioni impensabili è qualcosa che accresce la sua soddisfazione. Questo approccio alla vita finisce per entrare nel sangue del viaggiatore che anche una volta tornato nel suo luogo di provenienza cercherà, consapevolmente o inconsapevolmente, di mettere in atto.

Inoltre chi passa molto tempo lontano da casa finisce per perdersi molti fatti e avvenimenti locali che entrano a far parte della memoria collettiva degli “stanziali”. Tale mancanza crea una distanza che va recuperata. Per cui il viaggiatore al ritorno da un lungo viaggio si ritrova come in un limbo dove lui è diverso dagli altri e il luogo non è lo stesso che ha lasciato alla sua partenza.

Tutto questo lo può portare ad essere considerato “fuori di testa”, poichè secondo gli altri egli non ha una visione “chiara” (o allineata) della realtà. E forse sarà così, o forse avrà una visione molto più chiara di molte più realtà, tutte quelle che i suoi occhi hanno visto e vissuto…

In conclusione con questo piccolo post non volevo dire niente di più importante di quel che potete pensare voi in merito, forse me ne sto semplicemente andando già “fuori di testa”… ; – )

Mancano 3 mesi alla partenza. Saluti a tutti!

(Andrea)

PS.
Ci sarebbe molto altro d’aggiungere su questo tema. Devo confessare di aver visto persone che nel mondo si sono perse veramente e non si sono trovate più, purtroppo ci sono ve lo assicuro, ma forse questo non ha a che fare con il “viaggio” piuttosto con il proprio percorso di vita (che è un altra cosa…)

ENTRARE IN PAKISTAN CON UN CILINDRO IN TESTA …ATTRAVERSANDO LE BLINDATE TERRE DEL BALUCHISTAN

Nov 15, 2017

PREMESSA: no, non sono cosi eccentrico da viaggiare con al posto del casco un antiquato cappello da gala, ma il cilindro in testa ce l’ho per davvero, potete credermi.

Quando si viaggia fiduciosi del proprio mezzo, sotto il casco i pensieri fluiscono liberi, spaziano ovunque, volano alti, ispirati dal paesaggio, dalle immagini, dai profumi e dal vibrare del motore.
Da ormai qualche settimana, il mio muovermi su due ruote ha cambiato forma.

Il cilindo della mia (in]fedele motoretta, perde colpi e ha subito ormai due trapianti da gruppi termici “raffazzonati” . Il grippaggio e^ sempre in agguato con il suo conseguente bloccaggio della ruota posteriore. Trovarsi a scodinzolare improvvisamente sgommando senza controllo, sperando che da dietro nessuno ti salti addosso,mette una certa dose d-ansia.
Qui il pensiero invece che scorrere libero, si concentra teso sui rumori, si controllano i giri del motore, si cerca l’empatia mental- meccanica in un gioco di intesa, di polso e di speranza. La spina dorsale rigida dall’ano alla nuca.
Il motore iraniano in queste settimane mi ha tradito più volte, ma ora forse abbiamo trovato un compromesso.. il cilindro Pinasco infatti era stato messo fuori uso tempo fa grazie ad un miscelatore avaro, o meglio inesistente, che l’obbligò a viaggiare a secco per molti km.

Con questo cilindro in testa forse mi sono perso qualcosa per strada, ma credo che anche questo faccia parte della sfida. Il mio ottimismo, a tratti, ha vacillato e la stanchezza ha preso talvolta il sopravvento. Al posto degli affascinanti palazzi degli shah da mille ed una notte alla metà del mondo e dei brulicanti bazar iraniani, ho visitato le più scalcagnate officine persiane.
Questo è il mio viaggio.

MA IN PAKISTAN CI SIAMO ARRIVATI. ECCO COME

Mattina del 13 novembre in un hotel  Zahedan – Baluchistan iraniano. Un sonno conciliante: al risveglio profumo di fresco nell-aria, con quella sensazione sulla pelle di quando sta per iniziare qualcosa. Una svolta. Un passaggio.

La preparazione dei nostri muli di ferro procede come di rito, ma una volta avviati i motori, i gestori dell-albergo ci danno lo stop.”where are you going?..wait you police escort!”
siamo emozionati..ecco la famosa scorta per il Baluchistan..ma l’eccitazione dura poco. Da qui una staffetta di scorte e check point, fino al confine Pakistano e per i tre giorni successivi attraversando tutta la regione omonima pakistana. La prima notte dormiamo nella stazione della Levies Police di Taftan, appena dopo la linea di confine.

Davanti al vicino Custom office numerose tracce di viaggiatori, anche di qualcuno che ha abbandonato la carcassa del proprio mezzo, tra i rottami anche una vecchia passat con targa italiana. Chissà quale storia potrebbe raccontare..
dietro la scrivania un funzionario, che ricorda Antonello Venditti (cosa che non riesco a non riferire al diretto interessato, con tanto di foto mostrata su google, per reazione smuove un simil sorriso dalla faccia inespressiva), mette il suo timbro sul preziosissimo carnet du passage…

Inizia la nostra traversata delle terre del Baluchistan Pakistano con Fabriz e Gisa, due ragazzi berlinesi che guidano due poderosi Gs. Agli occhi dei pakistani, i nostri piccoli sgangherati motorini scompaiono all’ombra dei BMW, per ricomparire solo in qualche battuta di spirito.

Siamo al primo giorno di scorta in Pakistan e la mia Aranciona si presenta subito bene.. inchioda dopo qualche decina di chilometri e se ne fara sconsolata qualche centinaio sul retro dei pick up dei LEVIES. A Yechmeck (se non ricordo male il nome) un lauto pasto dietro le sbarre della stazione di polizia e una estenuante attesa di 8 ore di una scorta che arrivera’ solo alle 23, obbigandoci a ripiegare i nostri sacchi a pelo e portando a termine la tappa nel cuore della notte fino ad un albergaccio a Dalbandin.

il giorno successivo si viaggia per 300 km fino a Quetta. attorno a noi il paesaggio si trasforma di continuo, dal deserto piatto e grigio alle soffici dune di sabbia con i cammelli che ci guardano indifferenti passare rumorosamente al loro fianco, alle montagne che circondano la capitale della regione. Nella caotica e celata Quetta staremo due notti reclusi nel blindato e costoso Bloomstar hotel. Anche questo passaggio obbligato per tutti i viaggiatori.
Da qui si viene scortati all- Home and tribal affairs del Palazzo del governo del Baluchistan dove e necessario fare il famigerato NOC, ovvero il permesso speciale per attraversare questi territori considerati ad alto rischio.

Al Bloomstar hotel, mentre cerco di fare partire a spinta L’aranciona, ingolfata da un indigestione d’olio per scongiurare grippaggi, ci saluta un uomo, un tedesco appena arrivato da Kathmandu con una fiammante Royal Enfield e ancora 5 kg di salsicce tirolesi nella borsa.
Inizia così l’ultimo giorno di scorta, il piu lungo ed estenuante, da Quetta a Sukkur, 400 km senza sosta, se non 5 minuti contati per ingurgitare un pranzo e sgranchire la schiena ai check point e ai cambi scorta. queste terre sono talmente affascinanti e misteriose che attraversarle in corsa pare quasi un tradimento.

Lasciamo gradualmente il Baluchistan alle nostre spalle, dalle montagne di Quetta scendiamo in una grande valle fluviale, il deserto polveroso si punteggia di macchie verdi, poi campi coltivati, covoni di fieno dai quali sbucano bambini rotolandosi, i vestiti di fanno piu sgargianti, a colpi di clacson assordanti decoratissimi camion fanno slalom tra carretti trainati da asini e cammelli, un uomo corre in strada con due polli agitati in mano, una mezza dozzina di piccoli occhi ci osservano dal cassone di un tuk tuk, trattori decorati a mo di carretti siciliani con musica assordante dagli altoparlanti, portano enormi quantita’ di paglia a sfidare qualsiasi legge fisica.
Dalle bancarelle del mercato arrivano gli odori dei pesci di fiume, delle galline, spezie…la polvere si alza, l’emozione anche…cos- arriviamo a Sukkur..finalmente liberi.

Ultima cena e ultima notte della strana quadriglia italo tedesca e il giorno dopo si prosegue separati verso Multan a nord.. ad ognuno i suoi cilindri, ad ognuno il suo ritmo

Oggi 18 novembre ci siamo fermati a Rahimyar Khan.. con l-aiuto di sue ragazzi locali, abbiamo trovato con difficoltà un hotel che non ci obbligasse a registrarci alla polizia per avere l-ennesima la scorta armata..ma meglio non farsi vedere in giro..qualcuno potrebbe chiamare la polizia e ritrovarci di nuovo sotto scorta e l-albergatore nei guai. Eshmir e Rashmir ci portano due tramezzini in hotel.

Adesso a dormire, ma il cilindro lo appoggio sul comodino.

[GRECIA] Controcorrente, visita al Campo Profughi di Vasilika

Ago 25, 2016

Controcorrente sulla Balkan route: a poche decine di chilometri da Salonicco (GR), il campo profughi di Vasilika. Abbiamo incontrato i catalani di EkoProject e l’associazione italiana Mam beyond border, due realtà che lavorano per rendere più sopportabile la vita nel campo ai 1200 rifugiati, di cui centinaia sono bambini.

Qualche settimana fa eravamo a Belgrado e da li abbiamo pubblicato un articolo sulla drammatica situazione in cui stanno vivendo centinaia di profughi nella capitale Serba e siamo entrati negli spazi di Mikstaliste. Si parlava di rotta balcanica paragonandola ad un imbuto, infatti più ci si spinge ad est “controcorrente”, più i numeri dei profughi aumenta. Se in Serbia ci sono circa 4000 profughi, in Grecia si parla di più di 50000 .

Questa la nostra visita al campo di Vasilika:

12 agosto: siamo a Portokali (orange beach), in un luogo meraviglioso sulla costa est di Sithona, il secondo dito della penisola calcidica. Quando cala il sole, suonando sugli scogli vicino al mare cristallino, conosciamo il gruppo di volontari che operano presso il campo di Vasilika, oggi è venerdì e sono nel giorno di pausa. I ragazzi, quasi tutti catalani, ci raccontano che proprio in questi giorni come collettivo Eko stanno aprendo uno spazio autonomo educativo e ricreativo proprio a fianco al campo profughi ufficiale, controllato dai militari greci e gestito da numerose associazioni e ong.

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13 agosto: La mattina successiva copro i 130 km che mi separano da Vasilika e riconosco il campo e i suoi enormi capannoni industriali dalla strada grazie alle foto viste ieri dai volontari. Appena parcheggiata la star, proprio all’ingresso del campo,un ragazzo ad un tavolino di plastica colmo di barattoli di caffè solubile, mi invita a provare il suo frappè al caffè. Lui è Mahmud, Siriano di Aleppo, come la maggior parte qui al campo; mi racconta di aver lavorato in una caffetteria nel centro della sua città, ma ora “problem in Aleppo”, mi racconta della sua città caduta sotto le bombe e i colpi di granata. Mentre sto bevendo il frappè ricolmo di schiuma, un altro ragazzo si offre di accompagnarmi allo spazio di Eko “dagli spagnoli”(che non me ne vogliano i catalani) mi dice, perchè qui i militari non ti fanno entrare..

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A circa 100 metri di distanza dal campo, lo spazio Eko è all’interno di un giardino di un’abitazione privata. Decine di ragazzi sono impegnati a costruire nuovi capannoni, a creare collegamenti elettrici, a gestire i bambini arrivati dal campo.

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C’è frenesia, infatti proprio oggi si da il via alle attività del nuovo spazio Eko . C’è una zona gioco all’aperto e una coperta, un tendone dove verranno fatte attività per le donne, una scuola, una biblioteca e due spazi ancora in costruzione, uno spazio per adolescenti e la cucina.

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14 agosto: arrivato al campo, mentre sto bevendo l’ennesimo freppè di Mohammed per rifocillarmi dopo essermi perso nelle campagne nei dintorni di Vasilika, le guardie del campo mi chiamano.. “Hey vespaman! Came here!”. Mi chiedono del viaggio in Vietnam e mi chiedono pareri sulle maggiori marche di moto italiane.. fingo di saperne qualcosa, dico di conoscere l’associazione Mam Beyond Borders e vorrei visitare il campo, alla fine mi concedono di entrare.

Nello spazio esterno c’è un capannone dove vengono svolte attività ricreative ed educative e distribuiti i pranzi. All’interno di capannoni immensi sono piantate centinaia di tende dell’UNHCR.

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DSC_0117Alcuni ospiti del campo mi conducono alla tenda di Hasan, che oltre a fungere da alloggio è un ibrido tra una biblioteca ed una infermeria. Tra i libri c’è anche un irriconoscibile Paulo Cohelo tradotto in arabo. Hasan ad Aleppo,  si occupava del primo soccorso in ambulanza, mi racconta dei devastanti bombardamenti sulla città e delle migliaia di persone soccorse. Nel campo il medico è una presenza poco costante, quindi Hasan è diventato a tutti gli effetti un farmacista, un medico, un formatore. Mentre sono nella sua tenda numerose persone passano per curare piccole infermità. Hasan mi invita a mangiare con la sua famiglia nell’altra tenda. Il cibo distribuito al campo è mediocre, quindi la madre recupera alcuni ingredienti e rimaneggiandoli con sapienza crea pasti dal puro sapore Siriano ad esempio trasformando gommosi panini per hot dog in deliziosi ‘panzerotti’ al formaggio. Finito il pranzo alcune ragazze vengono a chiamare Hasan, stanno aspettando che inizi il suo corso di first aid. Assisto alla lezione e oggi il tema principale è come portare una barella, con tanto di dimostrazione pratica.

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Le persone all’interno del campo, dopo mesi di attesa cercano di ricrearsi una vita, cercando di condurre una vita in uno spazio che è un “non luogo”, dove le condizioni di vita sono al limite, mettendo a disposizione proprie competenze come Asia che continua a fare la parrucchiera, come Mahmud con la sua caffetteria, come Hasan con la farmacia e i corsi di first aid. 

Attraversare i capannoni, è come attraversare un vero e proprio villaggio, i bambini giocano su altalene improvvisate, un uomo si fa la barba davanti alla propria tenda, c’è chi cucina, chi legge, ci sono piccole bancarelle con frutta e verdura.

La capacità di sopravvivenza e di adattamento dell’uomo è grandiosa, ma questo non può portare a pensare che possa un giorno, la vita del campo diventare una vita normale. Le condizioni igieniche rimangono scarse, in questa stagione il caldo può diventare insopportabile e l’inverno insostenibile.

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Nonostante tutti gli sforzi delle realtà che collaborano all’interno del campo per garantire formazione ai più giovani e spazi ludici, pensare che bambini possano crescere all’interno di un campo profughi è aberrante. La vita è fuori dal campo ed esiterà solo quando queste persone potranno arrivare alla loro meta.

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EKO PROJECT nasce dall’esperienza del campo autogestito Eko, vicino ad Idomeni, sgomberato qualche mese fa. Il progetto è completamente catalano, ma accetta volontari da tutto il mondo. L’approccio di Eko è differente dalle associazioni che lavorano all’interno del campo, infatti la gestione dello spazio è fuori dal terreno del campo ufficiale ed è completamente autogestito ed indipendente. L’indipendenza di Eko gli permette di muoversi veloci nella costruzione del progetto, senza dover richiedere permessi e scendere a compromessi con la gestione militare del campo ufficiale, dall’altro lato il campo,fa i conti con la precarietà. Mi ha colpito l’estrema praticità e concretezza di Eko.

Proprio in questi giorni ha aperto il nuovo Spazio Donne gestito da Giada, una ragazza Italiana che da mesi collabora con EKO.

Per saperne di più e seguire gli aggiornamenti del campo guardate sulla loro pagina FB qui sotto.

https://www.facebook.com/Ekommunity/

MAM BEYOND THE BORDER è una associazione italiana che nel campo si occupa di seguire i più piccoli e le madri, mettendo a disposizione anche infermiere ed ostetricie. Il principale compito è quello di assistere le madri in gravidanza fino a dopo il parto, con appoggio medico e psicosociale. MBB all’interno del campo in realtà si occupa di molto altro, come le attività di animazione per i più piccoli o organizzando iniziative culturali.

https://www.facebook.com/MAMbeyondborder/

http://www.mambeyondborders.org/

Altre associazioni collaborano con il campo di Vasilika come: Save the Children, Firdaus e Intervolve

Le realtà che lavorano a Vasilika come negli altri campi necessitano costantemente di volontari, sopratutto da ora che va a terminare la stagione turistica e molti studenti che hanno partecipato ai progetti, tornano nel loro paese. Se volete dare una mano direttamente in loco o attraverso una donazione potete connettervi ai link sopra.

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